Scala del cartoccio - Palazzo Farnese a Caprarola (VT) di Jacopo Barozzi detto il Vignola - ©Fabio Quici

Eventi

IL RUOLO DELL’IMMAGINE NELLA CULTURA, NELLA SCIENZA E NELL’ARTE

Una riflessione sulla dimensione visuale nei diversi ambiti del sapere e sulle possibile applicazioni interdisciplinari

1 settembre 2015
Versione stampabile
di Roberto de Rubertis e Giovanna A. Massari
Rispettivamente professore emerito della Università “La Sapienza” di Roma e professoressa associata del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell'Università di Trento.

Se osserviamo gli attuali orientamenti nei campi della ricerca scientifica e umanistica notiamo che, accanto all’interesse per approfondimenti sempre più specifici, si manifestano crescenti tendenze all’integrazione dei saperi mirate a connettere le competenze e a contrastarne il rischio di frammentazione. La riflessione sugli strumenti di dialogo tra le discipline è quindi un tema di estrema attualità nel quale i linguaggi visivi occupano un posto di primo piano, non solo in quanto veicoli necessari per agevolare l’informazione ma soprattutto come medium operativo nel concepimento delle idee.

Nell’evoluzione della civiltà e della cultura l’immagine è costantemente partecipe della formazione del pensiero e ricorsivamente implicata nei modi della comunicazione, vale a dire nello scambio delle conoscenze riguardanti i diversi ambiti dell’attività umana: essa regge quella moltiplicazione di esperienze di cui si sostanzia lo sviluppo in ogni sua manifestazione. In ogni contesto sociale o comportamento collettivo, infatti, i messaggi trasmessi tramite onde sonore ed energia luminosa acquistano particolare rilevanza dal momento in cui si sono potuti registrare, cioè quando si è trovato il modo di “rappresentare” la parola e la ricezione ottica mediante la scrittura e l’immagine, conservando e trasmettendo nel tempo e nello spazio il sistema delle informazioni.
La rappresentazione per immagini dei fenomeni interessati dalle reciproche interazioni tra i settori della conoscenza è sempre più un’esigenza comune e il compito di migliorarne la qualità sta diventando velocemente una necessità inderogabile. Di questo si è discusso lo scorso 10 luglio durante il seminario di studi e la conferenza organizzati dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica con il coinvolgimento del Dipartimento di Lettere e Filosofia e del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello, nonché la collaborazione del MUSE e del Mart. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del nuovo sito web “XY digitale”, nato con l’intento di raccogliere gli studi più avanzati sulla rappresentazione dell’architettura e sull’uso dell’immagine nella scienza e nell’arte.

Le scienze grafiche e la comunicazione visiva quali mezzi per indagare e progettare lo spazio fisico sono ampiamente collaudate in ingegneria e in architettura, i cui oggetti sono riconducibili a un modello visivo della realtà del quale ci si avvale ampiamente per chiarificare il pensiero. Ciononostante oggi anche l’ingegneria e l’architettura necessitano di più efficaci forme di dialogo con molte discipline ad esse connesse, il cui rapidissimo sviluppo richiede una maggiore accessibilità. È il caso degli studi sulle dinamiche ambientali, sulle risorse energetiche, sulla sostenibilità architettonica e urbana, sui sistemi di analisi del costruito, sulla gestione integrata del processo edilizio: in questi e in molti altri campi si prospettano nuove e crescenti interfacce che richiedono la sperimentazione di strumenti mediatici innovativi, capaci di governare la complessità e di renderla fruibile.
Il modello visivo al quale si fa riferimento, e che si auspica di poter estendere ad ogni pratica conoscitiva, è quella forma di rappresentazione del pensiero che si offre alla consapevolezza dell’osservatore con le stesse modalità della percezione visiva, sia che essa venga effettivamente generata per via ottica dalla realtà o da una sua raffigurazione, sia che essa venga concepita anche solo mentalmente. La nostra mente lavora per modelli visivi usando comunque immagini, schemi o relazioni morfologiche rappresentabili, come se fossero proiettate sulla retina; i recenti studi cognitivi rafforzano la convinzione che gran parte del pensiero abbia fattezze “percepibili” e si avvalga di una logica formale “osservabile”: cosa che mostra la sua utilità soprattutto nelle nuove frontiere della ricerca, dove la chiarezza dei modelli è essenziale quanto la loro rappresentabilità.

