Centro di Biologia Integrata (CIBIO), foto archivio Università di Trento.

Ricerca

INDIVIDUARE E CURARE TUMORI ALLO STADIO PRECOCE

Una ricerca di dottorato sul tumore alla prostata

14 luglio 2017
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di Veronica Foletto
dottoranda in Scienze biomolecolari presso the Armenise-Harvard Laboratory of Cancer Biology & Genetics, CIBIO, Università di Trento.

Sono sempre stata particolarmente affascinata dalle materie scientifiche, specialmente dalla biologia, alla fine del liceo ho deciso di seguire questa passione. Mi sono quindi iscritta al corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie biomolecolari dell’Università di Trento e, successivamente, sono partita per i Paesi Bassi, dove ho frequentato i due anni di laurea magistrale in Cancer, Stem Cells and Developmental Biology all’Università di Utrecht. Queste esperienze di studio mi hanno fatto innamorare ancor di piú delle biotecnologie, oltre a farmi capire la loro incredibile importanza per il benessere della nostra società, in particolare per quando riguarda la cura di malattie per le quali ancora oggi esistono scarsi e insufficienti rimedi come, ad esempio, il cancro.

Sto ora svolgendo il dottorato al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento. Qui, sono presenti piú di 30 laboratori di ricerca che studiano e collaborano per scoprire ciò che ancora è sconosciuto, inesplorato in diversi ambiti delle scienze della vita: dalla microbiologia alla biologia cellulare e molecolare, dalla neurobiologia alla biologia dei tumori. La ricerca condotta nel mio laboratorio si focalizza sullo studio dei meccanismi che portano allo sviluppo del cancro alla prostata. Capire quali mutazioni del DNA fanno sí che una cellula di tessuto sano si trasformi in cellula maligna e inizi a proliferare incontrollatamente, iniziando il processo di tumorigenesi, è priorità per la successiva ideazione di strategie di trattamento.

Il tumore alla prostata è tra i più diffusi nella popolazione maschile. Fattori di rischio sia genetici che ambientali (stile di vita, etnia, età) ne influenzano l’insorgenza. Inizialmente, il tumore alla prostata si sviluppa in regioni localizzate della ghiandola prostatica (tumore primario). Mano a mano che la massa tumorale si espande e assume capacità invasive e migratorie, colonizza distretti più distali formando metastasi, in particolare in linfonodi e ossa. La conoscenza dei meccanismi molecolari alla base di tale trasformazione è limitata e, ad oggi, non esiste cura efficace per le forme più aggressive di tumore alla prostata. Se, invece, sapessimo individuare tale tumore quando è ancora a stadi precoci, confinato nella ghiandola prostatica, avremmo più possibilità di curare pazienti tramite comuni trattamenti come la prostatectomia, radioterapia o brachiterapia. Al giorno d’oggi però, vista la scarsa affidabilità degli strumenti di prognosi utilizzati in clinica (e.g. test del PSA), purtroppo non è semplice identificare pazienti affetti da stadi iniziali di tumore alla prostata.

Scopo del mio progetto di dottorato è individuare biomarcatori e bersagli molecolari che consentano di riconoscere e trattare in modo precoce e accurato l’insorgere del tumore alla prostata. Per fare ció, utilizzo modelli di studio in vitro, noti come “organoidi”. Questi rappresentano il più recente avanzamento tecnologico per quanto riguarda la cultura di cellule in tre dimensioni. Per i miei esperimenti, stabilisco culture di organoidi partendo da cellule epiteliali isolate da tessuto di prostata di topo. Queste vengono poi incapsulate in una matrice di idrogel e alimentate con specifici nutrienti, che favoriscono la loro proliferazione e l’assemblaggio in strutture 3D, altamente fedeli all’organizzazione fisiologica del tessuto. Tramite analisi molecolari dettagliate su modelli di organoidi prostatici, il mio laboratorio si sta impegnando per colmare alcune delle lacune ancora presenti nella comprensione di tale tumore.