Foto AdobeStock

Internazionale

Il suffragio femminile negli Stati Uniti

Una lezione di Marjorie Spruill nel centesimo anniversario dalla conquista del diritto di voto alle donne

1 dicembre 2020
Versione stampabile
di Giovanna Covi
Professoressa del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

Cento lunghi anni, esatti, ci sono voluti per avere una donna alla vicepresidenza degli USA, essendo questo l’anno del centesimo anniversario del XIX Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America che nel 1920 conferì il diritto di voto alle donne. In questi giorni in cui anche dall’Italia abbiamo rivolto agli USA uno sguardo attento, è risultato tangibile quanto i cambiamenti sociali e politici che nutrono il processo democratico siano sempre faticosi, lenti e contrastati.

È fitta di intralci anche la storia del suffragio femminile, ostacoli che ci mettono di fronte forza e limiti delle politiche identitarie. È una storia che non possiamo semplificare se vogliamo capire le tensioni del presente: fra i movimenti pro-choice e pro-life, fra le elettrici democratiche e repubblicane, oltre a quelle che attraversano le divisioni razziali, economiche, linguistiche e religiose che vanno sempre tenute in conto nel cammino verso la democrazia.

Nella lezione “Women's Rights Movement. 100th Anniversary of U.S. Women's Right to Vote” Marjorie Spruill ci ha ricordato quanto sia utile ritornare alla National Women’s Conference di Houston nel 1977 quando si levò forte la domanda “chi parla per le donne?” che ancora incombe sulla politica contemporanea di là e di qua dell’Atlantico.

Che “la donna” o “le donne” non possano essere il soggetto della nostra comprensione delle differenze di genere è ormai scontato. Tuttavia è facile ricadere nelle semplificazioni e celebrare questo centenario come una storia di successo. Farlo non ci aiuta a comprendere le amare partigianerie elettorali e le violente divisioni ideologiche che oggi paralizzano il processo democratico della sempre imperfetta ma comunque più grande democrazia moderna. Senza attenzione a questa complessità, non ci è dato capire la crescita delle donne conservatrici e il loro ruolo nel Partito Repubblicano, lo scisma fra le elettrici di oggi, spaccate fra liberali diritti delle donne e conservatori valori della famiglia.

Non aiuta concentrarsi soltanto sulla storia di quelle donne che con le loro lotte, assemblee e campagne permisero a molte altre di decolonizzare le loro menti e dirsi come esseri umani con piena cittadinanza nel mondo, perché le politiche di genere sono spesso politiche nazionali.

Aiuta invece spingere la nostra conoscenza verso le laceranti dinamiche interne al movimento delle Suffraggiste, ben prima della nascita ufficiale a Seneca Falls nel 1848, ai primi dell’Ottocento quando comincia una lunghissima storia di cooperazione e armonia ma anche di tradimenti e discriminazioni. Generazioni di Suffraggiste conquistarono il voto per le donne con ripetute richieste, indomita determinazione e capacità di confrontarsi con le diversità regionali, razziali, religiose, di classe, di etnia e anche di modi di fare attivismo. 

La loro lotta è ancora necessaria dopo due secoli: negli Stati Uniti segregazionisti il XIX Emendamento non bastò a garantire il suffragio universale: dieci stati lo rifiutarono nel 1920 e il Mississippi lo ratificò solo nel 1984. La salvaguardia da discriminazioni razziste arrivò solo nel 1965 con The Voting Rights Act, strenuamente difeso dalla compianta Giudice Ginsburg che nel 2013 si trovò in minoranza. In quell’anno la democrazia americana fece un lungo scivolone indietro, con tangibili conseguenze sia nelle elezioni del 2016 che in quelle di quest’anno.

La storia delle Suffraggiste e della loro necessaria battaglia è anche capire come riuscirono a conquistare il consenso degli uomini. Ci vollero molto tempo e strategie diverse nei diversi stati, quindi centinaia di campagne per il suffragio. 

