Esempio di una schiuma solida ottenuta utilizzando il metodo proposto da BIOtech, foto archivio Università di Trento

Ricerca

RIGENERARE I TESSUTI, QUANDO IL CORPO NON È IN GRADO DI FARLO

Le ricerche del centro in tecnologie biomediche BIOtech. Intervista a Devid Maniglio

17 febbraio 2016
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di Lino Giusti
Lavora presso la Divisione Supporto alla Ricerca Scientifica e al Trasferimento Tecnologico dell’Università di Trento.

Il tema della sostituzione di tessuti e di organi danneggiati del corpo umano è un ambito di ricerca affascinante, che in questi anni potrebbe mettere risultati importanti a disposizione dei malati che hanno bisogno di un trapianto. Parliamone con Devid Maniglio, ricercatore presso il BIOtech, Centro interdipartimentale di ricerca in Tecnologie biomediche dell’Università di Trento.

Dottor Maniglio, può parlaci della sua attività di ricerca?

Mi occupo di ingegneria dei tessuti e medicina rigenerativa. Questo campo di ricerca promette di rigenerare o sostituire i tessuti del nostro corpo danneggiati da traumi o patologie, utilizzando una combinazione di cellule, materiali e fattori fisici o chimici e stimolando opportunamente i naturali meccanismi di guarigione.
L’ingegneria dei tessuti si pone l’obiettivo di far crescere tessuti vitali in laboratorio e di trapiantarli con sicurezza in quei casi in cui il corpo non è in grado di ripararli da solo.
Un tale approccio al problema della perdita funzionale o del danneggiamento di tessuti o di organi rappresenta un’alternativa promettente al trapianto da donatore o all’uso di protesi completamente artificiali.

Come sta cercando di contribuire a queste sfide l’Università di Trento?

Per affrontare queste e altre problematiche connesse alle tecnologie biomediche, l’Università di Trento ha promosso la nascita di un centro di ricerca dedicato, presso cui lavoro sotto la direzione del professor Claudio Migliaresi.
Il centro BIOtech è particolarmente assiduo nella ricerca inerente ai nuovi materiali per uso biomedico. Tali materiali devono essere in grado di guidare e promuovere la proliferazione e la riorganizzazione spaziale delle cellule che lo popolano, in modo da ricostituire un tessuto funzionale che possa sostituire o ripristinare quello originario danneggiato. In quest’ambito gioca un ruolo fondamentale il modo in cui il materiale viene modellato per renderlo un’impalcatura idonea ad ospitare cellule e favorirne l’organizzazione funzionale.

Quanto siamo vicini a vedere queste soluzioni disponibili per i malati?

Non siamo distanti visto che ci sono già molte imprese che se ne occupano mettendo prodotti e servizi sul mercato: si stima che il mercato dei prodotti per l’Ingegneria dei tessuti valga oggi circa 400 miliardi di dollari, con la maggior parte delle società che operano in questo settore presenti negli Stati Uniti d’America e distribuite in maniera più o meno omogenea in Europa e in altri paesi. Indipendentemente dal valore della stima, tutte le analisi concordano con il ritenere tale mercato in continua crescita.

Quali sono i vostri risultati di ricerca pronti ad andare sul mercato?

L’Università di Trento ha depositato recentemente una domanda brevettuale sui risultati di ricerca del centro BIOtech, proponendo una nuova tecnologia per processare polimeri naturali (in particolare proteine) a partire dalla loro sospensione in acqua producendo schiume usabili come supporti idonei alla proliferazione delle cellule.
Tra i principali vantaggi di questa soluzione, rispetto alle tecniche già conosciute, ci sono la sua elevata semplicità e la possibilità di incorporare sostanze, quali farmaci, ormoni o fattori, in grado di migliorare il comportamento della struttura, per esempio stimolando specifiche funzioni cellulari. In questo momento ne stiamo studiando le potenzialità di utilizzo nella rigenerazione dell’osso, nei casi in cui sia necessario riempire uno spazio in cui l’osso è stato perso a causa di un incidente.