Experimental Archaeology Conference. ©Paolo Chistè, archivio Università di Trento.

Eventi

Dalle sperimentazioni archeologiche ai musei all’aperto

L’Università di Trento ospita l’Experimental Archaeology Conference

22 maggio 2019
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di Annalisa Costa
Archeologa, ha conseguito il dottorato in Studi umanistici presso l’Università di Trento con una tesi in archeologia sperimentale.

L’Università di Trento ha ospitato l’undicesima edizione dell’Experimental Archaeology Conference (EAC11), l’appuntamento biennale che fa incontrare ricercatori e professioni del settore per promuovere la discussione e migliorare la conoscenza delle diverse linee di ricerca utilizzate nell’ambito dell’archeologia sperimentale.

I metodi attraverso i quali gli archeologi tentano di ricostruire il passato sono molteplici e l’archeologia sperimentale è uno di questi. Lo scavo archeologico e l’analisi di strutture, villaggi, necropoli e manufatti permette di acquisire importanti informazioni sulle antiche società. L’archeologia sperimentale rappresenta una disciplina che, attraverso l’uso di esperimenti controllati, permette di integrare tali informazioni tentando di ricostruire i gesti che hanno condotto a specifici manufatti o alla formazione di tracce in quello che definiamo ‘record archeologico’.
Le repliche sperimentali permettono di comprendere come venivano svolte diverse attività tra cui: le antiche tecniche costruttive per abitazioni, strutture accessorie e mezzi di trasporto come imbarcazioni; la produzione di ceramica; la lavorazione di materiali come pelli, pietra e osso; la fusione dei metalli; la preparazione del cibo e molti altri aspetti che riguardano lo studio di antichi gruppi e popoli.  Attraverso le analogie ottenute, le sperimentazioni permettono di ampliare la gamma di interpretazioni riferibili ai resti archeologici ritrovati in fase di scavo.

Un esempio pratico dell’importante contributo offerto dall’archeologia sperimentale è stato mostrato durante una delle conferenze di apertura del convegno dal professor Dale Croes (Department of Anthropology, Washington State University) accompagnato da Ed Carrere (Indianola, Washington), nativo Suquamish ed esperto realizzatore di cesti secondo una tradizione trasmessa per generazioni. Grazie alle sue conoscenze è stato possibile risalire alle modalità di realizzazione di antichi contenitori realizzati in materiale vegetale, ritrovati durante gli scavi archeologici in siti umidi della costa del Pacifico Nord occidentale.
Le presentazioni hanno affrontato tematiche relative a diversi tipi di attività riguardanti non solo lo studio di contesti abitativi ma anche funerari. Sono emerse anche importanti riflessioni a livello teorico sul ruolo che l’archeologia sperimentale assume oggi.

In ambito europeo l’archeologia sperimentale è ampiamente praticata sia in contesti accademici che in musei all’aperto (open-air museums), dove interi villaggi sono stati ricostruiti ispirandosi a diverse epoche. Si tratta di centri che hanno perfettamente integrato ricerca, comunicazione e divulgazione: finalità che si tenta di perseguire anche per i centri presenti in Italia, dove quella prevalente è di carattere didattico-divulgativo. Nel nostro paese infatti, il numero dei musei all’aperto e dei parchi archeologici negli ultimi anni appare in crescita e alcuni di essi sono stati oggetto di diverse escursioni proposte a fine convegno. I partecipanti hanno potuto visitare il Museo archeologico dell’Alto Adige e l’Archeoparc in Valsenales, il Museo di Fiavè e il Bostel di Rotzo di Vicenza, il primo sito archeologico in Italia e in Europa in grado di fornire al visitatore la possibilità di sperimentare un’esperienza immersiva virtuale aumentata.

L’archeologia sperimentale viene dunque utilizzata come metodo di verifica di ipotesi archeologiche, diventando parte integrante della ricerca archeologica ed è spesso proposta anche in corsi di studio universitari per migliorare l’interpretazione dei dati archeologici e la conoscenza delle antiche comunità del passato.

EAC11 è stato promosso e co-organizzato dal Laboratorio Bagolini di Archeologia preistorica, Archeometria e Fotografia del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento che da anni promuove sia la divulgazione che le attività di ricerca nell'ambito dell'archeologia sperimentale.

Dal 2 al 4 maggio il Dipartimento di Lettere e Filosofia ha ospitato il convegno EAC11 organizzato dall’associazione europea Exarc in collaborazione con il Centro di Alti Studi Umanistici del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, e in particolare con il Laboratorio Bagolini di Archeologia preistorica, Archeometria e Fotografia.
Il convegno di Trento - con 46 lectures, 32 posters e 191 participants da 28 diversi paesi - rappresenta una significativa occasione di contatto diretto, aggiornamento e condivisione a livello internazionale.
Comitato organizzativo: Roeland Paardekooper e Magdalena Zielinska (EXARC);  Stefano Grimaldi e Annalisa Costa (Università di Trento).