I Lodron, italiani a metà

Note di storia su una famiglia nobile trentina

10 aprile 2019
Versione stampabile

ore 18:00

Dove: Aula Seminari Collegio Bernardo Clesio - via Santa Margherita 13, 38122, Trento

È una storia paradigmatica di quella di altre famiglie nobili delle valli alpine e, in particolare, trentine. 
Il percorso lodroniano sarà raccontato partendo dalle testimonianze del palazzo che oggi è sede del Collegio Bernardo Clesio. 
Da piccoli feudatari vescovili nel Trentino sud-occidentale, questi signori di confine si imposero sul palcoscenico regionale facendo i mercenari al soldo di Venezia e attingendo ad altre fonti economiche di potere: proventi da decime e dazi, politiche matrimoniali, commercio del legname, fusione del minerale di ferro. La progressiva estensione delle proprietà allodiali e feudali in territorio bresciano (1441) e nella zona di Rovereto (1456), li portò ad acquisire il titolo di conti imperiali e, alla fine del Quattrocento, a coltivare il progetto ardito di una signoria familiare, posta sotto il protettorato veneto, che andasse dalla Val Lagarina alla Val Camonica.
La fine dell’espansione veneziana in Trentino (Guerra Veneto-Tirolese del 1487) fece tramontare il sogno e indusse i Lodron a passare dal servizio di Venezia a quello dell’Impero. Si aprirono allora nuove opportunità di carriera militare, ecclesiastica (quattro principi vescovi), diplomatica e politica. Nei decenni successivi il casato si divise in molti rami: Giudicarie, Val Lagarina, Trento, Piemonte, Baviera. 
L’ascesa culminò con la nomina di Paride Lodron di Castelnuovo a principe arcivescovo di Salisburgo durante la Guerra dei Trent’anni. Le due fondazioni patrimoniali familiari, istituite dall’arcivescovo con sede in Carinzia, spostarono gli interessi lodroniani al di là delle Alpi e diedero alla famiglia una base economica tale da esercitare influenza politica anche dopo l’abolizione delle giurisdizioni feudali in epoca napoleonica. I successivi discendenti divennero sempre più tedeschi, e nelle giurisdizioni italiane più antiche rimasero soltanto personaggi di secondo piano.

Giovanni Poletti:  è stato Preside dell’Istituto comprensivo del Chiese "G. Leopardi" di Storo fino al 2000 e Dirigente dell’Istituto Comprensivo della Valle del Chiese fino al pensionamento, avvenuto nel 2006. Storico e giornalista, ha pubblicato numerosi volumi, in larga parte per l’Associazione “Il Chiese” (di cui è stato anche Presidente) e per il Centro Studi Judicaria; anche pubblicista delle pagine culturali dei quotidiani “Trentino” e “L’Adige”.

La conferenza, inserita nel programma culturale organizzato a favore degli Allievi del Collegio Bernardo Clesio, è aperta all’intera comunità universitaria e cittadina.

È richiesta la prenotazione online entro il 9 aprile 2019.

Capienza aula: 40 persone.