Credits: #85982714 | @veneratio, fotolia.com

Internazionale

UN ORDINE GIURIDICO MONDIALE?

Nella lectio della giurista Mireille Delmas Marty la proposta di condividere le responsabilità a livello globale

29 gennaio 2016
Versione stampabile
di Giovanni Francesco Perilongo
Dottorando in Studi Giuridici Comparati ed Europei presso l’Università di Trento.

Un Ordine giuridico mondiale, un insieme di regole praticabile nel presente e sostenibile nel futuro, che tenga conto delle peculiarità dei diversi ordinamenti e al contempo riesca a vincolare tutti gli attori della scena internazionale. Questo ha cercato di immaginare Mireille Delmas Marty (photo credits Collège de France), credits: www.college-de-france.frprofessoressa emerita del Collège de France, nel corso della lectio magistralis tenutasi lo scorso 16 dicembre presso la Scuola di Studi internazionali dell’Università di Trento e organizzata in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo.

In una relazione densa di riferimenti storici e filosofici, la docente ha disegnato la mappa di un ambizioso percorso teso a mettere ordine nel caotico scenario internazionale. «L’idea di un Ordine giuridico mondiale può apparire incongrua» – ammette Delmas Marty – «in un momento come questo, nel quale l’Unione europea si mostra più fragile che mai, il Medio Oriente è messo a ferro e fuoco, i flussi migratori si sono trasformati in una catastrofe umanitaria e l’Africa è squassata dalle guerre civili». Eppure l’attuale disordine mondiale è una sfida cui il giurista – al pari degli studiosi di altre discipline – è chiamato a rispondere, offrendo la propria chiave di lettura. La difficile congiuntura internazionale diventa così il segno di una metamorfosi, «letteralmente, una trans-formazione verso un ordine giuridico di scala globale». 

Tale trasformazione può compiersi innanzitutto tramite la definizione di tecniche e di logiche giuridiche nuove, che impediscano la frammentazione delle norme e il conseguente relativismo dei valori. Alcune di queste tecniche giuridiche sono utilizzate già oggi, come ad esempio il cosiddetto «margine nazionale di apprezzamento» elaborato dalla Corte europea dei diritti umani o il principio delle «responsabilità comuni ma differenziate» su cui si fondano gli accordi internazionali sul clima. Secondo Mireille Delmas Marty queste tecniche consentono di creare un tessuto normativo solido ma duttile, un diritto flou, il cui contenuto e i cui tempi di attuazione possano variare in funzione del suo contesto applicativo.

La metamorfosi immaginata da Mireille Delmas-Marty passa poi attraverso la costruzione di un meccanismo di condivisione delle responsabilità a livello globale. Nota infatti la studiosa che «nella pratica, la responsabilità si disperde man mano che gli attori si diversificano […]. Il risultato è l’inefficacia, cioè la sostanziale impossibilità di sanzionare la violazione di norme internazionali». Perché ciò non accada, perché l’Ordine giuridico mondiale sia davvero «co-responsabile», è necessario innanzitutto uno sforzo di chiarezza anche terminologica, affinché il significato e la portata della «responsabilità» siano intesi ovunque in modo uniforme. Sono poi indispensabili una nuova ripartizione di competenze tra giurisdizioni nazionali e internazionali, che ponga fine all’egemonia delle legislazioni domestiche dei Paesi più forti, e l’elaborazione di nuove forme di azione in giudizio, che garantiscano una tutela più incisiva per le vittime degli illeciti internazionali.

Infine, il nuovo Ordine giuridico mondiale dovrà fare i conti con l’incessante evoluzione tecnologica e con il concetto di «sostenibilità nel tempo», dunque con il dovere di anticipare l’impatto delle nostre decisioni sulle «generazioni future». «Per evitare di cadere nell’arbitrio» - chiarisce Delmas-Marty - «l’idea di un ordine ‘evolutivo’ può essere accolta, ma a condizione di orientare l’evoluzione e limitare l’anticipazione»; a condizione cioè di tracciare un percorso per l’evoluzione dell’Ordine giuridico che assicuri al contempo la ponderazione dei rischi legati allo sviluppo tecnologico e il rispetto delle libertà fondamentali.

La giurista francese ha concluso invitando gli studenti e i colleghi a cogliere la sfida posta dal disordine mondiale; di più, a «far forza sull’attuale mobilitazione contro la deregolamentazione climatica per concepire e sviluppare una politica mondiale per la protezione dei beni comuni».