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Formazione

LA RELAZIONE TERAPEUTICA SI PUÒ MISURARE?

Un modello per la valutazione dell’efficacia dei servizi di cura e prevenzione delle dipendenze

9 gennaio 2015
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di Bruno Bertelli
Professore associato presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento.

Raffaele Lovaste, direttore del Servizio per le dipendenze (Ser.D.) dell’Azienda Sanitaria Locale di Trento, è stato ospite del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale del nostro Ateneo per presentare un’iniziativa d’avanguardia nel nostro Paese sulla valutazione dei servizi per l’assistenza e la cura alle persone. Il dottor Lovaste ha elaborato ed applicato, per primo in Italia, un modello di valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi per le dipendenze, già accreditato da organismi scientifici internazionali.  

La cultura della valutazione degli esiti dei programmi terapeutici, d’aiuto e di sostegno per le persone con problematiche di dipendenza da sostanze (droghe) e/o da comportamenti compulsivi (gioco d’azzardo, sesso, internet…) si è sviluppata, sul territorio nazionale, a macchia di leopardo, con molte differenze tra le varie regioni. Il principale ostacolo alla sua diffusione sta nel “pregiudizio”, ancora diffuso, che la relazione terapeutica non sia misurabile. Se si lascia alle spalle questo “pregiudizio” si può cogliere l’essenza dei processi valutativi nella loro valenza di miglioramento del sistema e non nella diffusa “diffidenza” che servano a dividere i buoni dai cattivi. 

Concentrandosi sulla valutazione dell’outcome (risultato) dei progetti terapeutici, Lovaste ha sottolineato come le strutture che si occupano di dipendenza siano organizzazioni socio-sanitarie complesse. Esse hanno a disposizione risorse definite (input) che, elaborate con l’immissione di un valore aggiunto, dato dal know-how dei professionisti e dall’assetto organizzativo (processi), producono interventi che si concretizzano nei progetti terapeutici (output). I progetti terapeutici sono proposti all’utenza che afferisce al servizio e la risultante fra il progetto terapeutico proposto, l’utente e la realtà socio-culturale in cui gli attori vivono determina il risultato terapeutico. Date queste premesse, ne consegue che uno stesso prodotto terapeutico presentato a utenti diversi produce outcome differenti e lo stesso servizio, con gli stessi prodotti terapeutici, dislocato in ambienti socio-culturali diversi produce outcome differenti.

Il primo passo per la valutazione dell’outcome è l’esplicitazione di cosa si vuole misurare. Al Ser.D. di Trento la valutazione dell’outcome è la determinazione dei risultati conseguiti con una specifica attività, intrapresa per raggiungere un obbiettivo dichiarato, a cui è stato assegnato un determinato valore individuato da specifici indicatori. Si vuole in sostanza verificare se gli interventi attuati hanno prodotto i risultati attesi. Nel valutare i progetti terapeutici nell’ambito delle dipendenze però, come per qualsiasi altro campo d’intervento in cui l’obiettivo è promuovere il cambiamento di un comportamento, è importante aver ben presente che non è possibile identificare una sicura correlazione causa-effetto fra il trattamento effettuato e i risultati conseguiti perché, molto spesso, il trattamento in esame si somma a una serie di interventi antecedenti ed è influenzato da molteplici variabili personali ed ambientali. Nel tentativo, a fini valutativi, di ridurre al massimo l’interferenza di fattori non direttamente governati dall’organizzazione è necessario, nella strutturazione di un progetto terapeutico, provvedere a una puntuale descrizione e registrazione nel fascicolo personale del paziente di tutte le variabili che lo caratterizzano: la tipologia del progetto  terapeutico erogato; l’obiettivo che il progetto terapeutico si propone di raggiungere; il tipo di utenza cui è rivolto; gli indicatori d’esito utilizzati.

Per l’analisi e la rintracciabilità di tutte queste attività è opportuno definire, inoltre, i criteri per l’apertura, chiusura, interruzione degli interventi specialistici e dei progetti terapeutici complessivi; i criteri di inclusione o esclusione dei pazienti e la procedura utilizzata  per la strutturazione di ogni intervento specialistico. 
Il modello di valutazione sviluppato presso il Ser.D. di Trento è sostenuto da un sistema informativo che, con precise garanzie di rispetto della privacy, permette la gestione della cartella informatizzata di ogni utente da diversi punti della rete socio-sanitaria, consentendo di avere, in tempo reale, l’aggiornamento costante della situazione, un potenziamento dell’inter-professionalità e un monitoraggio degli esiti.  

Gli interventi di Lovaste, oltre ad aver ben inquadrato gli aspetti organizzativi e metodologici dei processi valutativi, hanno permesso di capire come un’efficiente procedura per la valutazione dell’outcome sia una caratteristica che qualifica la struttura terapeutica e di servizio perché consente ai professionisti di informare in anticipo l’utente sulla probabilità di successo del trattamento, considerata la peculiarità della storia individuale e il contesto ambientale in cui i due attori vivono, e permette all’organizzazione socio-sanitaria e socio-assistenziale di migliorare l’offerta terapeutica e riabilitativa selezionando i trattamenti che, a parità di efficacia, risultano meno costosi.  

Gli interventi di Raffaele Lovaste si sono tenuti il 15 e 16 dicembre 2014 all’interno del corso di “Prevenzione e riabilitazione delle devianze sociali”, tenuto dal professor Bruno Bertelli, che quest’anno ha dato particolare enfasi all’analisi dell’efficacia dei programmi di prevenzione dei comportamenti socialmente indesiderati e dannosi secondo la metodologia evidence-based, di più ampia applicazione nel contesto anglosassone.