©Aamon | fotolia.com

Formazione

RIPENSARE L'IDENTITÀ UMANA

L’Università di Trento ospita il filosofo-etologo Roberto Marchesini

18 ottobre 2018
Versione stampabile
di Luca Liberatore
Divulgatore scientifico, autore del libro “Un ritorno inatteso. La sorprendente scienza della de-estinzione”

L'essere umano è un animale ibrido. Questo è il punto centrale della riflessione di Roberto Marchesini. Per avvicinarsi ad esso, Marchesini ci invita a una riflessione interdisciplinare che vede coinvolte diverse materie come l'etologia, l'evoluzionismo, l'antropologia filosofica (solo per citarne alcune). Nel corso della conferenza, Marchesini ha spiegato come da centinaia di anni l'uomo occidentale abbia presentato la propria genealogia in opposizione a quella animale. L'antropologia filosofica di Marchesini è però di tutt'altro avviso. Rifacendosi ad approfonditi studi evoluzionistici ed etologici, Marchesini ha gioco facile nel sostenere che la nostra specie ha una genealogia in comune con gli altri esseri viventi. Certo, non si può negare che gli esseri umani abbiano abilità molto particolari, ma il punto è che ogni specie possiede caratteristiche uniche, come vuole l'evoluzione. 

Eppure molti umanisti sono propensi a distorcere la teoria darwiniana pur di salvare l'unicità umana. Essi sembrano accettare l'evoluzionismo, ma vi aggiungono considerazioni del tipo “all'inizio anche l'uomo era un animale, ma nel tempo si è evoluto” oppure “l'uomo è in cima alla scala evolutiva”. Valutazioni di questo genere sono accomunate dall'idea fuorviante che evoluzione significhi allontanamento dalla condizione animale. In questa visione, l'animalità è considerata la controparte del progresso, dello sviluppo, del perfezionamento. 

Marchesini ci assicura che non è affatto così. La storia evolutiva della nostra specie non è caratterizzata dall'allontanamento dall'animalità ma, al contrario, dall'interazione con diversi tipi di animalità. Un esempio fra tutti è quello che riguarda la domesticazione del lupo. Quando si discute di questo tema, si è soliti sottolineare quanto l'uomo abbia cambiato il lupo (fino a ottenere da esso le attuali varietà canine), ma non si riflette mai su quanto la domesticazione del lupo abbia cambiato la natura e l'autopercezione dell'uomo. Esiste una disciplina specifica che studia la relazione fra l'essere umano e le altre specie in un'ottica di reciproca influenza: essa prende il nome di zooantropologia e, in questo campo, Marchesini è un pioniere.

In quest'ottica riusciamo anche a comprendere qual è il fulcro del post-umanismo, la filosofia di cui Marchesini si fa promotore. L'umanismo è quella corrente culturale che vede l'uomo come un'entità isolata, unica, autoreferenziale. La filosofia post-human si propone invece di riconoscere i debiti formativi verso le alterità che hanno determinato la nostra identità di esseri umani. Queste alterità sono principalmente quella animale e quella tecnologica. Possiamo infatti applicare lo stesso ragionamento della domesticazione del lupo al rapporto fra la nostra specie e la tecnologia. Ingenuamente, si è soliti pensare che l'utilizzo degli strumenti si limiti a soddisfare le nostre esigenze, senza che esso cambi la nostra natura. Ma non è affatto così. Si pensi ad esempio al fatto che l'avvento del digitale sta modificando diversi aspetti psicologici delle nuove generazioni (nello specifico, si è riscontrata una riduzione di empatia). Marchesini sostiene che tutto ciò è spiegabile partendo dal presupposto che non è lo strumento che si adegua al corpo, ma è piuttosto il contrario. In altre parole, la tecnologia non si limita a potenziare le abilità umane, ma richiede piuttosto un adattamento da parte dell'uomo. L'insieme degli adattamenti richiesti si iscrivono così nella natura umana. 

L'uomo dunque non si è “fatto da sé” e non è nemmeno in cima ad un'ipotetica scala evolutiva, ma è immerso in una rete di relazioni con alterità che lo definiscono. Il postumanismo di Roberto Marchesini è un invito a superare l'antropocentrismo (l'egocentrismo dell'uomo), a guardare l'alterità come parte della nostra identità. Per scoprire l'identità umana non dobbiamo isolare idealmente l'uomo, ma al contrario includere nella riflessione i compagni biologici e tecnologici che accompagnano la nostra esistenza. 

Roberto Marchesini (Centro Studi Filosofia Postumanista e Istituto di Formazione Zooantropologica) ha tenuto martedì 25 settembre a Trento, presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, una conferenza dal titolo Umano, postumano, umanoide. L'incontro fa parte del ciclo di seminari "Identità umana e robotica androide" promosso e organizzato dal Centro di Studi e Ricerche “Antonio Rosmini” e dalla Scuola di dottorato Culture d’Europa del Dipartimento di Lettere e Filosofia del'Università di Trento. Responsabili scientifici: Carlo Brentari e Paolo Marangon.