I tetti del centro storico di Trento. Foto Adobe Stock

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Forza di volontà(riato)

Anche l’Università di Trento partecipa alle iniziative organizzate per "Trento Capitale europea del volontariato 2024"

25 gennaio 2024
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di Lorenzo Perin e Sara Carneri
Ufficio stampa e relazioni esterne/Ufficio eventi

Trento è Capitale europea del volontariato, un grande riconoscimento per la città, che raccoglie il testimone dalla norvegese Trondheim e si accoda alle dieci realtà che negli anni scorsi hanno meritato il titolo. Anche l’Università è coinvolta nel programma delle iniziative: a breve, partirà il progetto "Indicatori di impatto sociale ed economico per il volontariato trentino". Coordinato da Ericka Costa del Dem, con la partecipazione di Anna Serbati del Dipsco e Michele Andreaus del Dem, il progetto punta a misurare l’impatto del volontariato sulla società trentina. Ne parliamo con Ericka Costa.

Dove non arriva lo Stato, dove non arriva il mercato, può arrivare il volontariato. A voler condensare in una massima l’opportunità di “fare volontariato” espressa dalla professoressa Costa, si potrebbero usare proprio queste parole. «Né un modello economico fondato unicamente sullo stato, né unicamente sul mercato, né su una collaborazione, per quanto sinergica, fra i due – ci spiega – può funzionare. La nostra società non si fonda unicamente su rapporti di scambio razionali in cui ogni attore tende a massimizzare il profitto o il proprio interesse, né su un’efficiente programmazione pubblica delle spese per garantire i servizi. Esiste una dimensione, che potremmo definire ‘comunitaria’, che non risponde a queste dinamiche: tra cui il volontariato. Alcune realtà fondamentali nella nostra vita sociale come il piedibus, gli oratori o i "nonni vigili" - tra le altre - non potrebbero esistere senza valori etici, di comunità e di altruismo che spingono le persone a mettersi in gioco».

La promozione del volontariato - e del terzo settore nel suo insieme - non può seguire le stesse logiche e usare gli stessi linguaggi del primo e secondo settore. Non parliamo di servizi, ma di uno scambio di cura e attenzioni, in una logica di reciprocità che non si limita a un contratto fra due contraenti. Non parliamo di incentivi, ma di promozione - culturale e scientifica - che ne diffonda lo spirito e i valori.

Per quanto riguarda lo studio scientifico, troppo a lungo l’economia sociale (e quindi il volontariato) è stata misurata secondo standard d’impresa tradizionali orientati al profitto. In Italia c’è ancora una normativa che impone alle imprese del terzo settore un obbligo di rendicontazione uguale a quello di un’azienda privata: è urgente - sottolinea Ericka Costa - un cambiamento. Il problema ha radici storiche. «In Italia e in Europa abbiamo a suo tempo adottato un modello economico, tipico degli Stati Uniti, teso a valutare le performance di un’azienda solo in termini di indicatori finanziari. Tuttavia, non possono essere questi gli unici fattori che contano, per misurare l’impatto di un’organizzazione sulla società. Noi siamo la nazione dei villaggi-vacanze Marzotto e Crespi sull’Adda, della gestione d’impresa di Olivetti, delle intuizioni di Enrico Mattei. Aziende che creavano valore (anche -ma non solo - di tipo economico) e che hanno sempre avuto, in Italia, un impatto sulla comunità che andava ben oltre i prodotti e i servizi offerti. A maggior ragione, le imprese che hanno una vocazione d’impatto sociale possono (e devono) essere misurate secondo metriche nuove, non prettamente economiche. L’eccessiva attenzione al “mantra” della comparabilità tra organizzazioni ci ha portati ad adottare standard uniformi in modo improprio, confrontando tra di loro organizzazioni che hanno missioni, vocazioni, “purpose” diversi. In questo modo si è persa di vista la realtà».

Ed è proprio la strutturazione di nuovi indicatori il nodo cruciale del progetto. Seguendo quello che viene definito un approccio “costruttivista di tipo dialogico”, i ricercatori interagiranno con gli intervistati al fine di costruire indicatori nuovi, considerando tre dimensioni: economica, sociale ed educativa. Quest’ultima dimensione - innovativa rispetto a progetti passati - verrà curata da Anna Serbati, docente del Dipsco, con un’attenzione rivolta al volontariato come “leva educativa per una società più inclusiva”. «Alla base di questa concezione – spiega ancora Costa – c’è l’idea, maturata anche in dialogo con il Comune di Trento, che le attività di volontariato facilitino l’acquisizione di nuove competenze. Competenze - o life skills – che possono poi essere disseminate all’interno della società, dando vita a un circolo virtuoso». 

La ricerca sul campo partirà in primavera, dopo una rassegna della letteratura internazionale su questi temi e si avvarrà di strumenti sia qualitativi che quantitativi. Dopo le consuete fasi di raccolta ed elaborazione dati, verso la fine del 2024 verranno presentati i primi risultati dell’indagine, che si snoda su un arco totale di 12 mesi, eventualmente prorogabili di altri 12.

L’intesa tra Comune di Trento, Csv Trentino e Università di Trento
Questo progetto di ricerca prende avvio in virtù di un accordo tra Comune di Trento, Csv Trentino e Università di Trento, nell’ottica di uno sforzo congiunto per la promozione del volontariato a livello provinciale. Le principali finalità di questo accordo vanno nell’ottica della promozione e divulgazione di iniziative cittadine, eventi culturali e progetti scientifici che, specialmente nel 2024, anno in cui Trento sarà Capitale europea per il volontariato, animeranno la città.