Foto dell'evento "Invecchiamento e ricerca. Prospettive per il territorio". Foto archivio Università di Trento.

Ricerca

FARE RETE PER STUDIARE L’INVECCHIAMENTO ATTIVO

Il progetto strategico di Ateneo RARE-Net: Reversing Age and Resilience in the Elderly

3 ottobre 2018
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di Veronica Mazza e Carlo Miniussi
Rispettivamente professoressa associata e professore ordinario e direttore del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC).

Invecchiamento e aumento della longevità sono fenomeni demografici con ampie implicazioni sul piano sociale e della salute psicofisica. Infatti, se sono un chiaro segno di successo per l’umanità, sono tuttavia intrinsecamente legati a una serie di costi importanti. Per esempio, l’invecchiamento è il maggior fattore di rischio per le patologie neurodegenerative. La domanda nasce dunque spontanea: come si può prolungare l’autonomia cognitiva degli anziani e l’invecchiamento in buona salute? Diverse ricerche si prefiggono di verificare gli effetti cognitivi e cerebrali dei programmi di allenamento mentale. Ma funzionano davvero? Molti studi sono tuttora in corso, e non è chiaro quale sia il metodo più efficace per migliorare le funzioni cognitive nell’individuo anziano. Un approccio interessante, e che si sta dimostrando vincente, consiste nel combinare sessioni di allenamento mentale ad esercizi fisici. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato che la combinazione mente e sport permette di potenziare le funzioni cognitive di individui potenzialmente a rischio di sviluppare una demenza. 

Anche l’Università di Trento ha deciso di scommettere sulla possibilità che la ricerca aumenti in modo sostanziale le possibilità di intervento a favore di un invecchiamento attivo. RARE-Net (Reversing Age and Resilience in the Elderly) è uno dei progetti strategici promossi dall’Ateneo che ha preso l’avvio nel 2018. L’obiettivo di RARE-Net è creare una rete altamente qualificata di ricercatori che affrontino il tema dell’invecchiamento attivo. RARE-Net utilizzerà un approccio trasversale, nell’ottica di implementare idee e programmi di ricerca innovativi per accrescere l’autonomia dell’anziano e la sua capacità di esercitare un ruolo significativo nei contesti sociali. Il progetto è mirato allo studio dell’invecchiamento attivo considerando la possibilità di creare sistemi interni o esterni all’organismo per una potenziale inversione dell’invecchiamento, usando i modelli umani e animali. In aggiunta, prenderà in considerazione la capacità di un organismo di affrontare in modo flessibile le conseguenze inevitabili legate ad invecchiamento. Oltre agli ambiti cognitivi e neurobiologici, il progetto riguarderà gli ambiti psicologici, quali il benessere in ambito lavorativo, e quelli tecnologici, come lo sviluppo di sistemi intelligenti e personalizzati per la promozione di un invecchiamento fisico e cognitivo attivo.

Il progetto è guidato da Veronica Mazza e vede la partecipazione di diversi dipartimenti e centri di ricerca dell’Università di Trento, oltre ai membri del CIMeC, tra cui Carlo Miniussi. In particolare, sono attualmente coinvolti il CIBIO - Centro di Biologia Integrata (Marco Canossa), il Dipartimento di Ingegneria Industriale (Francesco Biral, Enrico Bertolazzi) e il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive (Franco Fraccaroli). Gli attuali partecipanti sono da considerarsi come nodi di una rete con prospettive di espansione verso network di ricerca già consolidati, verso altri dipartimenti/centri nazionali e internazionali, e verso il mondo imprenditoriale. 

Lo scorso 21 settembre a Rovereto si è svolta l’iniziativa "Invecchiamento e ricerca. Prospettive per il territorio", promossa dal CIMeC con la collaborazione di Alzheimer Fest, Associazione Italiana Malattia di Alzheimer AIMA-Rovereto e  A.P.S.P. Clementino Vannetti. Durante l’evento è stata tenuta la lectio magistralis “La palestra della mente: fattori protettivi per il cervello che invecchia” da Nicoletta Berardi dell’Università di Firenze e CNR Pisa.