Valter Moretti e Christina Karapiperi al Dipartimento di Matematica ©UniTrento - Ph. Pierluigi Cattani Faggion

Formazione

Un dottorato, dietro le quinte

Ambizioni, opportunità, visione. Ma anche la difficoltà di tenere sempre il passo. Il dottorato in Matematica UniTrento

1 febbraio 2024
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di Alessandra Saletti
Ufficio Stampa e Relazioni esterne

Come si misura la vivacità di un dottorato di ricerca? E come vive l’esperienza chi lo frequenta? Nel viaggio di esplorazione per lo Speciale Matematica, UniTrentoMag lo ha chiesto al professor Valter Moretti, fisico matematico, coordinatore del dottorato in Matematica, e alla dottoranda Christina Karapiperi, da poco arrivata a Trento. Una domanda difficile perché tanti sono gli ingredienti che concorrono a creare un dottorato di successo.

Professor Moretti, da dove si comincia per avere un buon dottorato?

Valter Moretti ©UniTrento - Ph. Pierluigi Cattani Faggion«Innanzitutto dall'ambiente di studio e di lavoro, che deve essere vivo, stimolante. Questo si costruisce sulla voglia e la capacità dei dottorandi e delle dottorande di organizzare seminari in autonomia con speakers internazionali, spesso giovani come loro. A Trento questo succede con i 'Doc in progress', incontri pensati e organizzati dagli stessi dottorandi, veri momenti di incontro e di crescita professionale e personale.
L’altro ingrediente è la vastità e la diversità delle aree di studio. Ed è qui che possiamo dire di esser molto forti all'Università di Trento: la nostra matematica si incrocia infatti con tutte le discipline, dall'economia alla fisica e l’informazione quantistica, dall'informatica – in particolare la sicurezza – alle biotecnologie, dalla medicina alle scienze della vita fino agli studi umanistici. Certamente però base del dottorato è la matematica pura in tutte le sue declinazioni classiche presenti nel nostro dottorato anche con eccellenze nazionali: logica, algebra, geometria, analisi matematica, probabilità, statistica, fisica matematica, analisi numerica.
C’è poi l’abitudine a frequentare reti territoriali, nazionali e internazionali accademiche, ma non solo. Abbiamo un rapporto speciale con la Fondazione Bruno Kessler che finanzia almeno un paio di borse ogni ciclo, spesso su temi di biomatematica ed informatica applicata alla medicina o alla biologia. E poi ci sono le imprese. Nel dialogo con loro sono di aiuto le ricadute applicative della matematica per l’innovazione. Crediamo nel coinvolgimento degli enti esterni non accademici a partire dal percorso formativo: il finanziamento di una borsa di dottorato spesso induce l’ente finanziatore ad assumere il dottore o la dottoressa di ricerca una volta formato. È un investimento che rende e che oggi il Pnrr ci invoglia ad intraprendere.
La matematica, infatti, costruisce un’architettura su cui basare un pensiero utile a risolvere problemi concreti. Ecco perché il nostro manifesto degli studi è improntato sulla flessibilità e sulla contaminazione e prevede la possibilità di frequentare corsi tenuti da personale non accademico di alto profilo».

Parliamo del rapporto tra matematica pura e applicata…

«Le applicazioni della matematica hanno un forte impatto sociale. Pensiamo ad esempio al contributo dato all'epidemiologia o alla medicina: i modelli probabilistici sul flusso arterioso ci aiutano a prevenire e curare malattie gravi come ictus e infarto. L’algebra commutativa è fondamentale nella crittografia e nella sicurezza informatica, settori dove il nostro dottorato gioca un ruolo chiave nel panorama internazionale.
Ma non dobbiamo dimenticare che è sempre nella matematica pura che si costituisce il serbatoio di idee e strumenti da cui attinge la matematica applicata del presente e futuro. È un po' come nell'arte: serve una fonte ben alimentata di idee per sviluppare una visione. La conoscenza fine a sé stessa è un valore che ci caratterizza come esseri umani».

Come stanno dottorati di ricerca nel nostro Paese?

