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LA TREGUA DI NATALE: “UN ULTIMO LAMPO DI UMANITÀ” DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il Calendario Digitale racconta nel suo ottavo episodio questo singolare evento di “fraternité” sul fronte bellico nelle Fiandre nel 1914

19 dicembre 2014
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di Serena Beber
Lavora presso la Divisione Comunicazione ed Eventi dell’Università di Trento.

In occasione del centesimo anniversario dall’inizio della prima guerra mondiale, l’Università di Trento, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, ha promosso un calendario digitale – www.lagrandeguerrapiu100.it – che mese per mese illustra il conflitto, descrivendone non solo gli eventi storici più noti, ma soffermandosi anche sugli aspetti più umani e quotidiani. Giunta all’ottavo episodio, questa iniziativa, coordinata dal professor Gustavo Corni del Dipartimento di Lettere e Filosofia, ci racconta un momento di umanità e di condivisione che risalta sullo sfondo delle atrocità del conflitto iniziato da poco: la Tregua di Natale, che ebbe le Fiandre come teatro. Il 24 dicembre 2014 lungo il fronte, da entrambe le trincee, i soldati iniziarono ad intonare canti natalizi e i soldati tedeschi comunicarono ai nemici la volontà di una tregua, usando alcuni cartelli ed accendendo qualche candela sui bordi delle trincee. Dopo una valutazione dell’opportunità e del rischio che la fiducia comportava, si passò ad un effettivo scambio di auguri e perfino di doni. Nelle lettere che i soldati scrissero a casa nei giorni successivi, si parla addirittura di una partita di calcio che sarebbe stata giocata tra sassoni e scozzesi. 

Le ragioni di questa giornata così particolare sono molteplici e si prestano a numerose interpretazioni. Molti pensavano che entro i primi del 1915 i soldati avrebbero fatto ritorno a casa e il conflitto sarebbe terminato. Allo stesso tempo la guerra di trincea era una novità e i soldati erano consapevoli di condividere le stesse difficili condizioni di vita dei propri nemici, da cui erano separati spesso da poche decine di metri, stimolando quindi l’umanità dei soldati. Alcuni ritengono che si sia trattato di una mossa strategica per riorganizzare le truppe in vista dei combattimenti primaverili. Altri ancora leggono in questo momento di fraternità la speranza che il conflitto potesse essere fermato.

Le reazioni dei vari comandi furono diverse. Il generale inglese French impose una rotazione dei reparti al fronte in modo da evitare il ripetersi di questi episodi di fraternizzazione. Altri bombardarono le linee nemiche in occasione dei successivi Natali di guerra, affinché i combattimenti non si interrompessero. I rari episodi di avvicinamento tra francesi e tedeschi furono considerati disonorevoli e puniti con severità. Complessivamente tuttavia le punizioni per la tregua furono leggere e solo in rari casi furono punite con processi e condanne, nonché con la fucilazione.

Secondo Alessandro Chebat, laureato magistrale in storia a Trento e collaboratore del calendario, “Il giorno di Natale del 1914 si compì un miracolo: nelle Fiandre migliaia di soldati nemici deposero le armi e si scambiarono gli auguri. Fu l’ultimo lampo di umanità prima che gli orrori della Grande Guerra mettessero da parte ogni fratellanza”. Questa temporanea interruzione dei combattimenti non impedì, come è noto, l’inasprimento del conflitto e rimase un episodio isolato, preceduto e succeduto dalle atrocità della prima guerra mondiale e di tutti i conflitti a venire.