Un momento dell'incontro, foto archivio Università di Trento

Formazione

LIS: LA LINGUA DEI SEGNI COME STRUMENTO DI CITTADINANZA

Una giornata di studio ospitata dal Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Ateneo

30 ottobre 2014
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di Simone Sulpizio
Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell'Università di Trento.

Se si considera solo la popolazione sorda, la lingua dei segni italiana (LIS) è usata da circa 40.000 persone, un numero molto maggiore di quello di altre lingue minoritarie presenti sul territorio italiano come il Catalano di Alghero o il Ladino (http://www.ethnologue.com). La LIS è usata anche da persone udenti ed è considerata una lingua attualmente in espansione; questo significa che nel futuro il numero di individui che la utilizzeranno è destinato a crescere. Ma allora, come mai, in Italia, la LIS non ha ancora ottenuto un riconoscimento a livello nazionale? E perché è ancora avvolta da molti miti, paure e credenze, come ad esempio l'idea che, nell'era delle neurotecnologie, imparare questa lingua possa essere inutile o addirittura dannoso per un bambino sordo? 

Queste e altre domande sono state al centro della giornata di formazione “La lingua dei segni come strumento di cittadinanza”, che si è svolta lo scorso 17 ottobre presso l'aula magna del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell'Università di Trento. La giornata è stata organizzata dal Dipartimento insieme alla Fondazione Marica De Vincenzi onlus. I lavori sono stati introdotti da una relazione della dottoressa Virginia Volterra dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, esperta di LIS di cui si occupa da più di 30 anni. Attraverso il racconto della storia della ricerca sulla LIS, Volterra ha evidenziato, da un lato, quali sono le conoscenze oramai consolidate sull'acquisizione della LIS e lo sviluppo del linguaggio e, dall'altro lato, in che modo certe false credenze sul suo utilizzo possano perdurare anche tra gli addetti ai lavori. A seguire, è stata approfondita la relazione tra LIS, impianto cocleare e funzionamento del sistema cognitivo, sottolineando come, di norma, non vi siano a livello cognitivo controindicazioni nell'apprendimento della LIS. La mattinata si è chiusa con la proiezione del documentario “Segna con me”, un'opera piacevole e profonda che affronta il tema della comunicazione come elemento fondante della cittadinanza attraverso la quotidianità e i racconti di persone che usano questo linguaggio.

Nel pomeriggio, la giornata è continuata con due ulteriori interventi. Il primo ha trattato del ruolo della LIS all'interno del progetto riabilitativo del bambino sordo e di come l'efficacia di un progetto riabilitativo possa essere legata non soltanto all'attività terapeutica in sé, ma anche a fattori quali la corretta informazione dei genitori o la presa in considerazione della lingua, della storia e della cultura di provenienza del bambino. Nel secondo intervento, più di natura civica, la presidente della sezione Trentino dell'Ente Nazionale Sordi (ENS) Brunella Grigolli ha parlato delle attività portate avanti da questo ente che ha come obiettivo l'integrazione delle persone sorde nella società. Attualmente, l'ENS sta lavorando per la realizzazione di uno Sportello della Comunicazione, che si configuri come un sistema integrato di interventi in grado di seguire la persona sorda dalla nascita alla vecchiaia. 

L'evento si è concluso con una tavola rotonda, in cui i partecipanti alla giornata hanno potuto dialogare direttamente con i relatori, sia rivolgendo loro domande, sia più semplicemente riportando la propria esperienza personale. La discussione è stata attiva e partecipata e ha permesso di affrontare tematiche quali la relazione tra LIS e lingua orale, la promozione della LIS all'interno della società e la relazione tra sordità e cittadinanza.
All'evento hanno preso parte circa 90 persone ed era prevista la possibilità di accreditamento ECM per il personale che opera nel sistema sanitario della Provincia di Trento.