«Il dottorato di ricerca sconta da sempre in Italia un problema di ‘reputazione’. Ancora oggi non è facile far valere il proprio titolo nel mondo dell'impresa e dell'industria ma anche della pubblica amministrazione. E il problema sta nel ritardo cronico del nostro Paese nell'innovazione e nel trasferimento tecnologico. Oggi il dottorato viene particolarmente apprezzato nelle startup o nelle imprese ad alto tasso di innovazione. Il problema è che ce ne sono ancora troppo poche per assorbire, con una adeguata retribuzione, i dottori di ricerca disponibili. Che quindi spesso decidono di emigrare per lavorare. I numeri della migrazione sono spaventosi. In proporzione sono pochissimi coloro vengono (o tornano) dall’estero in Italia, con un’alta formazione simile sulle spalle.
Studiare matematica, così come frequentare un dottorato oggi è una grande sfida. Il problema è quando questa visione comincia a mancare. La passione è il propulsore che aiuta a fare fronte alla crescente pressione accademica che viene esercitata soprattutto sui giovani, secondo una logica che spinge all’iperproduttività. A noi interessa formare giovani bravi e creativi in un'ottica di ricerca il più possibile libera da condizionamenti. Devo ammettere che qualche volta i paletti che vengono imposti dal sistema creano qualche frustrazione non solo nei dottorandi, ma anche in chi li supervisiona. Basti pensare all’iter burocratico interminabile che si deve affrontare per registrare un brevetto sviluppato in ambito accademico. Nel nostro dottorato cerchiamo di arginare lo stress sui giovani, ma non è sempre facile. Serve un ripensamento dei valori su cui oggi poggia il dottorato, l’istruzione superiore, soprattutto nel nostro Paese».

Christina Karapiperi, è una dottoranda in Matematica, che da pochi mesi si confronta con la quotidianità di chi studia, fa ricerca e pubblica in un contesto tanto competitivo. Come si trova qui a Trento?

Christina Karapiperi ©UniTrento - Ph. Pierluigi Cattani Faggion«A Trento sono arrivata seguendo le mie passioni: la matematica e la fisica. Laurea di primo livello a Salonicco in Fisica, poi una magistrale in Fisica matematica a Tübingen. Infine la folgorazione durante la tesi di laurea, quando scopro il lavoro di alcuni matematici dell'Università di Trento sulla relatività generale matematica. E così decido di frequentare il dottorato di ricerca in Matematica e proseguire i miei studi a Trento. Un nuovo capitolo.
A portarmi qui è stato l'interesse per l'analisi geometrica e il mio sogno è quello della carriera accademica coltivando questa passione. È un'impresa sfidante in cui è necessario esercitare la calma, imparare a gestire la pressione, allenare la sincerità con noi stessi ma anche comprendere quando è necessario mettere in pausa il duro lavoro per lasciare spazio alla vita personale. Questa ricerca di equilibrio è forse l’impegno maggiore di questi bellissimi anni».

Da anni gli atenei si impegnano per incoraggiare la scelta da parte delle ragazze dei percorsi Stem. Come è stata la sua esperienza?

«In questo senso sono un caso particolare. Durante i miei anni di studio, infatti, ho sempre lavorato con la supervisione di matematiche e fisiche, che mi hanno trasmesso la passione per queste discipline. Ho apprezzato il lavoro di cooperazione e l'ambiente positivo che hanno saputo instaurare.
Qui a Trento, invece, per la prima volta ho l'occasione di lavorare con un co-supervisore uomo, Lorenzo Mazzieri, che mi segue insieme alla supervisora Virginia Agostiniani. Devo dire che l'inizio è stato molto positivo. Il supporto nei confronti delle donne che affrontano percorsi scientifici è certamente cresciuto nel tempo e io l’ho sentito spesso attorno a me. Ma non sempre e non per tutte è così. L'incoraggiamento in tutte le fasi è un aspetto molto importante perché il lavoro durante un dottorato di ricerca può essere impegnativo anche dal punto di vista psicologico. E non solo per noi ragazze».

Il dottorato in Matematica
Esiste ormai da più di vent’anni, ma da circa dieci è diventato un dottorato in convenzione con l'Università Verona e viene conferito un titolo congiunto.
Aderisce anche al dottorato transdisciplinare in Quantum information, percorso aggiuntivo interdipartimentale che fa capo al laboratorio Quantum@Trento che permette di conseguire un titolo in più.
Il dottorato permette anche di conseguire senza difficoltà il titolo di ‘Doctor Europaeus’, una certificazione aggiuntiva che garantisce la spendibilità in ambito europeo dei diversi titoli nazionali. Occorre partecipare a progetti di mobilità in almeno tre paesi: un’esperienza che da sempre viene incoraggiata durante il Dottorato.