Ci vollero tante donne bianche e donne nere, fra queste le sorelle Grimké, le sole abolizioniste del Sud, Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott che organizzarono la convenzione di Seneca Falls e stesero la Declaration of Sentiments. E ancora Sojourner Truth la leggendaria oratrice nata in schiavitù ma fuggita con la figlia verso la libertà nel 1826; Susan B. Anthony la quacchera che fondò l’Associazione e compì un esemplare atto di disobbedienza civile alle presidenziali del 1872; Harriett Forten Purvis che con le sorelle organizza a Filadelfia un’associazione bi-razziale molto attiva nell’Underground Railroad; Lucy Stone, la prima laureata americana che guidò la lotta per l’abolizionismo.

Ci vollero strategie per superare le enormi difficoltà amministrative (cambiare la Costituzione richiede i 2/3 del Senato e della Camera e la ratifica di ¾ degli stati) e quelle culturali. Il successo venne prima negli stati dell’Ovest (già nel 1869 nel Wyoming e nel 1870 nello Utah), la più strenua resistenza negli stati del Sud a causa dell’alleanza fra Suffraggiste e abolizionisti. Ci vollero anche abilità di gestire argomentazioni opportunistiche quali, da un lato, presentare al Sud il voto alle donne quale garanzia della supremazia bianca, dall’altro sforzarsi di credere che il voto offrisse un’opportunità anche alle afroamericane. 

Onoriamo queste donne chiamandole Suffraggiste, non con il canzonatorio diminutivo britannico Suffraggette: sono loro che hanno concepito una nuova visione del mondo e si sono battute con argomentazioni e azioni spesso pagate con l’arresto per realizzarla. Perché ancora oggi la partecipazione delle donne alla democrazia gioca un ruolo primario. 

A inizio 2020, in occasione del centesimo anniversario del diritto di voto alle donne negli Stati Uniti, l'Ambasciata americana aveva offerto ad alcuni atenei italiani in cui gli Studi Americani sono declinati in un’ottica di genere, fra cui l’Università di Trento, l’opportunità di invitare Marjorie Spruill, Distinguished Professor Emerita presso la University of South Carolina, una voce di fama internazionale per la sua autorevolezza nel campo della storia statunitense. 
Spruill sarebbe dovuta venire a Trento per tenere la sua lezione sul suffragio femminile il 15 maggio: l’attendevano non solo le e gli studenti di Letterature Angloamericane e Studi di Genere, ma anche di Storia Contemporanea, di Studi Internazionali e il gruppo multidisciplinare che si intreccia intorno al Centro Studi di Genere. La pandemia lo ha impedito e quando anche un rinvio parve precluso, l’Ambasciata ha organizzato una lezione a distanza che si è tenuta il 26 ottobre (video disponibile sul sito dell’evento). L’Ambasciata USA ha inoltre organizzato un concorso fotografico che coinvolge le scuole e verrà ospitato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma.


Women's suffrage in the United States
A lecture by Marjorie Spruill on the centennial of women's right to vote

by Giovanna Covi

Professor at the Department of Humanities of the University of Trento.

It took exactly 100 years to elect a woman as vice president of the USA, given that this year marks the 100th anniversary of the 19th Amendment to the Constitution of the United States of America which, in 1920, gave women the right to vote. Days ago, as we watched the American election unfold with interest and apprehension, we have seen how social and political change that feed the democratic process is always slow, discontinuous and complicated.

And the road to women's right to vote was full of obstacles too, which makes us reflect on the power and limits of identity policies. It is a history that we cannot simplify if we want to understand today's tensions: between pro-choice and pro-life movements, between democratic and republican female voters, as well as racial, economic, language and religious tensions, that must always be kept in mind on the path to democracy.

In her lecture “Women's Rights Movement. 100th Anniversary of U.S. Women's Right to Vote”, Marjorie Spruill reminded us of how important it is to go back to the 1977 National Women’s Conference in Houston, when a question was raised: ‘who speaks for women?’, that still lingers on contemporary politics on both sides of the Atlantic.

