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Un sismometro costruito in classe

L'Università di Trento ha curato la parte scientifica di un percorso didattico rivolto a quattro scuole superiori trentine

24 gennaio 2024
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Arianna Laneve
Studentessa collaboratrice Ufficio Stampa e Relazioni esterne

Alle 4:50 circa di martedì 23 gennaio, un piccolo sisma del grado 3.5 della scala Richter ha svegliato gli abitanti di St. Johann, nel Tirolo austriaco. L’evento, pur relativamente lontano, è stato registrato dai sismometri didattici installati ai licei Rosmini di Rovereto e Maffei di Riva del Garda. Gli strumenti sono stati realizzati come attività del Laboratorio di Comunicazione delle Scienze fisiche nell’ambito del progetto Sismasens, supportato dalla Fondazione Caritro e coordinato da Fbk. Alberto Lui, ricercatore dell’Università di Trento, ci racconta come si è articolato il percorso.

«Il progetto – racconta Lui, ricercatore della PAT in comando presso il Dipartimento di Fisica – ha coinvolto le classi di quattro istituti superiori: il Liceo Maffei di Riva del Garda, l’Istituto Buonarroti di Trento, il Liceo Rosmini e l’Istituto tecnico tecnologico Marconi di Rovereto. La parte scientifica è stata seguita da UniTrento insieme a partner come l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale di Trieste, l’Università dell’Aquila, la Provincia autonoma di Trento e la startup A10S iTech di Milano. Gli studiosi hanno predisposto il programma di attività tenendo conto delle competenze e del percorso curricolare di ciascun istituto».

Per quanto riguarda UniTrento, «il ruolo del Dipartimento di Fisica è stato quello di proporre e coinvolgere alcune classi e i relativi docenti in un percorso didattico sperimentale durante il quale, per comprendere il funzionamento di un sismometro, le studentesse e gli studenti hanno analizzato la propagazione di onde meccaniche, l’oscillatore armonico smorzato e l’induzione elettromagnetica utilizzando i kit didattici messi a disposizione dall’Università».

Apprese le nozioni di base, le classi hanno potuto costruire un sismometro completo, cioè un sensore dotato di una interfaccia elettronica e di un software di raccolta e visualizzazione dei dati.

«Come software – prosegue Lui – è stato utilizzato un programma didattico gratuito sviluppato dall’EarthScope, un consorzio statunitense che comprende un centinaio tra enti scientifici e università. Questo ha permesso di rendere accessibili i dati raccolti, in modo che siano confrontabili con quelli messi a disposizione da altre centinaia di strumenti analoghi sparsi nel mondo».

«La realizzazione di un sismometro non è un’attività abituale nel percorso didattico di una scuola superiore. Tuttavia, si è dimostrata un ottimo strumento per motivare studenti e studentesse ad approfondire i principi teorici che ne stanno alla base e al contempo per far percepire l’interconnessione tra le varie discipline Stem».

I dati raccolti dal sismometro didattico hanno mostrato a studenti e studentesse eventi sismici locali ma anche molto lontani come quelli avvenuti nei Balcani, in Marocco, in Afghanistan, in Giappone o in Cina. Pur nella sua semplicità, lo strumento ha fornito informazioni coerenti con quelle registrate da sismografi ben più complessi e professionali.

La serie di laboratori sperimentali per le scuole ha avuto inizio con il progetto Sismasens ma proseguirà con una nuova veste anche per l’anno scolastico 2023/2024 con il “Laboratorio di realizzazione e sperimentazione didattica di un sismometroattivato all’interno delle proposte “UniTrento per le Scuole”. Questa attività vedrà coinvolti, oltre i Licei Maffei e Rosmini, anche l’Istituto Martino Martini di Mezzolombardo.