Credits: #51668243 | @Comugnero Silvana, fotolia.com

Vita universitaria

APPRENDERE IN MODO DIFFERENTE

Disturbi specifici dell'apprendimento e università: esperienze in UniTrento

28 ottobre 2016
Versione stampabile
di Paola Venuti e Antonella Ammirati
Rispettivamente docente di Psicopatologia clinica-responsabile ODFLab e psicologa ODFlab, Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università di Trento.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA sono disturbi che riguardano la velocità e l'accuratezza dei processi di apprendimento delle abilità di base di lettura, scrittura e calcolo a fronte di un’intelligenza nella norma (o superiore) per età. Chi ha un DSA è in grado di leggere, scrivere e far di conto ma, siccome queste abilità non raggiungono mai il livello di automatizzazione, richiedono alla persona maggior dispendio di risorse attentive incrementando l’affaticamento, la perdita di concentrazione e la necessità di tempi più lunghi per rispondere alle richieste. 

Prima della legge 170/2010, che riconosce e garantisce il diritto allo studio degli studenti con DSA, questi erano spesso confusi come persone con scarsa motivazione, pigrizia e mancanza di esercizio. Molto spesso, invece, questi studenti riportano l’esperienza di non raggiungere mai i risultati attesi nonostante il forte impegno. La ripetizione di questo vissuto può portare a sentimenti di bassa autostima con il rischio di abbandono del percorso scolastico. 

La Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati, ICD 10, individua quattro forme di DSA, che spesso si presentano associati. La Dislessia è il disturbo più conosciuto e riguarda l’incapacità di leggere in modo corretto e/o fluente. I disturbi specifici della scrittura possono riguardare la componente di correttezza ortografica e formale (Disortografia) oppure l’aspetto grafo–motorio e di organizzazione visuo–spaziale (Disgrafia). La Discalculia, invece, è il disturbo specifico della cognizione numerica e/o delle abilità di calcolo. La prevalenza dei DSA nella popolazione in età evolutiva oscilla dal 3% al 5%.

I DSA si inseriscono all’interno dei disturbi del neurosviluppo, non si configurano come un deficit o una mancanza ma riflettono una diversa organizzazione neurobiologica dovuta a cause genetiche. Investono l’arco della vita della persona, si possono diagnosticare a partire dagli 8 anni ma, in relazione alle caratteristiche del disturbo, alle risorse interne e all’esperienza di vita della persona, così come a fattori ambientali (ad esempio identificazione precoce e messa a punto di interventi mirati dopo la diagnosi) si manifestano ed evolvono in maniera diversa fino ad una stabilizzazione in età adulta. 

Questi disturbi non sono di per sé una barriera alle attività intellettuali: lo studente con questo profilo necessita di apprendere in modo differente e di imparare strategie efficienti per sostenere il processo di apprendimento. Ciò vuol dire che lo studente con DSA non ha diritto a "sconti" sui contenuti – che è tenuto a conoscere in modo completo come tutti gli altri – ma ha invece diritto ad avere un’organizzazione dello studio e delle prove di profitto (definite in modo chiaro dalla legge 170/2010 e dalle linee guida allegate al DM 5669 del 12 luglio 2011) tale da metterlo in condizioni di poter dimostrare al meglio le competenze acquisite.

Dal 2011 UniTrento ha attivato un servizio specifico per gli studenti con DSA, nato dalla collaborazione tra l’Università, l’Opera Universitaria (Ufficio studenti con disabilità e bisogni speciali) e il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFlab) del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive. 

Lo studente viene accompagnato nel percorso formativo dal momento del test d’ingresso a quello del conseguimento del titolo. La prima accoglienza viene effettuata dal responsabile Ufficio Studenti con disabilità e bisogni speciali, che spiega come si articola il supporto e valuta l’idoneità della certificazione diagnostica (che non deve essere antecedente a 3 anni). Lo studente incontra poi lo psicologo con il quale approfondisce gli elementi clinici emersi dalla relazione diagnostica presentata, la sua storia personale e scolastica, lo stile di apprendimento e il metodo di studio. Tali informazioni sono fondamentali per comprendere quali tra le misure compensative/dispensative previste dalla normativa sono più adatte in base al suo profilo specifico. Queste misure vengono poi formalizzate (per ogni sessione) con lo psicologo e richieste ai docenti dei singoli corsi tramite la mediazione del docente delegato di Dipartimento per gli studenti con disabilità e bisogni speciali, figura che diventa punto di riferimento nella quotidianità accademica.

Su richiesta di alcuni studenti negli ultimi mesi si sta lavorando all’implementazione di una procedura informatizzata per la gestione del supporto, in collaborazione con l’Ufficio Sviluppo Servizi Online di Ateneo. 
Il servizio offre poi la possibilità di aggiornare il proprio profilo mediante un percorso di valutazione diagnostica, un ciclo di incontri di supporto emotivo, il comodato d’uso per gli strumenti compensativi.

Facendo riferimento alla normativa vigente in materia e alle linee guida della Conferenza Nazionale Universitaria Delegati per la Disabilità (CNUDD) l’offerta di UniTrento si pone nell’ottica di una sempre migliore qualificazione del diritto allo studio e della realizzazione di comunità accademiche inclusive. 

Nell’ambito delle iniziative proposte per la Settimana europea della Dislessia, lo scorso 5 ottobre è stato organizzato dall’Università di Trento, da  ODFLab e dall’Opera Universitaria l’incontro pubblico “Disturbi specifici dell'apprendimento e università: esperienze in UniTrento”. L’ODFlab ha attivato uno sportello gratuito di consulenza sul tema in collaborazione con il Centro Studi Erickson ed è intervenuto  all’interno delle iniziative formative promosse dall’Associazione Italiana Dislessia.