Pablo Picasso, Girl before a Mirror, 1932 (MoMA, The Museum of Modern Art - New York, USA) - WikiArt.org.

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DONNE TRA DIRITTI DELLO STATO E DIRITTI RELIGIOSI

Conciliare l’appartenenza confessionale con la laicità dello stato nell’attuale società multiculturale europea

7 dicembre 2017
Versione stampabile
di Erminia Camassa
Professoressa della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento.

Quando si è trattato di scegliere un’immagine da inserire nella locandina che anche graficamente desse un’idea dei temi che sarebbero stati affrontati al convegno “Donne e appartenenze confessionali – Tra diritto dello Stato e diritti religiosi”, si è pensato di utilizzare un frammento del più ampio dipinto di Picasso, Femme au miroir, donna allo specchio. L’immagine raffigurata narra di una donna che si guarda allo specchio, vedendovi tuttavia un’immagine distorta e scomposta nella quale lei stessa fatica a riconoscersi e che non sembra più corrispondere alla realtà. 

Allo stesso modo, corrispondono solo in parte alla realtà una serie di stereotipi che da sempre accompagnano il rapporto tra donne e religioni. Lo specchio, che fuor di metafora altro non è che la società, spesso percepisce le donne che si muovono al suo interno in modo diverso e distorto rispetto alle intenzioni delle attrici, talvolta attribuendo a determinati simboli significati assai diversi da quelli di chi li porta, altre interpretando alcuni comportamenti con canoni secolarizzati che non tengono conto del dato religioso, altre ancora giudicando lo statuto delle religioni come discriminatorio o sfavorevole senza però approfondirne l’analisi e lo studio. Le grandi religioni monoteiste, se è indubbio che abbiano almeno in parte, contribuito al miglioramento della condizione femminile, ne hanno al tempo stesso condizionato la vita, giustificando con differenti modalità e motivazioni, il loro ruolo subalterno. Di recente tuttavia, sono sempre più numerose le teologhe appartenenti a confessioni diverse che sostengono e cercano di diffondere una lettura dei testi sacri in un’ottica di genere, evidenziando il messaggio di uguaglianza in questi contenuto e a lungo negato da quella cultura patriarcale che, in tempi non lontani, ha quasi sempre escluso le donne dal mondo del sapere e dall’interpretazione dei testi.

Il momento storico nel quale viviamo è caratterizzato dalla presenza sul territorio europeo di singoli e gruppi minoritari, la cui condotta ispirata a canoni religiosi costituisce il sintomo più evidente dell’avvento di una società ormai post-secolare che dimostra il superamento dell’idea che la fede non abbia più nulla da dire al mondo attuale. In questo quadro le donne sembrano sempre più assumere nella società un ruolo di protagoniste, rivendicando una maggiore visibilità anche all’interno delle comunità religiose e delle gerarchie ecclesiastiche. Obiettivo non sempre facilmente raggiungibile a causa di ostacoli posti in essere da tradizioni interpretative dei testi sacri che, come è emerso durante il Convegno, possono però essere messe in discussione: non è il diritto divino a cambiare, ma è l’uomo che, nel tempo, arriva a comprenderlo meglio, declinando ed interpretando i testi sacri anche in ragione e alla luce delle esigenze sociali emergenti.

Diversi sono gli esempi emersi nel corso delle giornate di studio riguardo a molte delle grandi religioni monoteiste: partendo dalle chiese cristiane che in parte (la anglicana e la protestante), hanno aperto la via del sacerdozio femminile con un iter del tutto peculiare che a tratti ha visto gravi divisioni intestine non del tutto ricomposte, passando per la figura della donna nella religione indù, approdando al ruolo e allo statuto delle fedeli che appartengono alla religione islamica. Si è scelto di delimitare il campo d’indagine ad una prospettiva eminentemente giuridica, partendo dall’analisi del diritto delle religioni che, come ogni altro diritto, mantiene i profili autoritativi tipici di ogni strumento di regolamentazione dei comportamenti umani anche quando si tratta di un diritto “religioso”, categoria per la quale è necessario compiere un’ulteriore specificazione: gli ordinamenti religiosi vivono nella costante tensione tra dimensione mondana e dimensione spirituale, tra dettato divino e, talvolta nuove, esigenze sociali.

Ecco allora che tali diritti attribuiscono sì alla donna determinati obblighi e doveri all’interno della confessione d’appartenenza, ma allo stesso tempo possono confliggere e scontrarsi con il diritto dello Stato e con una società, come quella europea, che va sempre di più affermando l’importanza della neutralità dello spazio pubblico come requisito necessario per il vivre ensemble. Grazie alle relazioni di studiosi provenienti da diverse Università d’Italia e d’Europa sono stati affrontati da un lato il ruolo e lo status della donna all’interno della confessione di riferimento, dall’altro il condizionamento e i dettami che la religione impone alla donna rispetto al “mondo esterno”. 

In particolare, si è parlato del ruolo della donna nelle chiese cristiane, delineandone il ruolo nelle comunità che quello “eventuale” nella gerarchia (non solo di tipo sacramentale, ossia sacerdozio o diaconato, ma anche nel governo vero e proprio degli uffici della Chiesa), confrontando in questo senso chiesa cattolica, ortodossa, anglicana, protestante e avventista. L’analisi del diritto islamico, ha poi permesso di rimettere in discussione i “pregiudizi” tipici nei confronti di questa religione, da un lato partendo dalle nuove interpretazioni dei testi da parte dei movimenti femministi musulmani, dall’altro analizzando precetti come il velo o la poligamia alla luce di dati giuridici, prima che sociali e politici. L’analisi della giurisprudenza delle Corti europee con riferimento alla donna e all’appartenenza confessionale, ha poi completato il quadro, fornendo un’istantanea sui conflitti tra appartenenza religiosa e appartenenza confessionale che vedono le donne come protagoniste, a partire proprio dalle recenti sentenze della Corte di Giustizia e la Corte Europea dei diritti dell’Uomo sulla possibilità di indossare il velo o altri simboli religiosi sul posto di lavoro o nello spazio pubblico. 

La donna riveste un ruolo fondamentale nell’attuale società multiculturale e può svolgerne uno altrettanto importante nel processo di integrazione tra le diverse identità: solo affermandone i diritti (fondamentali) ma conoscendone gli obblighi (religiosi), infatti, sarà possibile compiere reali passi avanti verso una società multireligiosa, caratterizzata da una laicità inclusiva, che metta al riparo dai sempre più frequenti fenomeni di radicalizzazione.

Il convegno “Donne e appartenenze Confessionali. Tra diritto dello Stato e diritti religiosi” è stato organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento e si è svolto il 23 e 24 novembre. Responsabile scientifica: professoressa Erminia Camassa.