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Formazione

LA RICERCA CON CELLULE STAMINALI: SCIENZA E DIRITTI IN DIALOGO

Come le scoperte scientifiche e il diritto avanzano insieme

10 aprile 2017
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di Luciano Conti e Simone Penasa
L. Conti è professore associato presso il Centro per la Biologia Integrata, S. Penasa è ricercatore presso la Facoltà di Giurisprudenza e membro del gruppo BioDiritto dell'Università di Trento.

Le cellule staminali rappresentano un campo del sapere relativamente nuovo, ma molto promettente e che, per le vaste potenzialità applicative in campo biomedico (a volte già̀ concretizzate ma molto spesso ancora da realizzare appieno), hanno ormai assunto un ruolo importantissimo anche al di fuori dai laboratori di ricerca. Queste cellule sono caratterizzate da una elevata capacità di dividersi e da una spiccata propensione a maturare trasformandosi in tipologie cellulari funzionalmente specializzate. Esse, seppur con proprietà o “potenzialità” differenti, sono presenti nell’embrione e nell’organismo adulto dove svolgono funzioni importanti per la costruzione, il mantenimento e la riparazione dei tessuti e degli organi: è proprio a queste competenze che la ricerca e la medicina rigenerativa guardano con attenzione, con l’intento di implementarne le capacità e sfruttarle per scopi terapeutici.

Tuttavia, se le loro potenzialità creano grosso interesse ed aspettative di cura, a suscitare molta agitazione nell’opinione pubblica è la loro provenienza, poiché alcune di esse, quelle con le potenzialità più elevata, vengono ricavate da embrioni. È possibile individuare nel 1998, la data in cui James Thomson pubblica per la prima volta l’ottenimento di cellule staminali embrionali umane a partire da blastocisti sovrannumerarie, come il momento chiave di questo processo mediatico. Prima di allora in pochi si erano interrogati su cosa fosse una blastocisti (l’embrione di 1-2 millimetri e che si viene a formare tra il 5 ed il 7 giorno dopo la fecondazione), dalla quale il team di Thomson isola, mediante un procedimento che comporta la disgregazione della blastocisti stessa, le cellule staminali embrionali umane. Da qui infatti partono una serie di problematiche relative all’utilizzo di blastocisti umane che hanno diviso e dividono non solo l’opinione pubblica, ma anche religiosi, politici, medici e ricercatori. 

A tale dibattito non è estraneo il diritto, che negli ultimi anni – alla luce dell’incedere costante delle scoperte tecnico-scientifiche in tale campo – è stato costantemente interrogato rispetto alla legittimità della ricerca che preveda l’utilizzo di cellule staminali derivate da embrioni. Cosa si intende per embrione e quale livello di tutela deve essere riconosciuto a tale entità biologica? La ricerca con cellule staminali embrionali è ammissibile? Ed eventualmente, a quali condizioni e in quali casi? Rispetto alla prima questione – cosa sia un embrione per il diritto – è difficile trovare una risposta univoca, anche perché non esiste una definizione comune a tutti gli Stati, né ve ne sono a livello europeo o internazionale. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nel decidere sulla brevettabilità di invenzioni a carattere diagnostico-terapeutico basate sulla ricerca con cellule staminali embrionali, ha proposto una “propria” definizione di embrione, nella quale viene ricompreso anche l’ovulo non fecondato che abbia la capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano. 

Dal punto di vista della ricerca con cellule staminali embrionali, come riconosciuto anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la tendenza a livello europeo è quella di una ammissibilità “condizionata” di tale attività. Se in Italia la legge 40 vieta espressamente qualsiasi ricerca e sperimentazione sugli embrioni (non colpendo però l’importazione di linee cellulari staminali di origine embrionale dall’estero), e tale orientamento è stato recentemente avallato dalla Corte costituzionale, che ne ha affermato la legittimità costituzionale, l’approccio prevalente a livello europeo sembra andare nella direzione di un modello – seppur variegato nelle sue specifiche caratteristiche e nei limiti imposti da ciascuno Stato – a tendenza permissiva, all’interno del quale si può prevedere l’utilizzo di embrioni sovrannumerari previa autorizzazione di una autorità indipendente nazionale (ad esempio Spagna e Francia) con divieto di creazione di embrioni a esclusivo scopo di ricerca (ad eccezione di Regno Unito, Portogallo e Belgio) o l’importazione di cellule staminali embrionali dall’estero (Germania). 

La risposta del diritto è quindi differenziata e plurale, ma la tendenza è quella di tentare di raggiungere un ragionevole e dinamico equilibrio tra tutte le esigenze di protezione che entrano inevitabilmente in gioco in tale ambito, la libertà della ricerca, la promozione della salute e la tutela dell’embrione, dovendo tenere necessariamente conto della continua evoluzione delle possibilità tecnico-scientifiche e del sentire sociale su tali temi. Lo stabilirsi di un dialogo costante è fondamentale in quanto la scienza è un campo che procede veloce nel perfezionare metodologie e nello sviluppare vie alternative ed eticamente sostenibili. È infatti del 2006 la scoperta, da parte dello scienziato giapponese Shinya Yamanaka (Premio Nobel per la medicina nel 2012), delle cellule iPS, le cosiddette “cellule staminali pluripotenti indotte”, basandosi sulle conoscenze accumulate dagli studi condotti sulle cellule staminali embrionali. Le cellule iPS, possiedono caratteristiche simili alle staminali embrionali ottenute dalle blastocisti, e sono prodotte in laboratorio mediante la tecnica della riprogrammazione partendo da cellule adulte specializzate (quali ad esempio le cellule del sangue), eliminando di fatto gli interrogativi etici derivanti dall’utilizzo degli embrioni umani. Tuttavia, la ricerca sulle cellule staminali embrionali è ancora necessaria per effettuare un confronto approfondito con le cellule iPS al fine di capire il grado di equivalenza tra le due tipologie cellulari.

Gli Incontri interdipartimentali di Biodiritto 2017 (dal 7 marzo all'8 maggio) sono organizzati congiuntamente dalla Facoltà di Giurisprudenza, dal Dipartimento di Lettere e Filosofia e dal CIBIO (Centro per la Biologia Integrata) dell’Università di Trento. L'incontro con Luciano Conti dal titolo "La ricerca con cellule staminali: scienza e diritto in dialogo" si è svolto il 27 marzo presso il CIBIO.