Il gruppo dei partecipanti al workshop, foto archivio Università di Trento

Eventi

KNOWLEDGE IN DIVERSITY WORKSHOP

Secondo evento internazionale su tecnologie semantiche e open data

18 dicembre 2014
Versione stampabile
di Vincenzo Maltese ed Enrico Nicoletti
Vincenzo Maltese ed Enrico Nicoletti sono entrambi assegnisti di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione dell’Ateneo.

Venerdì 28 novembre si è chiusa la tre giorni di ricerca e approfondimento sulle tecnologie legate al semantic web. L'evento è stato organizzato dal gruppo di ricerca Knowdive dell'Università degli Studi di Trento, in collaborazione con ITPAR (India-Trento Programme for Advanced Research). Vi hanno preso parte ospiti internazionali provenienti da sedici Paesi tra cui Italia, India, Mongolia, Cina, Russia e Stati Uniti. L'evento di Trento segue la prima edizione tenutasi lo scorso anno a Bangalore (India).
Il workshop ha riunito professionisti provenienti da diversi ambiti quali quello accademico, aziendale e governativo dei Paesi che hanno partecipato e che sono interessati a esplorare come la diversità (ad esempio culturale, geografica, linguistica) influisca su dati e conoscenza, oltre che dibattere sulle sue applicazioni quali open data, metodologie e strumenti per lo sviluppo e la manutenzione di basi di conoscenza in contesti multilingua. 

Il workshop è stato organizzato in diverse sessioni, ognuna delle quali ha affrontato un argomento specifico. All'interno di ogni sessione, sono intervenuti ospiti di rilievo internazionale e sono state mostrate demo dei progetti in corso.
Dalle varie presentazioni emerge come l'integrazione e l’analisi dei dati possa essere una leva importante per rendere la società più "smart", migliorando il benessere di tutti. Ma per fare questo vanno rispettati alcuni principi fondamentali necessari a rendere i dati disponibili a tutti nel migliore dei modi.

Innanzitutto, i dati dovrebbero codificare in modo proprio la diversità del mondo, come la percepiamo nel tempo e nello spazio, ed anche le diverse rappresentazioni del mondo stesso, come queste risultano da culture, bisogni e intenti locali. 

In secondo luogo, i dati dovrebbero essere scritti nella lingua locale e codificare i fatti che sono localmente rilevanti, con i formati e i valori più appropriati.

Infine, i dati dovrebbero abilitare il coordinamento delle varie manifestazioni della diversità, permettendo così la costruzione di rappresentazioni sempre più unitarie. Queste rappresentazioni dovrebbero essere costruite grazie alla cooperazione volontaria degli attori sociali interessati, ognuno operante in piena autonomia.

Si evince quindi che il concetto di dato non è univoco e oggettivo, ma va declinato secondo diverse prospettive che ne influenzano contenuto, espressione e motivazione. La diversità diventa una risorsa per lo sviluppo di basi di conoscenza multilingua, ma pone anche delle sfide che vanno al di la dei confini tecnologici, specialmente in relazione a privacy e licenze d'uso dei dati stessi.

Proprio per affrontare queste problematiche da diversi punti di vista, molte sono le competenze offerte dai relatori del workshop, non solo personalità legate all'information technology, ma anche linguisti, sociologi, filosofi, economisti, giuristi e operatori della pubblica amministrazione, a evidenziare come l'uso di queste tecnologie non sia prerogativa di tecnici e addetti ai lavori.

Di particolare interesse per la stretta correlazione con il nostro territorio sono state le presentazioni dei progetti legati ad Open Data Trentino. Questi progetti hanno ottenuto un grande riscontro abilitando anche la creazione di nuovi modelli di business per le imprese locali che possono utilizzare i "dati aperti" messi a disposizione da enti e Provincia autonoma di Trento.

Guardando all'ambito internazionale, di particolare rilievo risulta il progetto Open Data Paraguay, che ha permesso di tracciare in modo sistematico l'espansione sul territorio della febbre dengue. Questo nuovo strumento, reso possibile dall'interazione tra tecnologia, open data governativi e sistemi innovativi di visualizzazione dei dati, ha facilitato lo studio e il tracciamento dell'epidemia creando un modello che potrà essere facilmente applicato in contesti simili.