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Internazionale

GIUSTIZIA RIPARATIVA: PUNTO D'INCONTRO TRA VITTIMA E COLPEVOLE

Il tema al centro di un convegno internazionale promosso dalla Facoltà di Giurisprudenza di Trento

9 febbraio 2017
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di Elena Mattevi
Assegnista di ricerca in diritto penale presso l’Università di Trento.

Per avvicinarsi al tema della giustizia riparativa o Restorative Justice, come viene chiamata nel dibattito internazionale – è necessario uno sforzo di comprensione preliminare, perché essa, pur interessando da vicino il diritto e la giustizia penale, punta l’attenzione sulla riparazione dell’offesa arrecata alle vittime del reato. Tale riparazione, realizzabile tramite azioni positive, è da intendersi non solo in una prospettiva compensatoria e di indennizzo, ma anche come la possibilità per vittima e reo di progettare in modo condiviso un agire responsabile per il futuro. La giustizia riparativa rappresenta un modello di giustizia multiforme, entro il quale si collocano anche i vari processi di mediazione penale.

Nel corso del Novecento, la Restorative Justice si è imposta all’attenzione del dibattito scientifico internazionale grazie ai contributi di discipline molto diverse tra loro: tra queste la vittimologia, che ha portato alla riscoperta del ruolo delle vittime sia nella fase genetica del reato che nella declinazione delle risposte sanzionatorie, ma anche le correnti di pensiero riconducibili all’abolizionismo penale e, infine, alcuni studi di antropologia giuridica sulle modalità di soluzione dei conflitti nelle comunità semplici. L’interesse per il tema si è fatto più vivo anche nel nostro Paese, ed anzi ha assunto rilievo nel momento in cui si è cominciata ad avvertire la crisi della “moderna penalità”, ancora incentrata sul carcere come unica risposta adeguata al reato; una crisi determinata soprattutto dai fenomeni di ipercriminalizzazione e dal conseguente sovraffollamento carcerario, che ben conosciamo.

Per meglio inquadrare la Restorative Justice può essere utile richiamare la distinzione che è stata operata nella Risoluzione del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC Resolution 2002/12), concernente i principi base nell’uso dei programmi di giustizia riparativa in materia penale tra processo riparativo ed esito riparativo. I processi riparativi sono i percorsi in cui la vittima, il reo e, dove è opportuno, ogni altro individuo o membro della comunità che abbia subito le conseguenze di un reato partecipano insieme e attivamente alla risoluzione delle questioni sorte con l’illecito penale, generalmente con l’aiuto di un facilitatore. Tra gli esiti riparativi consensualmente raggiunti sono indicati risposte e programmi quali la riparazione, le restituzioni e le attività socialmente utili aventi lo scopo, da un lato, di corrispondere ai bisogni individuali e collettivi e alle responsabilità delle parti, dall’altro, di realizzare la reintegrazione della vittima e del colpevole. 

Il quadro che emerge dai contributi scientifici internazionali in materia è molto complesso e articolato. È difficile riuscire a ricostruire una definizione condivisa di Restorative Justice, ma, senza irrigidire eccessivamente le differenze, è possibile individuare, nei diversi approcci, alcuni elementi comuni o istanze–chiave che rappresentano un ideale luogo di convergenza delle diverse prospettive. In questo paradigma, al binomio reato-pena viene sostituito il binomio conflitto-riparazione. Visto attraverso le lenti della giustizia riparativa, infatti, l’illecito penale non è soltanto l’offesa di un bene giuridico protetto dall’ordinamento o, ancora più astrattamente, la violazione di una norma penale, ma è anche, e innanzitutto, interazione. Si tratta, dunque, di un’offesa arrecata a un soggetto, la quale ha origine all’interno di un conflitto o comunque lo provoca, in quanto rompe una relazione: la conseguente forma di giustizia può essere, quindi, definita relazionale e riporta l’uomo nel diritto e al centro del diritto. 

Una questione di grande attualità in materia, dibattuta nel convegno del 20 e 21 gennaio, attiene alla possibilità di considerare l’accesso ai servizi di giustizia riparativa come un vero e proprio diritto per la vittima. La discussione si è imposta a seguito dell’emanazione della Direttiva 2012/29/UE – contenente norme minime in materie di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato – che parte proprio dal presupposto per il quale il reato non è solo un torto alla società ma anche una violazione dei diritti individuali delle vittime.

Il convegno internazionale “Giustizia riparativa: responsabilità, partecipazione, riparazione”, organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, in collaborazione con la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, ha visto la presenza di numerosi ospiti internazionali e nazionali di spicco, come Ivo Aertsen, professore di criminologia presso l’Université Catholique de Louvain, Frieder Dünkel, professore emerito di criminologia presso la Ernst Moritz Arndt Universitӓt Greifswald, Michael Kilchling, ricercatore presso il Max Planck Institut für ausländisches und internationales Strafrecht e Grazia Mannozzi, professoressa di diritto penale presso l’Università dell’Insubria e direttrice del Centro di ricerca "Centro Studi sulla giustizia riparativa e la mediazione" – CeSGReM. Responsabili scientifici: Gabriele Fornasari e Elena Mattevi.