Michele Micheletti durante la presentazione dell’Oxford Handbook of Political Consumerism. Foto di Francesco Vittori

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CONSUMERISMO POLITICO: ORIENTARE I PROPRI ACQUISTI

Conversazione con Michele Micheletti, editor dell’Oxford Handbook of Political Consumerism

11 gennaio 2019
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di Chiara Demaldè
Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento.

La professoressa Michele Micheletti, docente di Scienza Politica e titolare della cattedra Lars Hierta presso l’Università di Stoccolma, è stata ospite del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, dove ha presentato lo scorso 29 novembre l’Handbook of Political Consumerism (Oxford University Press 2019, di prossima pubblicazione).
La pubblicazione raccoglie i contributi di numerosi studiosi, tra cui i sociologi dell’Università di Trento Francesca Forno e Mario Diani.
Il consumerismo politico è uno dei modi per cercare di praticare la politica nel quotidiano attraverso un orientamento dei propri acquisti seguendo principi che siano altri rispetto ad una logica di mero risparmio. Negli ultimi anni, il mondo occidentale (e non solo) ha visto svilupparsi una serie di pratiche di consumerismo politico che vanno dagli acquisti a chilometro zero al turismo sostenibile, al consumo e commercio equo e solidale ecc.
Michele Micheletti è probabilmente il nome più noto tra gli studiosi che si occupano di consumerismo politico. Autrice di numerosi saggi sull’argomento, insieme a Dietlind Stolle nel 2013 ha pubblicato tra gli altri “Political Consumerism. Global Responsability in Action” (Cambridge University Press);  il suo testo più noto è “Political Virtue and Shopping. Individuals, Consumerism, and Collective Action”, pubblicato nel 2003 da Palgrave.
In occasione della presentazione dell’Handbook assieme alla professoressa Francesca Forno, abbiamo rivolto qualche domanda alla professoressa Micheletti. In particolare ci interessava capire che cosa avesse fatto nascere il suo interesse di ricerca per il consumerismo politico, come negli anni ha visto estendersi ed evolversi questo ambito di studio, e qualcosa sulla sua esperienza assieme ai professori Magnus Boström e Peter Oosterveer, i co-editor dell’Handbook.

Professoressa Micheletti, come ha detto il professor Diani nel presentare il suo seminario, lei è stata la studiosa che ha inizialmente introdotto e successivamente contribuito a orientare la ricerca e il dibattito sul "consumerismo politico" nelle scienze sociali. Che cosa, come scienziata politica, l’ha inizialmente attratta di questo fenomeno?
Sono stata attratta da tutte quelle iniziative in cui gli individui singoli o organizzati utilizzano il mercato come arena per la politica. Sono stati i casi di azione che ho definito collettiva-individualizzata (individualized collective action) a provocare la mia curiosità scientifica. Le prime iniziative su cui ho soffermato la mia attenzione provengono dalla mia giovinezza negli Stati Uniti e dal movimento ambientalista svedese negli anni '80 e '90. Ciò che ha attirato la mia curiosità di studiosa è stato osservare che esempi di azione collettiva individualizzata provenivano da, e si sviluppavano, all’interno di due sistemi politici molto diversi tra loro; cosa che indicava l’espandersi di una forma di partecipazione politica incentrata su un nuovo tipo emergente di problem solving e di coinvolgimento dei cittadini in arene indirizzate al governo e allo stato, diverse da quella strettamente parlamentare. Così ho iniziato un viaggio teorico ed empirico per sapere di più sul perché e su come questo stava accadendo e se c'erano precedenti storici, quali fossero.

L’interesse e la ricerca sul consumerismo politico si sono molto ampliati negli ultimi anni, contribuendo ad affermare un campo di studio realmente interdisciplinare e molto seguito sia dentro che fuori dall’Università. Quali sono, a suo avviso, gli argomenti più importanti emersi negli ultimi anni?
Rendere la complessità del fenomeno è un obiettivo importante che si è posta la ricerca più recente, che ha sicuramente aiutato ad aumentare la comprensione teorica e metodologica sul consumerismo politico. Ci sono diversi aspetti che rispetto al passato hanno assunto maggiore rilevanza tra coloro che studiano la partecipazione da parte di individui e gruppi nelle azioni di boicottaggio o "buycottaggio" (l’acquisto solidale). Si pensi ad esempio al ruolo delle imprese e dei governi, ma anche alle scelte che i consumatori fanno in modo più o meno consapevole o motivato nelle loro pratiche quotidiane, nella loro vita quotidiana. Altra questione di grande interesse e attualità riguarda il modo in cui lo strumento del consumo critico viene utilizzato e adattato in tempi di crisi e austerità economica, nonché tutti quegli studi che valutano l'efficacia del consumerismo politico da diverse prospettive. Vi è poi un’ampia riflessione sulle implicazioni del consumerismo politico per lo sviluppo democratico. Tutti argomenti importanti che trovano maggiore spazio nella discussione scientifica rispetto al recente passato.

Insieme ai professori Magnus Boström e Peter Oosterveer ha appena consegnato per la stampa l'Oxford Handbook of Political Consumerism. Potrebbe dirci qualcosa in merito a questa esperienza e come pensa che l’Handbook contribuirà al dibattito e allo sviluppo di questo campo di ricerca?
Il processo è iniziato quando l'editore del mio libro “Political Virtue and Shopping: Individuals, Consumerism e Collective Action” mi ha contattata dicendomi che il tema del consumerismo politico poteva essere una buona idea per un Oxford Handbook. La diffusione del mio precedente lavoro tra studiosi di diverse discipline e contesti geografici ha suggerito l’utilità di un lavoro di ricognizione e aggiornamento della discussione. Magnus Boström, Peter Oosterveer e io abbiamo ricostruito il dibattito, ampliandolo e colmando le lacune di conoscenza (ad esempio, quelle sulla diffusione globale del consumerismo politico e sulla sua qualità democratica) e dato spazio alle critiche accademiche nell’ambito della ricerca sul consumerismo politico. Siamo stati una buona squadra. L’Handbook estende la comprensione dell'argomento e coinvolge i migliori studiosi di diverse discipline e affiliazioni accademiche.