That the issue of "women" cannot be the sole point of our understanding of gender diversity can now be taken for granted. Yet, it is all too easy to fall for oversimplifications and celebrate this centennial as a success story. Doing it would not help us understand the bitter partisanships and the violent ideological conflicts that paralyze the democratic process in the still imperfect, yet greatest modern democracy. If we ignore this complexity, we may not understand the evolution of conservative women and their role in the Republican Party, the schism among women voters today, divided between liberal women's rights and conservative family values.

It is of no help to focus on the history of those women who, with their fights, their assemblies and their campaigns, enabled many more women to decolonize their minds and be human beings as full citizens of the world, because gender policies are often national policies.

What is useful instead is learning about the rival factions within the Suffragist movement, well before its official birth in Seneca Falls in 1848, in the early Nineteenth century, at the beginning of a long story that blends cooperation and harmony with betrayal and discrimination. The women's right to vote was achieved by generations of Suffragists through insistent demands, fearless determination and their ability to discuss diversity - of origin, race, religion, class, ethnicity - and differing views on activism. 

Their fight is still on, two centuries later: the 19th Amendment did not grant universal suffrage in the United States during the segregation: ten states did not ratify it in 1920, and Mississippi ratified it only in 1984. Only the Voting Rights Act, in 1965, guaranteed protection against racial discrimination, and the late Justice Ginsburg fought for it in 2013, losing her battle. American democracy made a big step backwards that year, which produced a tangible impact on the 2016 election and on this year's election.

Part of the history of the Suffragists movement and of their fight is understanding how they won the support of men. It took a lot of time and different strategies in the various states, which means hundreds of suffrage campaigns. 

It took white women and women of color, among them the Grimké sisters, the only abolitionists in Southern states, and Elizabeth Cady Stanton and Lucretia Mott, who organized the Seneca Falls Convention and authored the Declaration of Sentiments. And it took Sojourner Truth, the legendary orator who was born into slavery but managed to escape to freedom with her daughter in 1826; Susan B. Anthony, the Quaker who founded the Association and committed an act of civil disobedience at the presidential election of 1872; Harriet Forten Purvis who, with her sisters, created a biracial association in Philadelphia that was very active in the Underground Railroad; Lucy Stone, the first female graduate in the USA who led the fight for the abolition of slavery.

It took strategies to overcome administrative difficulties (amending the Constitution requires 2/3 of the Senate and House and ratification by at least 3/4 of state legislatures) and cultural barriers. Western states were the first to implement the new provision (in 1869 in Wyoming and in 1870 in Utah), Southern states were reluctant because of the alliance between Suffragists and abolitionists. It also took the ability to address opportunistic arguments such as, on the one hand, presenting women's suffrage as a guarantee of white supremacy in the South and, on the other, pretending that the vote also represented an opportunity for African-American women. 

Let's honor these women by calling them Suffragists, and not by the British mocking word ‘Suffragettes’: they conceived a new vision of the world and fought for it with arguments and actions for which they were often arrested. The participation of women in democracy is still today of fundamental momentum.

[Traduzione Paola Bonadiman]

At the beginning of 2020, to celebrate the 100th anniversary of women's right to vote in the United States, the US Embassy invited a number of Italian universities that combine American studies and gender studies, including the University of Trento, to host lectures by Marjorie Spruill, Distinguished Professor Emerita at the University of South Carolina, an internationally-renowned authority in American history. 
Spruill was to visit Trento on 15 May to give a lecture on women's suffrage: a much anticipated event for the students of Anglo-American literature and Gender studies, but also for those of Contemporary history, International studies and for the multidisciplinary group that was formed around the Center of Gender Studies. The lecture was cancelled because of the pandemic and could not be rescheduled, so the Embassy organized an online lecture on 26 October (the video is available on the event's website). The US Embassy also organized a photo contest for schools that will be based at the Casa Internazionale delle Donne in Rome.