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Formazione

COME RENDERE DESIDERABILE UN PRODOTTO

Una riflessione sull’importanza degli aspetti estetico-percettivi nel product design apre il ciclo di incontri del Collegio di Merito Bernardo Clesio

19 febbraio 2015
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di Stefano Rossi
Professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento.

Oggi è un continuo rincorrersi della parola design: oggetti di design, il design italiano, food design, web design… design, design e ancora design. Ma che cos’è il (product) design? Quando ci fermiamo un momento a riflettere spesso facciamo fatica a declinarne il significato. Per i più, il design è quella parte di un oggetto legata all’estetica e al bello che ne fa lievitare il costo. Ma la realtà non è questa. “Progettare un prodotto che abbia una sua personalità tale da soddisfare il cliente” potrebbe essere una definizione corretta di design.

Ma quali sono gli aspetti che possono rendere desiderabile un oggetto?

Per la forte concorrenza a livello globale e per la saturazione dei mercati, oggi si devono produrre oggetti differenziabili e variabili secondo i gusti dei consumatori. Non compriamo più soltanto per necessità ma per desiderio e quindi cerchiamo, anche inconsciamente, un prodotto che rispecchi il nostro modo di pensare, di vivere e di interagire con gli altri.

Sicuramente siamo attratti da marchi famosi. Pensiamo alle più note marche di automobili fuoriserie italiane. Moltissimi prodotti, che non hanno niente a che fare con l’automobile, portano il brand della casa automobilistica ed hanno un grandissimo successo di vendita. Il grandissimo valore dell’automobile viene fatto proprio dalla marca e da questa discende su tutti gli oggetti che ne riportano il marchio.

Anche il colore gioca un grandissimo ruolo, sia per attrarci nel negozio sia per rendere personale e unico il prodotto. Pensiamo a quanto tempo impieghiamo a scegliere il colore dell’auto nuova, fatto che non ha nessuna influenza sulla sua funzionalità. I colori hanno numerosi significati e permettono di percepire l’oggetto in modo diverso: “la purezza del bianco, l’intensità del blu, la tenerezza del rosa, la passione del rosso”, citava una pubblicità di notebook, senza un minimo accenno a dati tecnici quali memoria, velocità di calcolo, ram. 

Oggetti biomorfi (ovvero che ricordano forme naturali di animali o piante) o bioispirati creano subito un’empatia con l’osservatore. Pensiamo al successo riscontrato della “Genziana delle Alpi” della scorsa Universiade Trentino 2013. Comunemente riteniamo che la natura, visto che si è evoluta in migliaia di anni, ci fornisca esempi per avere ottime proprietà tecniche dai nostri prodotti. Ma gli esempi sono sempre gli stessi da anni: il fiore di loto, le zampette del geco. In realtà, il vero successo di prodotti bioispirati e biomorfi sta nella maggior accettabilità da parte dell’utente di prodotti e strutture con forme e geometrie che riproducono quelle naturali.

Quante volte entrando in una stanza di hotel fatichiamo ad accendere la luce o impostare il condizionatore, oppure davanti ad un touchscreen abbiamo un atteggiamento di riverenza o, ancora, ci rendiamo conto della scarsa usabilità di rubinetti, utensili, telecomandi? Tutto questo fa parte del campo dell’ergonomia, scienza spesso sconosciuta sia agli ingegneri che ai designer, che ci potrebbe rendere la vita molto più semplice.

Un altro aspetto importante riguarda la percezione del materiale. Proviamo ad immaginare la cucina di un rifugio di montagna fatta tutta in legno: al solo pensarci abbiamo la sensazione di un luogo accogliente, caldo, con un un’atmosfera dei tempi passati, vediamo una tradizione e il lavoro certosino di un artigiano. Una percezione diversa scaturisce davanti ad una cucina moderna in acciaio inossidabile o alluminio. La sensazione vira subito al freddo, preciso, ben progettato, affidabile, resistente. Percepiamo i due materiali in modo diverso. Prodotti fatti di materiali diversi producono sensazioni, percezioni ed emozioni diverse. Il prodotto cambia quindi le sue caratteristiche a seconda del materiale di cui è fatto.

Infine giocano un ruolo cruciale i nuovi materiali e le nuove tecnologie. Possiamo pensare alle schiume metalliche, alle leghe a memoria di forma, ai led, alla stampa 3D, ai polimeri di origine vegetale, ai pigmenti termocromici e luminescenti. È di questi giorni il lancio di un’automobile giapponese con la vernice luminescente: ha suscitato subito stupore ed interesse.

L’incontro con il professor Stefano Rossi su “Come rendere desiderabile un prodotto: l’importanza degli aspetti-estetici percettivi nel product design” si è tenuto martedì 10 febbraio presso il Collegio di Merito Bernardo Clesio. Si tratta del primo di una serie di incontri tematici dedicati agli allievi del Collegio di Merito e aperti all’intera comunità universitaria.