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Ricerca

Allenare la memoria per un invecchiamento attivo

Un progetto sulle strategie per migliorare la cognizione nelle persone anziane. Ce ne parla Sara Assecondi, ricercatrice al CIMeC

11 marzo 2021
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di Sonia Caset
Lavora presso la Direzione Comunicazione e Relazioni Esterne

Ad agosto Sara Assecondi è rientrata dal Regno Unito per collaborare con il Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento al progetto “Strategie per migliorare la cognizione negli anziani”, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Dottoressa Assecondi, di cosa si occupava all’Università di Birmingham e perché ha deciso di tornare in Italia? 
   
Sono arrivata a Birmingham nel 2011 come research fellow presso il centro di immagini funzionali per occuparmi di sviluppo di tecniche di integrazione di dati elettroencefalografici e di risonanza magnetica. Dopo circa due anni, come mamma di due bambine, ho preso una pausa dalla ricerca. A fine 2015 sono ritornata in Università a Birmingham, in un gruppo che si occupa di memoria di lavoro. Lì ho spostato i miei interessi da un punto di vista metodologico e ingegneristico verso un approccio più neurocognitivo. Sara Assecondi

Ho deciso di tornare in Italia per una concomitanza di motivi personali e lavorativi: le nostre famiglie sono in Italia, e con due bambine piccole abbiamo ritenuto importante dare loro l’opportunità di stare un po’ più vicino ai nonni (anche se il Covid ha reso questa via poco percorribile per il momento). Dal punto di vista lavorativo, ci si è presentata un’opportunità interessante. Rientrata come ricercatrice di tipo A, ora faccio parte del CIMeC  nel contesto del progetto strategico di Ateneo “Reversing Age and Resilience in the Elderly” (Invertire l’età e la resilienza negli anziani) RARE-Net  diretto dalla professoressa Veronica Mazza e del progetto “Strategie per migliorare la cognizione negli anziani”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Quali sono le strategie per migliorare la cognizione nelle persone anziane e cosa significa invertirne l'età e la resilienza? 

Io mi occupo in particolare della memoria di lavoro, quella che usiamo per ricordare e manipolare informazioni. È una funzione cognitiva di base sui cui poggiano altre funzioni cognitive cruciali nella vita quotidiana. Immaginiamo di andare al supermercato. Passando tra le corsie dobbiamo mentalmente cancellare dalla lista della spesa gli oggetti messi nel carrello e aggiornare l’elenco di quelli che ancora mancano. Oppure, a metà giornata, supponiamo di dover ricordare quali medicine abbiamo preso e quali ancora dobbiamo assumere. Questi sono esempi di come funziona la memoria di lavoro. I nostri protocolli di esercizi cognitivi e stimolazione mirano al suo potenziamento con l’obiettivo che il miglioramento influisca anche su altre capacità cognitive. Questo ci renderebbe autonomi nel fare la spesa, nel prendere le medicine di cui abbiamo bisogno, ci consentirebbe allo stesso tempo di vivere in modo indipendente, di fare sport e socializzare, di integrarci con la società. Tutti aspetti che, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (* WHO, Decade of Healthy Ageing 2020 – 2030), favoriscono l’invecchiamento sano. 

Lo scopo di RARE-Net-net è proprio questo: creare e testare protocolli che supportino le persone anziane nello sviluppare le risorse necessarie a portare avanti un invecchiamento sano, che permetta loro di partecipare attivamente alla società. Per questo riteniamo importante presentare al pubblico quello che facciamo, rapportandolo agli effetti che i nostri interventi possono avere, anche indirettamente, sulla vita quotidiana. L’idea è di portare “la scienza in casa” e trovare un linguaggio comune tra chi fa ricerca e le persone che potrebbero beneficiare maggiormente della nostra ricerca.

Ci può parlare degli strumenti e dei metodi che adotta nel suo lavoro?

Data la mia formazione in Ingegneria biomedica, mi sono sempre occupata in generale di analisi di segnali, in particolare di segnali cerebrali, o elettroencefalogramma.

Recentemente ho iniziato a usare tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, per favorire la capacità del cervello di adattarsi e rispondere alle esigenze dell’ambiente esterno. Al CIMeC affianchiamo la neurostimolazione non invasiva a esercizi cognitivi adattati alle difficoltà di memoria delle persone, mentre con l’elettroencefalogramma misuriamo quali cambiamenti avvengono a livello cerebrale in risposta ai nostri protocolli. Una caratteristica importante di questi esercizi è che sono il risultato di anni di studi sulla memoria, non solo nostri ma di tutta la comunità scientifica.

Il CIMeC mette a disposizione di noi ricercatori e ricercatrici strutture all’avanguardia sia per la registrazione di attività cerebrale, come i Laboratori di psicologia sperimentale EPL a Rovereto, coordinati dalla professoressa Veronica Mazza, sia per l’uso di tecniche di stimolazione non invasive, come il Laboratorio di stimolazione transcranica cerebrale TBS a Matterello, coordinato dal professor Carlo Miniussi.

Come incide la pandemia in atto sulla resilienza delle persone anziane e come condiziona il vostro modo di portare avanti la ricerca? 

La pandemia ha avuto un forte impatto sulla ricerca in generale, in particolare su quella svolta in laboratorio. I nostri studi in collaborazione con gli ospedali sono stati momentaneamente sospesi, per reindirizzare, giustamente, risorse ad attività più urgenti. È più difficile organizzare studi ‘in presenza’ con volontari in laboratorio, specialmente nel nostro caso, in cui lavoriamo con la fascia di popolazione anziana, particolarmente a rischio, nonostante l’Università segua protocolli rigorosi di sicurezza Covid. Le persone anziane si sono ritrovate molto più isolate e, sebbene la nostra ricerca non si occupi direttamente di questi aspetti, è chiaro che l’isolamento ha un impatto negativo. 

La pandemia ci costringe a rivedere il modo in cui facciamo ricerca e questo può avere anche implicazioni positive. Nella speranza di riprendere i test in laboratorio, stiamo cercando soluzioni alternative alle limitazioni trasferendo, per quanto possibile, i nostri studi in rete. Lo sviluppo di test che possono essere svolti online ci permetterà in futuro di raggiungere una fascia più ampia ed eterogenea della popolazione, e, di conseguenza, dare maggiore solidità ai nostri risultati.