Beatrice Nonni durante il suo Erasmus a Lipsia. @Beatrice Nonni

Internazionale

In Germania senza barriere con Erasmus+

Beatrice racconta la sua esperienza all’Università di Lipsia

17 gennaio 2019
Versione stampabile
di Francesca Briani
Lavora presso la Divisione Relazioni Internazionali dell’Università di Trento.

Erasmus+ Studio è il più noto programma di mobilità internazionale a livello universitario e permette di trascorrere un periodo di studio da 3 a 12 mesi nei 28 Paesi dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Turchia, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Svizzera (che partecipa indirettamente al programma) e Serbia (dal 2019/2020).
Grazie ai fondi dell’Unione Europea e del MIUR, lo studente gode di una borsa di studio mensile differenziata a seconda del costo della vita del paese di destinazione e di un contributo integrativo sulla base dell’Isee. Gli studenti con bisogni speciali inoltre possono ricevere un ulteriore contributo basato sui costi reali affrontati all’estero. L’esperienza di Erasmus Studio o di Erasmus Tirocinio può essere ripetuta fino ad un massimo di 12 mesi per ciascun ciclo di studio (24 mesi in caso di laurea magistrale a ciclo unico).

Beatrice Nonni, studentessa del Dipartimento di Lettere e Filosofia, ha colto al volo questa opportunità.

Bentornata Beatrice! Hai voglia di presentarti?
Ciao, mi chiamo Beatrice Nonni, sono una studentessa dell’Università di Trento iscritta al corso di laurea in Lingue moderne. Ho una disabilità motoria dovuta a problemi neurologici che mi costringe in sedia a rotelle per cui necessito di assistenza nelle azioni quotidiane. 
Da aprile a settembre dello scorso anno ho studiato in Germania presso la Universitaet Leipzig.

Quando ti è venuta l’idea di partire?
Fin dai tempi del liceo avrei voluto vivere un periodo all’estero, per ampliare le mie conoscenze e aprire la mente verso altre culture. Ero però consapevole che non avrei potuto affrontare da sola i costi connessi a un’esperienza di questo tipo, vista la mia necessità di un accompagnamento costante. Ora, all’Università, grazie ai fondi europei destinati agli studenti con bisogni speciali, ho potuto realizzare il mio sogno.

Com'è stata l’organizzazione del soggiorno?
Non nascondo che l’iter organizzativo della trasferta sia risultato complesso e dispendioso in termini di tempo, in particolare nella ricerca della persona che avrebbe dovuto assistermi durante il periodo di permanenza all’estero. Con l’aiuto della Divisione Relazioni Internazionali e del Servizio Inclusione dell’università, ho dovuto inoltre verificare l’accessibilità delle strutture universitarie (mense, studentati) e del trasporto pubblico.
Affrontare per la prima volta un periodo lungo in un contesto completamente nuovo mi ha messo di fronte a dubbi e paure, ma dopo un periodo di adattamento relativamente breve, supportata inizialmente anche dalla presenza di mia madre, sono riuscita ad inserirmi nel mondo universitario tedesco e a creare relazioni con gli altri studenti e con i professori.
È stata un’esperienza incredibile perché mi sono messa alla prova nella quotidianità che prima di allora avevo affrontato solo in presenza dei miei familiari e dei miei amici. Le persone che ho conosciuto hanno saputo coinvolgermi in tutti gli aspetti della vita, dallo studio al divertimento, facendomi sentire accolta come una persona e non come una disabile.

Perché Lipsia?
Ho optato per Lipsia perché offriva un percorso didattico affine al mio e soddisfaceva inoltre alcuni miei interessi personali. Il corso più interessante che ho seguito, Kulturstudien, si basa su un approccio interculturale più moderno dell’insegnamento del tedesco come lingua straniera, anche prendendo in considerazione le differenze culturali che possono influire nell'apprendimento. Anche le lezioni si contraddistinguono per il carattere pratico e il forte coinvolgimento richiesto agli studenti, rispetto alla classica lezione frontale.
I docenti dei corsi che ho scelto si sono dimostrati totalmente disponibili ad adottare tutte le misure compensative per mettermi nella condizione di partecipare attivamente come gli altri.

