Editoriali

Ambiente, il vantaggio delle polemiche

Le controversie come catalizzatori di comunicazione scientifica e fonti di conoscenza locale. Il caso della galleria Adige-Garda

4 marzo 2024
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Sebastiano Piccolroaz
Sebastiano Piccolroaz
ricercatore in idraulica al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica

Le decisioni in materia di gestione ambientale non di rado generano dibattiti accessi tra la popolazione, che talvolta sfociano in polemiche. Ogni polemica è associata a un certo sentimento di disagio e a una condizione di conflittualità. Tuttavia, se assimilate e filtrate, anche le polemiche più vivaci possono essere convertite in un vantaggio per la popolazione e per la comunità scientifica. L’inattesa opportunità può rivelarsi tanto più interessante quanto più una polemica è amplificata dai mezzi di comunicazione. In questi casi, infatti, è possibile tentare di fare leva sulla risonanza mediatica per veicolare informazioni tecnicamente e scientificamente solide su temi importanti o, quantomeno, sentiti. In altri termini, adattando la prospettiva e grazie all’indipendenza e imparzialità che caratterizza il lavoro di ricercatori e ricercatrici, polemiche e dibattiti possono essere visti come efficienti catalizzatori per promuovere la comunicazione scientifica. Spingendosi oltre, talvolta questi possono addirittura rappresentare utili fonti di conoscenza locale (local knowledge): un livello di informazione qualitativa che si dimostra arricchente nel descrivere processi ambientali per i quali la scarsità di dati di monitoraggio o sapere scientifico è controbilanciata da una forte presenza della comunità locale. Infatti, sebbene alcune polemiche possano talvolta distorcere la realtà, esse scaturiscono dalle esperienze o dalle percezioni di individui che sono i diretti testimoni delle conseguenze delle azioni di gestione sul territorio.

Di recente ho espresso queste mie considerazioni anche sul Limnology and Oceanography Bulletin, rivista dell’Association for the Sciences of Limnology and Oceanography (Aslo). Come esempio ho riportato l’apertura della galleria Adige-Garda e i dibattiti che costantemente accompagnano tali manovre.

La galleria, lunga 10 chilometri, è un’importante opera idraulica di protezione civile che ha l’obiettivo di deviare parte del deflusso dal fiume Adige verso il lago di Garda, contribuendo a ridurre il pericolo di alluvionamento della città di Verona durante gli eventi di piena più severi. Dal suo completamento nel 1959, il tunnel è stato aperto una dozzina di volte, alle quali sono da sommare le manovre di manutenzione ordinaria che avvengono a cadenza annuale proprio in questo periodo dell’anno. La recente apertura avvenuta il 31 ottobre 2023 durante la tempesta Ciarán ha scatenato una discussione più intensa del solito sul ruolo della galleria nel trasporto di detriti legnosi e acqua torbida nel lago. È importante chiarire un aspetto: i detriti legnosi non provengono dalla galleria. L’opera è infatti dotata di una griglia all'ingresso e funziona attraverso quattro paratoie con luce a battente. I detriti legnosi provengono essenzialmente dai tributari del lago, in particolare dal fiume Sarca, nonostante questo sia strettamente monitorato durante gli eventi di piena da parte del Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Riva del Garda, che utilizzano speciali reti per contenere e rimuovere il maggior quantitativo possibile di materiale legnoso recapitato nel lago.

Un’immagine satellitare scattata in coda alla tempesta Ciarán, il 4 novembre 2023, mostra un pennacchio torbido entrare nel lago in corrispondenza del fiume Sarca. Tra il 30 ottobre e il 4 novembre, il fiume Sarca ha riversato nel lago circa 37 milioni di metri cubi di acqua, a fronte dei circa 3.6 milioni di metri cubi recapitati dalla galleria nelle 7 ore di attivazione. In questo lasso di tempo, quindi, il volume d’acqua immesso attraverso la galleria è stato il 10% rispetto al contributo del fiume Sarca, che nel momento di acquisizione dell’immagine satellitare stava ancora convogliando acqua torbida. L’immagine mostra inoltre un interessante accumulo di acqua torbida verso la costa occidentale, che in parte motiva perché le principali critiche sull’attivazione della galleria (inclusa un’interpellanza comunale) siano arrivate dai comuni rivieraschi bresciani, come documentato dai numerosi articoli apparsi sui quotidiani locali. Questo è un aspetto affascinante in quanto trova spiegazione in un fenomeno fisico di recente dimostrato dal gruppo di limnologia del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento combinando misure in-situ e modellazione numerica: nonostante la forma stretta del lago (2-3 chilometri nella parte settentrionale), la rotazione terrestre gioca un ruolo chiave nel generare circolazioni secondarie direzionate a destra rispetto al vento, proprio come avviene in laghi più grandi e nell'oceano. Nel periodo considerato, i venti persistenti da nord hanno determinando il trasporto di acque torbide e detriti legnosi verso la costa lombarda e la risalita di acque pulite (upwelling) lungo la costa veneta. Ciò è coerente con la principale provenienza geografica del malcontento, che funge quindi da elemento aggiuntivo di conoscenza locale e arricchisce la comprensione dei fenomeni di trasporto nel lago.

L’attività di ricerca e monitoraggio del Dicam sul lago di Garda copre vari ambiti e in futuro potrebbe concentrarsi anche sulla quantificazione e distinzione dei flussi di nutrienti, inquinanti e materiale biologico recapitati al lago attraverso la galleria e il fiume Sarca. Questo è un tema di rilievo che offre interessanti opportunità per integrare la conoscenza locale e la comprensione scientifica attraverso futuri sforzi collaborativi tra ricercatori e comunità locali, con l’auspicio di attirare l'interesse e il supporto economico delle amministrazioni locali e di creare situazioni vantaggiose per promuovere una migliore conoscenza, comunicazione e protezione di questa importante risorsa naturale.