Un momento dell'incontro, foto archivio Università di Trento

Formazione

PABLO D’ORS: LA RICERCA SPIRITUALE E LA DIMENSIONE ROMANZESCA

Lo scrittore ed ecclesiastico spagnolo, autore della “Biografia del silenzio”, è stato ospite del Seminario Internazionale sul Romanzo

25 marzo 2015
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di Stefano Zangrando
Insegnante e traduttore, coordina con Massimo Rizzante e Walter Nardon il Seminario Internazionale sul Romanzo.

Il duplice incontro con lo scrittore spagnolo Pablo d’Ors, il 10 e l’11 marzo scorsi, è stato uno dei momenti più intensi e fecondi del ciclo 2014-2015 del Seminario Internazionale sul Romanzo (SIR), che da ormai nove anni arricchisce l’offerta scientifica e formativa del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. 

Pablo d'OrsÈ stato un incontro “duplice” in quanto d’Ors, classe 1963 e molte opere all’attivo, si è reso disponibile a parlare nella sua breve permanenza a Trento in due diverse occasioni: prima nella cornice letteraria del SIR al Liceo scientifico Galilei, che collabora da quest’anno con il Dipartimento, poi in forma più privata e “filosofica” incontrando alcuni studiosi nella biblioteca del Liceo scientifico Da Vinci, partner ormai da alcuni anni nell’organizzazione del Seminario. Il fatto è che d’Ors incarna una combinazione singolare: autore di formazione squisitamente romanzesca, moderna ed europea, capace di unire il riso, la poesia e l’erotismo in pagine di solida grazia prosastica, egli è al tempo stesso sacerdote, cappellano d’ospedale a Madrid e, dal 2014, fra i trenta consultori di Papa Francesco nel Pontificio Consiglio per la Cultura. 
Così, se nel primo incontro a prevalere è stato lo scrittore con le sue dichiarazioni di poetica e di adesione a una tradizione letteraria che mette al centro l’esplorazione dell’identità umana facendone «epica dell’individuo», nel secondo sono emerse per lo più le qualità spirituali di un uomo che nell’ascolto e nella meditazione ha trovato la chiave di un cristianesimo capace di affrontare le falle esistenziali della contemporaneità. 

È tuttavia impossibile scindere le due anime di questo artista ed ecclesiastico, giunto di recente a un successo da scrittore di bestseller con il breve saggio “Biografia del silenzio” (trad. it. di D. Manera, Vita e Pensiero 2014), una riflessione autobiografica sul meditare come «incontro fiducioso e perseverante con il maestro interiore». Nel primo dei due interventi trentini egli ha infatti affermato che «il romanzo è nostalgia dell’unità, la stessa unità cui aspiriamo in quanto esseri umani. Il romanziere», come ad esempio i suoi amati Hermann Hesse, Milan Kundera e Franz Kafka, «si muove nella frattura, nelle tenebre in cui viviamo e, con attitudine sapienziale, si dispone ad accogliere la realtà, dando voce alla nostra aspirazione di ritrovare l’unità perduta, la luce.»
Non è un caso che le tre parole che d’Ors considera fondamentali per la pratica artistica, la «fonte», la «sete» e la «notte», accomunino l’esperienza estetica a quella estatica: «Tutti cerchiamo una fonte, la si chiami Dio o pienezza, e anche ogni artista cerca sempre, in qualche modo, di avvicinarsi a questa fonte. E il nostro cammino attraverso le tenebre ci può portare alla fonte soltanto se abbiamo sete: più sete abbiamo, più ci avvicineremo alla fonte.» Il romanziere, dal canto suo, persegue questo obiettivo con gli strumenti che gli sono propri, ossia «l’immaginazione e la fantasia», e secondo d’Ors ciò che il poeta può dirci sulla vita umana non è meno importante di quello che ci può dire uno scienziato.

Per d’Ors si diventa scrittori solo se si è innanzitutto lettori: richiamandosi a Thomas Mann, ha affermato che l’«ammirazione» è il più nobile e fecondo fra i sentimenti che l’arte può suscitare, poiché è la nostra ammirazione di lettori che ci può spingere a proseguire nel solco di quelli che eleggiamo nostri maestri. È così che, attraverso l’imitazione e la disciplina, ci facciamo appunto discepoli in un modo non troppo diverso da chi persegue una ricerca interiore attraverso la religiosità. Del resto, osserva d’Ors, «un buon romanzo è tale solo se chi l’ha scritto ha una vita interiore», la stessa che coltiva chi vive con passione e autenticità il proprio cammino spirituale.
I libri di d’Ors pubblicati finora in Italia sono, da questo punto di vista, un viatico esemplare: l’esordio con i racconti del “Debutto” (trad. it. di I. M. Pop, Aìsara 2012) è un omaggio affettuoso ai propri maestri letterari e al tempo stesso uno scherzoso superamento degli stessi. “Le avventure dello stampatore Zollinger” (trad. it. di M. Straquadaini, Quodlibet 2010) è il lungo racconto, più maturo e organico nell’elaborazione della propria estetica, di una vita alla ricerca del proprio destino. E l’ultimo libro uscito pochi mesi dopo la “Biografia del silenzio”, il romanzo breve “L’amico del deserto” (trad. it. di M. Magliani, Quodlibet 2015), è il tentativo riuscito di unire la dimensione romanzesca, non priva di mistero, con quella della ricerca spirituale attraverso la storia di un uomo che scopre nella fascinazione per il deserto la via del silenzio interiore.
L’auspicio di noi coordinatori del SIR è che quell’«umile omaggio alla luce» che l’opera di d’Ors aspira ad essere possa trovare sempre più lettori, esperti e non, e che la tappa trentina abbia costituito un contributo in tal senso.