Paesaggio islandese. Foto Adobe Stock

Formazione

Le saghe islandesi

Dai racconti di un mondo nordico avvolto nella leggenda al moderno fantasy

16 marzo 2021
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di Fulvio Ferrari
Professore ordinario del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento

Diceva Borges che gli islandesi inventarono il romanzo nel XII secolo, ma che questa scoperta restò sconosciuta al resto d’Europa e rimase quindi sterile. L’immagine è indubbiamente suggestiva, ma – come spesso capita con le immagini suggestive – non del tutto aderente al vero. Le saghe islandesi, certo, sono narrazioni in prosa, ma sarebbe piuttosto azzardato sostenere che qualsiasi narrazione in prosa sia un romanzo. Soprattutto, l’equiparazione tra saga e romanzo rischia di fare perdere di vista quanto c’è di originale nel fenomeno delle saghe.

In un corpus davvero impressionante – parliamo di centinaia di testi – le differenze sono molte e notevoli. Alcune saghe, effettivamente, sembrano essere state composte in un modo abbastanza simile a quello con cui vengono scritti i moderni romanzi storici: personaggi d’invenzione sono fatti agire in un credibile mondo narrativo che viene ricostruito sulla base della memoria della comunità. È questo, per esempio, il caso della Saga di Hrafnkell.

Nella maggior parte delle saghe, tuttavia, i personaggi non sono inventati, ma sono figure del passato storico o leggendario nordico, ed è difficile per noi, oggi, capire quanto il pubblico medievale ritenesse “veri” i racconti su queste figure del passato. Certo, noi fatichiamo a credere che il futuro poeta Egill Skallagrímsson abbia rivelato le sue doti improvvisando un complicato componimento scaldico all’età di tre anni, come si racconta nella sua saga, ma altrettanto mirabolanti prestazioni caratterizzavano i futuri santi nei racconti a carattere agiografico, e i confini tra meraviglioso cristiano e il meraviglioso tout court erano spesso assai labili nella cultura medievale.

Altre saghe, ambientate in un mondo nordico ancora avvolto nella leggenda, prima della nascita dei grandi regni scandinavi e della conversione al Cristianesimo, non hanno niente da invidiare ai moderni romanzi fantasy: gli eroi si avventurano in terre misteriose abitate da troll e da stregoni, devono combattere contro morti ritornati in vita e assetati di sangue, incontrano sulla loro strada divinità camuffate da viandanti o da boscaioli.

Non c’è da stupirsi se gli “inventori” del fantasy moderno, William Morris, E.R. Eddison e J.R.R. Tolkien, si sono largamente ispirati a questi racconti per dare vita ai loro mondi narrativi. E dopo di loro un autore di fantascienza e fantasy come Poul Anderson ha attinto alle saghe sugli antichi sovrani scandinavi – saghe a carattere storico, ma ricche di episodi magici e soprannaturali – per comporre due dei suoi romanzi più noti: “L’ultimo vichingo”, su re Harald “lo spietato” di Norvegia, e “Madre di re”, sulla regina-maga Gunnhild.

Le saghe, però, non hanno affascinato solo gli autori di fantasy: fin dalla loro “scoperta”, quando i testi islandesi hanno cominciato a essere tradotti nelle lingue europee più diffuse, le saghe sono state fonte di ispirazione per scrittori di diverse nazionalità e scuole letterarie: a inizio dell’Ottocento Walter Scott ne trasse la materia per il romanzo “Il pirata” e Friedrich de la Motte Fouqué scrisse un’ampia rielaborazione in tedesco della Saga di Gunnlaug “lingua di serpe”. Un successo internazionale fu la – oggi dimenticata – rielaborazione drammatica dello svedese Esaias Tegnér della Saga di Friðþjófr “l’audace” e al mondo delle saghe nordiche si ispirarono l’americano Henry Wadsworth Longfellow per la ballata “Lo scheletro in armatura” e i norvegesi Ibsen e Bjørnson per i loro drammi storici. In epoca più recente credo basti citare la riscrittura parodica e antieroica della Saga dei fratelli giurati pubblicata nel 1952 da Halldór Kiljan Laxness (premio Nobel 1955) con il titolo “Gerpla” e il best-seller dello scrittore americano William T. Vollmann “La camicia di ghiaccio” (1990), unitamente all’ampio uso delle saghe nel cinema, nelle serie televisive e nei fumetti per rendersi conto di come questi testi di un passato lontano svolgano ancora un ruolo vitale nella cultura contemporanea.

Il 18 febbraio si è svolto su piattaforma Zoom il seminario Le saghe islandesi, tenuto dal professor Fulvio Ferrari, all’interno del ciclo SIR XIII - Seminario Internazionale sul Romanzo 2021. Chi non ha potuto partecipare all’incontro può seguirlo alla pagina di presentazione del ciclo.
Il Seminario Internazionale sul Romanzo è dedicato quest’anno a “Storia e preistoria del romanzo. Incontri e scambi tra civiltà”. Gli incontro proseguiranno fino al 20 maggio 2021.