Incontro sulla blockchain. Foto Maurizio Bianchi, archivio Pat

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Una blockchain ci salverà?

Il futuro delle transazioni tra potenzialità e limiti. Uno degli appuntamenti di “Scienza a ore sei”

17 aprile 2019
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di Silvio Ranise e Carla Mascia
Silvio Ranise è responsabile dell’Unità di ricerca Security & Trust, Fondazione Bruno Kessler; Carla Mascia è dottoranda in Matematica dell’Università di Trento.

Una delle tecnologie più discusse degli ultimi anni è la blockchain, grazie all'enorme impatto che potrebbe avere sulla vita delle persone e l’importanza che potrebbe assumere in contesti eterogenei come la finanza o l’ambiente. Ma l’utilizzo della blockchain in sfide così grandi è una visione realistica o solo utopica?

La blockchain è stata presentata per la prima volta nel 2008 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’inventore della criptovaluta Bitcoin. Possiamo immaginare la blockchain come un registro digitale in cui registrare transazioni (e altri tipi di dati) in modo trasparente e decentralizzato, cioè senza un’autorità centrale che ne verifichi, controlli e autorizzi la legittimità. Una delle sue caratteristiche principali è l’immutabilità: ogni operazione eseguita sulla blockchain è irreversibile. Dopo il Bitcoin, centinaia di criptovalute sono state create, con caratteristiche e obiettivi diversi, ma tutte con un denominatore comune: la tecnologia blockchain. Questa infatti è la chiave per garantire transazioni sicure e (pseudo-)anonime. Per le sue peculiarità, può essere utilizzata anche in molte altre attività: per provare che un determinato documento sia esistito in uno specifico momento, per gestire il registro dei terreni (come già avviene in Georgia), per garantire che un determinato champagne sia effettivamente stato prodotto nella zona francese della Champagne, per ridurre il numero di intermediari nelle catene della logistica (come recentemente sperimentato da Poste Italiane nel contesto di un progetto EIT in collaborazione, tra gli altri, con l’Unità di ricerca Security & Trust del centro FBK-ICT), come piattaforma dei dati sanitari (come già avviene in Estonia).

Affianco alle enormi potenzialità della blockchain, ci sono una serie di rischi da gestire e sfide da superare. Uno dei limiti della blockchain delle criptovalute più diffuse è il limitato numero di transazioni che è capace di gestire: attualmente, quella di Bitcoin ed Ethereum è in grado di gestire dalle 3 alle 30 transazioni al secondo, a fronte delle 60.000 circa del circuito Visa. Inoltre, data la natura decentralizzata della blockchain, molti più dati sensibili possono essere condivisi con più utenti rispetto a un tradizionale database centralizzato. Questa enorme quantità di dati deve essere protetta da opportune tecniche crittografiche che sono alla base della blockchain. Un fattore fondamentale per la sicurezza risiede nella chiave privata in possesso a ciascun utente, il quale è dunque responsabile della memorizzazione ed utilizzo sicuri della propria chiave privata. Questo può essere complicato per gli utenti che non hanno familiarità con la tecnologia. Per gestire al meglio questi problemi, una fondazione svizzera, Quadrans, con cui il Laboratorio di Crittografia di UniTrento collabora, sta promuovendo una nuova blockchain.

Una delle tecnologie su cui si basa la blockchain del Bitcoin è il protocollo Proof-of-Work. Questo richiede un utilizzo intensivo di energia elettrica, con un significativo impatto ambientale. Soluzioni di seconda generazione, incluso ethereum, usano protocolli di verifica diversi, i quali risultano molto meno energivori. 

Anche gli Smart Contract, letteralmente ‘contratti intelligenti’, hanno trovato nella blockchain la tecnologia perfetta per attuarsi. Si tratta di contratti che si possono codificare direttamente nella blockchain e sono “auto-esecutivi”, ossia le clausole contrattuali vengono eseguite automaticamente al verificarsi di determinate condizioni stabilite ex ante. In questo modo si cerca di ridurre il problema della fiducia parziale tra i contraenti di un contratto, riducendone al minimo le interazioni. Il contributo umano è presente solo nella fase di progettazione del contratto, che richiede un delicato lavoro congiunto tra esperti legali ed esperti informatici, in virtù dell'immutabilità della blockchain. Ma, con gli Smart Contract, non è facile tutelare i contraenti nel caso in cui i termini contrattuali siano soddisfatti in maniera fraudolenta. Il governo italiano si è mosso in questa direzione, approvando a febbraio il Decreto Semplificazioni 2019, che avvia il percorso di inquadramento giuridico della blockchain e degli Smart Contract. L’interesse crescente dei governi nei confronti di queste nuove tecnologie, indica che queste possono avere interessanti applicazioni, ma anche che è necessario valutare attentamente i pro e i contro del loro impiego nei diversi ambiti applicativi.

“Una blockchain ci salverà? Il futuro delle transazioni tra potenzialità e limiti” è il titolo dell’incontro che si è svolto lo scorso 13 marzo al MUSE Café con Massimiliano Sala, professore ordinario di Algebra e responsabile del Laboratorio di Crittografia dell'Università di Trento, e Silvio Ranise, responsabile Unità di ricerca Security&Trust della Fondazione Bruno Kessler (FBK). L’appuntamento fa parte del ciclo Scienza a ore sei, la serie di aperitivi scientifici che vede protagonisti ricercatori e ricercatrici di Università di Trento, MUSE, Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler, con il coordinamento della Provincia autonoma di Trento. Prossimo incontro lunedì 6 maggio: "Religioni e migrazioni oggi" con Debora Tonelli (FBK) ed Ester Gallo (UniTrento).