Se estendiamo lo sguardo, ci accorgiamo quanto la dimensione visuale stia conquistando un ruolo importante nei molti ambiti del sapere e del fare; basti pensare che l’edizione 2015 delle Giornate Tridentine di Retorica, titolata “Strategie d’immagine e razionalità argomentativa nel processo giudiziale”, è stata dedicata a una recente branca della teoria dell’argomentazione nota come Visual Argumentation. I linguaggi visivi stanno condizionando con progressiva pervasività le prassi correnti, diventano gli strumenti indispensabili per sollecitare l’attenzione e la comprensione sia quando ricorrono a immagini iconiche con carattere figurativo, sia quando si attuano con schemi grafici astratti che consentono di formalizzare i pensieri in termini diagrammabili, ovvero “sviluppabili” con la chiarezza delle cose viste.
Non in tutti gli ambiti disciplinari, però, il ruolo dei modelli visivi è preso in uguale considerazione e si dispone di un’adeguata ricchezza di strumenti espressivi per l’elaborazione, la spiegazione e la diffusione delle idee. Alla luce di tale riflessione e dell’immenso campo applicativo che ne può derivare, l’obiettivo di estendere gli studi sulla rappresentazione, sulla modellistica, sulle scienze grafiche e visuali agli universi della scienza e dell’arte dovrebbe riscuotere l’interesse di chiunque sia interessato tanto alla definizione dei modelli visivi quanto ai relativi aspetti sperimentali. Una tale estensione potrebbe comportare formulazioni globalmente innovative nei procedimenti di costruzione delle immagini e ne potenzierebbe sicuramente l’impiego in modo consistente, se non radicale, in tutti i casi in cui il pensiero esplora la realtà ipotizzando modalità logiche, procedure operative, disposizioni formali, organigrammi funzionali, strutture fisiche e quant’altro non sia già stato affrontato nelle scienze dell’architettura e dell’ingegneria.

Il valore dell’immagine è comunicativo ma soprattutto creativo, la sua “produttività” si esplica non solo nel momento della costruzione operativa dell’idea ma più propriamente nell’atto dell’invenzione, con riferimento alla capacità dell’immagine di “illuminare” la mente e “formare” l’idea stessa, che nel pensiero scientifico e artistico nasce spesso già “figurata” nei suoi aspetti morfologici e strutturali. Lo confermano gli studi sul ruolo svolto dall’occhio nel supportare l’attività cerebrale, che si avvale ampiamente di mappature bidimensionali, come confermano le intuizioni di R.L. Gregory già mature nel 1966 e mirabilmente espresse in "Occhio e cervello".
Il modo in cui l’immagine può manifestare il suo ruolo comunicativo e formativo delle idee non si arresta alla formulazione di sintesi intuitive locali e circostanziate, istantaneamente estrapolate dal divenire del mondo come lampi di luce, né si limita alla registrazione di osservazioni compiute da condizioni percettive particolari e privilegiate; esso si estende all’elaborazione di interi costrutti logici, articolati nel tempo e nello spazio, e può riferirsi ad un insieme di operazioni anche dinamiche tra le quali trovano posto, oltre all’oggetto della rappresentazione, questioni riferibili all’autore e alla sua cultura d’appartenenza.
Alcuni ritengono che sia già in atto una sorta di trasmissione “virale” dell’immagine che procede ad una sua diffusione per così dire “automatica”, per selezione delle varianti più vantaggiose analoga alla selezione genetica che interessa gli organismi viventi. Questa modalità di diffusione, peraltro già presente nella comunicazione di massa e nella pubblicità, da un lato sottopone l’immagine alle stesse leggi evoluzionistiche che riguardano ogni operazione di sopravvivenza selettiva, dall’altro suscita nuovi ambiti problematici e lascia intuire i pericoli che potranno conseguirne, già segnalati da Susan Blackmore con La macchina dei memi. Tra questi, il rischio di caduta del suo potenziale più autenticamente euristico e la riduzione dell’immagine a veicolo di insignificanti stereotipi o, peggio, a strumento di mistificazione della realtà.

La realtà accademica e territoriale del Trentino può essere il terreno fertile nel quale coltivare, anno dopo anno, un progetto tematico interdisciplinare e trasversale, capace non solo di intercettare diversi campi del sapere ma anche di coinvolgere varie realtà lavorative e sociali. L’obiettivo ambizioso è quello di promuovere un dibattito e sviluppare una ricerca “di rete” che veda coinvolti gli enti e le istituzioni locali in una sperimentazione di respiro internazionale. Le immagini che ci hanno accompagnato fino a ieri sono l’esito di trentamila anni di esperienze sedimentate e sempre più affinate nella tecnica e nei contenuti; ma ora siamo sulla soglia di ulteriori straordinari ampliamenti d’orizzonte e non ci possiamo sottrarre alle sfide, sia teoriche che applicative, che l’uso delle immagini ci pone.