Cosa consiglieresti a chi si trova nella tua situazione?
Andare in Erasmus è una scelta che assolutamente suggerisco di fare a tutti. In particolare ai ragazzi con esigenze speciali consiglio di approfittare di questa possibilità perché il confronto con i propri limiti fisici e le proprie potenzialità stimola la ricerca e la scoperta di una nuova autonomia.

E ora, cosa pensi di fare?
Senza dubbio, ripartire. Infatti ho già fatto domanda per un’altra borsa Erasmus, visto che il programma offre questa opportunità.


In Germany barrier-free with Erasmus+ 
Beatrice talks about her experience at Lipsia University

Erasmus+ Study is one of the most popular international mobility programmes at university level and gives students the opportunity to spend a study period of 3 to 12 months in one of 28 countries of the European Union, Norway, Iceland, Liechtenstein, Turkey, the ex- Yugoslavian  Republic of Macedonia, Switzerland, (that indirectly takes part in the programme) and  Serbia (since 2019/2020). Thanks to European Union and MUIR funding, students can benefit from a monthly grant which is adapted to the cost of living in the destination country, taking into account their Isee contribution (Economic condition indicator). Moreover, students with special needs can receive an additional contribution based on the real costs they face abroad. This Erasmus Study or Erasmus Placement  can extend to a maximum of 12 months for every study cycle (24 months in the case of a 5-year single cycle master’s degree).

Beatrice Nonni, a student of the Department of Letters and Philosophy, jumped at this opportunity.

Welcome back Beatrice! Would you like to introduce yourself?
Hi, my name’s Beatrice Nonni, I’m an undergraduate at Trento University, enrolled on a Modern Languages degree course. I have limited mobility caused by neurological problems that make it necessary for me to use a wheelchair. This means I need assistance in carrying out everyday tasks. Last year I studied at the Universitat Leipzig from April to September. 

When did you get the idea to do this?
Since high school I have wanted to spend a period of time abroad, to improve my skill set and open my mind to other cultures.  I was, however, aware  that I couldn’t take on the costs associated with this type of experience on my own, seeing as how I need constant support and help. Now, thanks to European funding destined for students with special needs, I have been able to realize my dream at university. 

What has the organization of the stay been like?
I won’t hide the fact that the organizational process of the study visit has been complex and time-consuming, in particular in finding people who could provide support to me during my stay abroad. With the help of the university International Relations Division and the Inclusion Service, I have had to verify the accessibility of the university facilities (canteens, student accommodation), as well as public transport.

Dealing with a long stay in a completely new context has made me face head-on my doubts and fears, but after a relatively brief adaptation period, initially supported by my mother’s presence, I succeeded in settling into the German university world and in creating a rapport with other students and with the professors. It has been an incredible experience because I have put myself to the test  in everyday life, something that I would only have tackled in the presence of my close family and my friends beforehand. The people that I have met managed to involve me in every aspect of everyday life, from studying to recreation, making me feel accepted as a person, not only as a person with a disability.

Why Lipsia?
I opted for Lipsia because it offered a teaching programme similiar to my own (in Italy) and it also fulfilled other personal interests of mine. The most interesting course that I attended, Kulturstudien, is based on a more modern intercultural approach than the teaching of German as a foreign language, additionally taking in consideration the cultural differences that can influence the learning process. The lessons are characterized also by their practical bias and by the intense involvement  required of the students, compared to the classical lecture format.

The professors on the degree course that I chose, were totally open to adopting any compensory measure needed to enable me to participate as actively in the lessons as the others. 

How would you advise others in your situation?
Going on Erasmus is a choice that I would recommend everyone to make. In particular, I would advise young people with special requirements to make the most of this possibility because confronting yourself with your own physical limits and potential stimulates exploration and discovery of a fresh autonomy. 

And now, what do you intend to do?
Go off again, without a doubt. In fact I have already applied for another Erasmus grant, as the exchange programme offers this opportunity.