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Formazione

SEMPLICITÀ E COMPLESSITÀ: UNO SGUARDO MULTILIVELLO

Corso metodologico per psicologi sui modelli multilevel nella ricerca organizzativa

25 gennaio 2017
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di Alba Civilleri
Assegnista di ricerca del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive.

In molti ambiti disciplinari, e anche nella ricerca organizzativa, si analizzano fenomeni di elevata complessità, in particolare quelli che riguardano le relazioni tra l’individuo ed il contesto in cui si trova. La realtà che un ricercatore osserva può avere delle dimensioni organizzate in struttura gerarchica: la metodologia dei modelli multilivello consente l’analisi di questo tipo di dati

In genere, attraverso i modelli si configurano le relazioni tra le variabili oggetto di studio allo scopo di analizzarne cause e/o effetti. I modelli multilivello vogliono rappresentare proprio la complessità della realtà attraverso una struttura logica, semplificata e parsimoniosa. Essi forniscono una quantificazione ed una predizione della variabilità campionaria dovuta alla struttura gerarchica del campione, come accade per esempio in presenza di gruppi o di osservazioni longitudinali.

Per comprendere il concetto di struttura gerarchica di un fenomeno osservato in una realtà complessa pensiamo, ad esempio, ad uno studente che frequenta una classe, in una data scuola, in un dato distretto (modello gerarchico a quattro livelli, Brown et al, 2001). Le osservazioni individuali degli studenti non sono indipendenti, ma, anzi, legate alla realtà scolastica in cui vivono. In questo caso, gli individui che fanno parte di uno stesso gruppo sono molto più somiglianti tra loro rispetto a quelli di altri gruppi: il livello di formazione può essere simile, le scuole possono attrarre individui appartenenti ad un medesimo background socio-economico o possono manifestarsi gli effetti di alcune politiche locali. Allo stesso modo, ad un livello micro, pensiamo ad un lavoratore, poi al reparto, poi all’organizzazione e al territorio. 

In base ai dati in proprio possesso ed agli obiettivi della propria ricerca, vengono individuati i livelli di osservazione e viene organizzata la struttura in livelli più o meno complessi. In queste strutture gerarchiche possono essere presenti anche misure ripetute e, in questi casi, una stessa variabile è misurata in più di una circostanza per ogni individuo: si tratta delle indagini longitudinali, nelle quali si vuole misurare l’andamento di un fenomeno nel tempo e analizzarne i cambiamenti. Per esempio, in occasione di un corso di formazione per la sicurezza sul lavoro, si vuole osservare il livello di conoscenza sul tema prima del corso (livello 1) e dopo questo (livello 2), per poi misurare l’effetto della formazione nel tempo in lavoratori appartenenti a diversi reparti (livello 3). 

I docenti intervenuti al corso “Introduzione ai Modelli Multilevel nella Ricerca Organizzativa” hanno introdotto il tema dei modelli di analisi multilivello ed hanno guidato i partecipanti attraverso tutti i passaggi di questa, affiancando all’esposizione teorica dei concetti base l’applicazione pratica degli stessi e l’interpretazione dei risultati. Il corso ha visto la partecipazione attiva di 25 persone, tra dottorandi e assegnisti di ricerca di area psicologica provenienti da tutta Italia.

Il corso “Introduzione ai Modelli Multilevel nella Ricerca Organizzativa”, organizzato dal Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento con il patrocinio AIP – Associazione Italiana di Psicologia ed in collaborazione con Università di Roma “La Sapienza”, si è svolto il 19 e 20 gennaio presso Palazzo Istruzione (Rovereto). Responsabili scientifici: Franco Fraccaroli, professore ordinario presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento, Guido Alessandri, professore associato presso il Dipartimento di Psicologia, Università di Roma “La Sapienza”, e Antonio Zuffianò, University Lecturer presso la Liverpool Hope University.