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Formazione

CONOSCERE LA MUSICA DEL NOVECENTO

Fino a maggio all’Università di Trento una rassegna di lezioni-concerto sulle opere musicali del XX secolo

13 aprile 2016
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di Marco Uvietta
Docente di Musicologia e Storia della musica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

Chi ha paura del Novecento? Una domanda semplice e diretta che costringe a riflessioni di ampio respiro, anche qualora riferita solo all’ambito della creazione musicale. Forse ognuno di noi ha “paura” di qualche aspetto del secolo scorso, persino chi ha assunto a slogan l’acritica equazione “moderno uguale bello”. Nel Novecento ci si è abituati a non sapere come funziona la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano: la loro perdita ci terrorizza, perché non sapremmo come riprodurli. L’“effetto Robinson Crusoe” sarebbe devastante, perché la tecnica – la capacità di creare strumenti di adattamento – è stata rimpiazzata da una sorta di tecnologia autoreferenziale. Uno dei compiti del tecnologismo contemporaneo è fare in modo che, creato un bisogno, non venga mai a mancare la tecnologia per soddisfarlo; ma la funzione estetica non è compresa né nel catalogo delle necessità né in quello dei bisogni indotti. Oggi, l’ignoranza dei meccanismi di “funzionamento” della comunicazione artistica è socialmente ammessa (talvolta addirittura approvata), ma l’opera d’arte musicale contemporanea, anziché cadere nell’indifferenza, continua a suscitare “paura”, mentre un tempo suscitava ammirazione.

Cos’è cambiato? Si è prodotto un eccesso di intellettualizzazione dell’atto creativo (si potrebbe dire un “tecnologismo artistico”), che nell’intento di spiegare se stesso ha determinato un allontanamento dalle proprie funzioni primarie. Un approccio fenomenologico privo di preconcetti consente di prendere contatto con l’opera in sé, nelle sue qualità costitutive e nei suoi scopi. La scienza (non lo scientismo) può costituire un valido ausilio per capire com’è fatto l’oggetto sonoro e come funziona, mettendo fra parentesi falsi problemi, mitologie estetiche, pose snobistiche, astratte dichiarazioni d’intenti. L’osservazione razionale del fenomeno musicale in quanto oggetto sonoro consente di concentrarsi sulla sua natura materiale, sulla componente timbrica, sugli aspetti formali, sui fattori ricorrenti, sul decorso temporale degli eventi sonori.

La diffidenza nasce da una forma di ignoranza che spesso la cultura stessa, erigendo torri d’avorio, ha contribuito a creare. L'iniziativa “Chi ha paura del Novecento?” propone quattro “antidoti” alla diffidenza, per affrontare altrettante opere selezionate nel vasto repertorio dei capolavori della seconda metà del XX secolo. Nessuno sconto per l’ascoltatore e nessuna “catechesi”: se si vuole combattere la paura, bisogna affrontare i “mostri” più temibili, ma selezionandoli fra quelli che hanno lasciato un segno nella storia. L’unico scopo di questa iniziativa è combattere la paura: dopo questa esperienza ognuno potrà decidere se continuare ad escludere dalla propria vita quotidiana questa musica. Un esperto di rettili forse ci convincerebbe a non averne paura, ma non per questo dovremmo tenere serpenti in casa. Forse invece qualcuno resterà soggiogato dal loro fascino irresistibile. In fondo “il bello non è che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora, lo ammiriamo anche tanto, perch’esso calmo, sdegna distruggerci” (Rilke, Elegie duinesi, 1).

Fra il 20 aprile e il 26 maggio 2016 si svolge a Trento la serie di lezioni-concerto “Chi ha paura del Novecento? Scienza e musica di ieri: quattro antidoti alla diffidenza”. L’iniziativa, che rientra nel percorso formativo - piano strategico di ateneo, è organizzata dal Laboratorio di Filologia musicale del Dipartimento di Lettere e Filosofia, dal Dipartimento di Fisica, dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica e dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento, ed è frutto della collaborazione con il Collegio di merito “Bernardo Clesio”, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, la Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, l’Associazione culturale “I Minipolifonici” e il Conservatorio di musica “F. A. Bonporti” di Trento. Responsabile scientifico: professor Marco Uvietta.