Palazzo Pretorio nel 1927 ©Archivio fotografico Museo Diocesano Tridentino 

Ricerca

Palazzo Pretorio, le mura raccontano

Una ricerca che ha coinvolto più istituzioni ne ha svelato le diverse fasi costruttive e le trasformazioni subite nel tempo

23 gennaio 2024
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Lorenza Liandru
Supporto alle Relazioni istituzionali

Palazzo Pretorio è uno degli edifici più iconici della città di Trento ed è parte di un complesso monumentale di grande interesse storico e architettonico. Una ricerca interdisciplinare che ha coinvolto anche docenti, studenti e studentesse dell’Università di Trento ne svela ora tutti i segreti. O quasi, perché la storia del Palazzo riserva ancora molte sorprese.  

Austero, merlato, con le mura in pietra a vista e le finestre di varia forma, soprattutto bifore e trifore. Ecco come appare oggi Palazzo Pretorio agli occhi di chi visita piazza Duomo a Trento. Ma il palazzo non è sempre stato così: nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerose e profonde trasformazioni, che ne hanno modificato l’aspetto esterno e interno. Non tutti sanno, ad esempio, che la sua facciata medievale è frutto di un radicale restauro risalente agli anni Cinquanta del secolo scorso. Molte anche le destinazioni d’uso che si sono succedute nel tempo: il palazzo è stato residenza vescovile fino a metà del XIII secolo, sede del Collegio dei dottori, dell’Imperial regio Tribunale circolare e della Direzione del Genio, fino a diventare sede stabile del Museo diocesano tridentino nel 1963. 
La sua centralità nella vita cittadina è sempre stata rilevante, mancava tuttavia uno studio complessivo che potesse aiutare a comprendere la storia dell’edificio, le diverse fasi costruttive e le trasformazioni subite. Per colmare questa lacuna il Museo diocesano tridentino ha avviato nel 2021 un progetto di ricerca interdisciplinare i cui esiti sono stati presentati a inizio dicembre 2023 nel corso di una partecipata giornata di studi. Ne abbiamo parlato con Alessandra Quendolo e Giovanna A. Massari, professoresse del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica ed Elisa Possenti del Dipartimento di Lettere e filosofia. Le tre docenti hanno fatto parte di un gruppo di lavoro coordinato da Domizio Cattoi, conservatore del Museo, che ha visto collaborare professionisti e professioniste, esperti ed esperte afferenti a diverse istituzioni del territorio, tra le quali la Biblioteca e Archivio comunale di Trento e la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Un lavoro di squadra che ha permesso di restituire un’immagine ampia, articolata e in buona parte inedita del Palazzo e della sua storia.

Professoressa Massari, nel progetto di ricerca dedicato a Palazzo Pretorio il Lamarc (Laboratorio di analisi e modellazione dell'architettura rappresentazione e comunicazione) dell’Università di Trento ha avuto un ruolo di primo piano. Ci può illustrare le fasi di questo lavoro?

«Da quasi vent’anni il Lamarc collabora con enti e istituzioni del territorio nell’ambito della rappresentazione architettonica. In questa occasione si è occupato della campagna di rilievo integrale di Palazzo Pretorio: abbiamo prima acquisito ed elaborato i dati topografici, fotogrammetrici e laser scanner, poi restituito queste informazioni attraverso la costruzione di un modello geometrico 3D dell’edificio e la produzione di tavole grafiche in scala 1:100. Volendo usare una metafora, il lavoro di modellazione è stato il telaio che ha connesso le informazioni e reso possibile un’efficace comunicazione dei risultati. Grazie alle informazioni emerse da questo rilievo digitale, allo studio delle stratificazioni costruttive e all'analisi delle fonti archivistiche, è stato possibile creare un primo quadro interpretativo delle diverse trasformazioni che Palazzo Pretorio ha subito nel corso del tempo. Le tavole grafiche, inoltre, saranno strumenti fondamentali per la manutenzione dell’edificio, l’efficientamento energetico e la comunicazione pubblica dei risultati della ricerca»
 

Professoressa Quendolo, lei si è occupata, insieme a Joel Aldrighettoni, dello studio del cosiddetto “Castelletto”. Quali le principali novità emerse?

«Il Castelletto, collocato in una posizione strategica fra l’allora Palazzo Vescovile e la Cattedrale, rappresenta un particolare contesto architettonico, esito di una stratificazione di lungo periodo. L’analisi stratigrafica delle murature, lo studio delle fonti documentali relative ai restauri del XIX e XX secolo, il prezioso confronto con i dati archivistici emersi dallo studio di Franco Cagol e Roberta Iseppi, hanno consentito di comprendere significative fasi costruttive del Castelletto antecedenti al 1071, data di riferimento della consacrazione delle due cappelle in esso presenti. Ma hanno anche permesso di ipotizzare le trasformazioni degli assetti spaziali e distributivi con gli ambienti ad esso attigui. L’elaborazione di fotomosaicature dei perimetrali interni ed esterni, realizzata anche in luoghi difficilmente visibili, e quindi poco indagati fino ad ora, ha reso possibile una visione inedita del complesso architettonico del Castelletto, molto efficace per lo studio e per la narrazione delle diverse vicende costruttive»

Professoressa Possenti, quale interesse ricopre Palazzo Pretorio dal punto di vista archeologico? Inoltre, qual è a suo avviso il valore aggiunto di una collaborazione con un ente culturale del territorio?

«La storia di Palazzo Pretorio inizia ben prima dell’esistenza del palazzo stesso. L’area in cui sorge oggi l’edificio, infatti, è stata frequentata fin dall’epoca romana ed ha conosciuto nel corso dei secoli, seppur con diverse funzioni, una continuità di occupazione. Benché siano ancora molti gli aspetti da indagare, questo studio interdisciplinare ci ha permesso di intravedere una linea evolutiva dell’area prima solo ipotizzata. Dopo l’abbandono di Porta Veronensis – il monumentale ingresso alla Tridentum romana che giace sotto la Torre Civica – la zona subì un lento processo di trasformazione connesso alla fine delle infrastrutture pubbliche romane e alla contestuale edificazione della basilica cimiteriale paleocristiana. L’area assunse quindi una nuova centralità in età medievale in relazione alla presenza di edifici quali il Palazzo Vescovile e la Cattedrale. In merito alla seconda domanda posso dire che il Dipartimento di Lettere e Filosofia collabora da molti anni con il Museo Diocesano Tridentino, la Biblioteca e Archivio comunale di Trento e la Soprintendenza. Queste collaborazioni, attuate mediante le strutture di ricerca e di didattica del Dipartimento come il Labaaf, rendono il nostro Ateneo sempre più parte integrante del territorio»