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Formazione

LA FIABA COME STRUMENTO RIABILITATIVO

Le proposte del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione per la Settimana europea della dislessia

14 novembre 2018
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di Paola Venuti e Antonella Ammirati
Paola Venuti è professoressa e direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive e responsabile scientifica ODFLab dell’Università di Trento. Antonella Ammirati è assistente alla ricerca presso lo stesso dipartimento.

Il termine “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” (DSA) si riferisce ad un gruppo eterogeneo di caratteristiche legate a significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità scolastiche di base, quali la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo, non imputabili primariamente a deficit sensoriali primari, a disabilità grave, a svantaggio psicosociale o inadeguato ambiente educativo e comunque definibili in base alla difficoltà marcata nel raggiungere i criteri attesi di apprendimento, rispetto alle potenzialità cognitive della  persona.

Questo tipo di diversità del neurosviluppo implica un problema di automatizzazione delle abilità strumentali di base che richiede alla persona maggior dispendio di risorse attentive, aumentando la possibilità di perdita della concentrazione e di affaticamento, che si traducono nella necessità di tempi esecutivi più lunghi per rispondere alle richieste. In Italia si stima che il valore medio d’incidenza della diagnosi sia intorno al 4-5%, questo richiede sia per le famiglie sia all’interno dei percorsi scolastici un processo di creazione di percorsi e modalità d’intervento idonee alle caratteristiche di questi profili funzionali. 

Prima della Legge 170/2010, che riconosce e garantisce il diritto allo studio degli studenti con DSA, le manifestazioni del disturbo erano spesso confuse con scarsa motivazione, pigrizia e mancanza di esercizio. Molto spesso, invece, chi ha un DSA riporta l’esperienza di non raggiungere mai i risultati attesi nonostante il forte impegno. La ripetizione di questo vissuto può portare a sentimenti di bassa autostima e allo sviluppo di una psicopatologia internalizzante (ansia o depressione) con il rischio di abbandono del percorso scolastico o di ripiego su offerte formative errate. Molti studi hanno dimostrato che la precocità del riconoscimento del disturbo e la possibilità di usufruire di modalità di accesso, elaborazione dei contenuti e valutazione maggiormente inclusive favoriscono una miglior qualità dell’esperienza scolastica, il desiderio di ambire a percorsi formativi di più alto livello e un minor impatto del disturbo sulla quotidianità della persona. 

La fiaba è un tipo di narrazione. Questa capacità ha un ruolo importante nello sviluppo poiché, i racconti, prodotti o ascoltati, sono veicolo per il bambino di conoscenze sulla sua realtà socio-relazionale e sulla propria identità individuale. Attraverso la fiaba, dunque, si semplificano le situazioni, si suggeriscono simbolicamente al bambino modalità con le quali può fronteggiare paure e problemi che si trova ad affrontare, reinterpretando il mondo in modo da rassicurare il bambino e dargli una speranza circa le proprie possibilità.

È dunque uno strumento che nella relazione si presta come una sorta di terreno sul quale pensare, produrre sentimenti, proiettare ansie, paure, incoraggiando intuizioni nuove sul sé. Il racconto è, inoltre, uno strumento che permette di lavorare sullo sviluppo del linguaggio. La capacità di riflessione sugli aspetti legati alla distinzione, all’analisi, al confronto e all’operare con i suoni che compongono le parole (competenza metafonologica) è spesso deficitaria nei bambini con dislessia. I training sugli aspetti metafonologici sono molto importanti in fase riabilitativa ma soprattutto di prevenzione, nel senso che scarse competenze in questo ambito nei bambini della scuola primaria rappresentano un indicatore di rischio di un possibile problema specifico di letto-scrittura.  

È per questi motivi che il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione ha individuato la fiaba come mediatore che racchiude la sinergia tra potenziale e collaborazione: potenziale perché si è voluto lavorare sul testo, in apparenza emblema delle difficoltà di un bambino dislessico, ma con un approccio nuovo che racchiude in sé lettura, gioco, ricerca di significati, confronto, riflessione, uso delle immagini, e che può dunque evidenziare potenzialità incrementate dal contesto collaborativo del piccolo gruppo, che ha favorito l’accesso e la condivisione di aspetti emotivi. 

Si è scelto di coinvolgere oltre ai ragazzi stessi, attori protagonisti del loro percorso verso il successo formativo, i principali riferimenti adulti in modo da accrescere la sensibilità e la consapevolezza circa il loro ruolo di guide facilitatrici rispetto alla possibilità che i ragazzi possano crescere e studiare in un ambiente che gli permetta di esprimere le proprie potenzialità invece che evidenziarne i limiti. Tutto questo in linea con il filo conduttore della manifestazione a livello nazionale, ossia la sinergia tra potenziale e collaborazione: cooperare per imparare a valorizzare il potenziale di ciascuno.

In occasione della European Dyslexia Awarenees Week 2018 e della terza edizione della Settimana Nazionale della Dislessia (1-7 ottobre 2018), il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento ha proposto alcuni workshop rivolti a ragazzi, genitori e docenti, che rispecchiano le diverse modalità di intervento e di supporto messe in campo da ODFLab nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.