Le torri di Watts a Los Angeles

Storie

LE TORRI DI WATTS A LOS ANGELES

Una conferenza sull'opera d’arte di Sabato Rodia, emigrato italiano in America

21 giugno 2016
Versione stampabile
di Serenella Baggio e Luisa Del Giudice
Rispettivamente professoressa Associata del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento e ricercatrice indipendente dell'University of California, Los Angeles (UCLA).

Le Watts Towers di Los Angeles, opera di Sabato Rodia, sono uno tra i più straordinari casi di outsider art: offrono non solo l’evidenza di un’opera d’arte ora candidata a entrare nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco, ma anche l’interesse di una storia individuale nel contesto della migrazione globale, nel nostro caso la diaspora italiana di fine Ottocento. E la storia continua, oggi, in forme di attivismo sociale nel luogo scelto dall’artista popolare.

Sabato (Sam, Simon) Rodia nasce nella provincia d’Avellino nel 1879 e quattordicenne viene mandato in America. Farà il minatore, poi una vita da vagabondo esercitando tra gli altri il mestiere del piastrellista; l’arte, legata ad un progetto sociale utopico, sarà il suo riscatto. Nel 1919 acquista a Watts, quartiere multietnico di Los Angeles, un pezzo di terra triangolare su cui costruisce dal ’21 al ’54 qualcosa di mai visto al mondo: un complesso di torri, barca, fontane, forni, vasche e strutture varie che intitola Nuestro Pueblo (‘nostro paese, nostro popolo’). I materiali decorativi che incastona nel cemento li raccoglie per strada, sui binari, in riva al mare: vetro colorato di bottiglie scartate, pezzi di ceramica, piatti, pietre, conchiglie, materiale povero che ricicla. Sperimenta forme, colori, impasti e tecniche di costruzione, riusando cemento e ferro. Poi abbandona la sua opera nel ’54. Non rivedrà mai più le sue Torri.

Anni dopo un giovane studente di cinema, William Cartwright, scopre le Torri e le compra, proprio quando l’amministrazione comunale ne ha deciso la demolizione per ragioni di sicurezza. Si costituisce un comitato cittadino per la loro salvaguardia. Uno stress test spettacolare ad opera di un ingegnere aerospaziale della NASA sorprendentemente verifica la saldezza delle strutture. Nasce un centro d’arte, il Watts Towers Arts Center, che ancora oggi è un vanto del quartiere, un luogo di aggregazione, e offre istruzione gratuita ad una comunità assai povera. Quando scoppiano le sommosse di Watts (Watts Riots/Rebellion) nel 1965, con violenze a persone e proprietà, a pochi isolati dalle Torri, il monumento non viene in alcun modo danneggiato perché le Watts Towers sono viste come un bene comune.

Intorno al concetto di “bene comune” si è continuato ad operare negli ultimi anni, attraverso la Watts Towers Common Ground Initiative, promuovendo convegni internazionali e svolgendo un’attività che mira a raccogliere e condividere le varie narrative intorno al monumento: quella della Black Arts Movement che vede nel centro d’arte l’espressione della creatività della Los Angeles nera; quella dei migranti che vedono in Rodia la sintesi di integrazione e realizzazione personale; o quella di una Los Angeles di tutti gli esclusi che richiedono attenzione, riconoscimento, risorse economiche. Ma si è provato anche a ricostruire i modelli culturali di Rodia, che vanno cercati nel nostro folklore meridionale, probabilmente nelle architetture effimere della festa dei Gigli di Nola. Troppo poco si studia l’arte degli immigrati italiani, riflesso di un immaginario popolare che prende le forme di campanili, barche, torri e crede nel mito dell’America terra dove l’oro si trova per strada.

Rodia aveva ideato le Watts Towers come una grande macchina da festa e invitava tutti ad entrare e a godere: «I build the tower. People like. Everybody come» (dal film di E. Byer e B. Landler, I Build the Tower). E ancor oggi le Torri sono luogo di eventi musicali, soprattutto festival di jazz. E proprio Rodia appare sulla copertina di un disco dei Beatles (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band) accanto a Bob Dylan e Karl Marx.

Della vita e dell'opera di Sabato Rodia si è parlato nella conferenza “Le Torri di Watts. Capolavoro solitario di un emigrato italiano a Los Angeles”. L'evento si è svolto il 25 maggio presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Responsabile scientifico la professoressa Serenella Baggio. 
Ospite della conferenza la ricercatrice Luisa Del Giudice, nota a livello internazionale per le sue ricerche sulla cultura popolare, l’etnologia e la storia orale italiana, italo-americana e canadese. Luisa Del Giudice è coordinatrice del Watts Towers Common Ground Initiative.