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Internazionale

EUROPA E STATI UNITI NEGLI ANNI DI OBAMA

Lectio magistralis del professor Mario Del Pero di SciencesPo–Parigi, ospite della Scuola di Studi Internazionali

13 gennaio 2017
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di Umberto Tulli
Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia e collaboratore della Scuola di Studi Internazionali dell'Università di Trento.

C'è un paradosso nelle relazioni euro-americane negli anni di presidenza di Obama. Questo si manifesta nella tensione tra la marginalità del Vecchio Continente nelle gerarchie geopolitiche degli Stati Uniti e la persistente infatuazione europea nei confronti del quarantaquattresimo presidente americano. È questo, in estrema sintesi, il nocciolo della Targetti Lecture 2016 della Scuola di Studi Internazionali tenuta da Mario Del Pero, professore di storia internazionale a SciencesPo–Parigi.

Vari fattori hanno spinto verso una riduzione dell'importanza dell'Europa nell'agenda di Washington, tra cui il primato della politica interna su quella internazionale (prima con la crisi economica e dopo con la gestione delle riforme di Obama); le risorse sempre più limitate degli Usa; il fatto che l'Europa sia un continente stabile, sostanzialmente pacificato e privo di minacce per la sicurezza americana; la volontà americana di rifocalizzare attenzione e impegno verso l’Asia e l’Estremo Oriente. E in effetti, quella di Obama ha costituito, sin dai primi momenti, una strategia proiettata verso il Pacifico, verso le sue interdipendenze e verso le sue (potenziali) minacce. La stessa biografia di Obama, come ha ricordato più volte lo stesso Presidente, è quella di un uomo del Pacifico, attento a cogliere gli elementi di dinamismo e vitalità che provengono dall'Asia. 

Eppure, le relazioni tra Stati Uniti ed Europa restano, in termini economici, politici, strategici, culturali, oltre che identitari, quelle più profonde e istituzionalizzate, ed Obama gode ancora oggi di alti livelli di popolarità nell'opinione pubblica europea. Una vera e propria "Obamania", acritica e talvolta contraddittoria, che attinge ad elementi diversi. 

In primo luogo, il discorso di politica estera sviluppato da Obama è stato segnato da parole d'ordine improntate al multilateralismo, all'inclusione, alla moderazione. Parole d'ordine distanti dal militarismo, dall'unilateralismo e dalla visione imperiale della precedente amministrazione Bush. 

Ciò ci porta al secondo elemento: l'alterità e le alternative, ovvero chi Obama non è. Obama è ben diverso dal suo predecessore, George W. Bush, e dal suo successore, Donald Trump, entrambi repubblicani ed entrambi malvisti in Europa. Così come non è neanche uno di quei leader europei, oggi sempre più criticati per le scelte all'insegna dell'austerità economica degli ultimi anni. 

Terzo, la distanza. Il mito di Obama in Europa è falsato dalla distanza, geografica e politica, tra Stati Uniti ed Europa. L'Obama cui gli europei guardano è quello dello “Yes, we can” della campagna elettorale del 2008, della riforma sanitaria del 2010 (Obamacare), della fine dell'occupazione militare in Iraq, degli stimoli neokeynesiani all'economia, dei recenti accordi di Parigi contro il cambiamento climatico.

Di Obama gli europei non vedono come sia stato costretto a negoziare quotidianamente con un Congresso saldamente in mano ai Repubblicani, ostile alle proposte della Casa Bianca, capace di modificare l'attuazione delle proposte del Presidente. Ancor meno, gli europei hanno seguito il dibattito sull'uso dei droni nella lotta contro i terroristi, un dibattito che solleva importanti questioni legali, politiche ed etiche e che ha messo il Presidente degli Usa sul banco degli imputati.

Infine, se le due gravi crisi che negli anni di presidenza di Obama hanno coinvolto Europa e Stati Uniti – quella economico-finanziaria e quella ucraina – hanno causato tensioni tra le sponde dell'Atlantico, hanno anche proiettato un'immagine positiva e dinamica di Obama e, per certi versi, ridato centralità allo scacchiere europeo nell'agenda di Washington. A dimostrazione, in ultimo, di un’interdipendenza globale della quale l’Europa e le relazioni transatlantiche continuano a costituire elementi fondamentali anche per gli Stati Uniti.

"America's First Pacific President? US-European Relations under Barack Obama." è il titolo della lectio magistralis tenuta lo scorso 14 dicembre dal professor Mario Del Pero dell’Institut d'Etudes Politiques de Paris - SciencesPo.