I due team vincitori dell'Hackathon con l'assessora Sara Ferrari. Foto archivio Ufficio Stampa PAT.

Sport

IL PRIMO HACKATHON DEL CALCIO ITALIANO

A Trento una maratona tra sport e tecnologia per oltre 150 hacker

6 novembre 2017
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di Sofia Marchesini e Filippo Bazzanella
Coordinatori operativi Hackathon del Calcio italiano 2017.

Nelle settimane che hanno preceduto l’evento del 14-15 ottobre, molti si chiedevano di cosa si trattasse. In effetti, leggendo il titolo “Il primo Hackathon del calcio italiano” un neofita dell’IT capisce ben poco, se non che si parla di pallone. Per un nerd, invece, è pane quotidiano, come per un filosofo parlare di Popper.

Il primato in Italia spetta alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FGCI), prima federazione calcistica a organizzare un hackathon a livello mondiale, che si è svolto a Trento grazie alla collaborazione fra FIGC, Università di Trento, Provincia autonoma di Trento e Trentino Sviluppo.

 La FGCI ha “gamificato” due quesiti ai quali difficilmente riusciva a dare risposte: come l’informatica può valorizzare il rapporto fra la FIGC e la sua enorme comunità di tesserati e come può migliorare l’analisi delle partite. Le due sfide sono state raccolte da 158 hacker, provenienti da Italia, Germania, Svizzera, Turchia e Albania, che hanno partecipato al primo Hackathon del Calcio di Trento e prodotto un’idea in meno di 24 ore.

L’Università di Trento ha organizzato e sviluppato tutto l’evento in sinergia con la FIGC e gli altri enti, mettendo a disposizione strutture, tecnologia e spazi: il Dipartimento di Lettere e Filosofia e i Dipartimenti del “Polo Ferrari” di Povo. La soddisfazione per la realtà trentina emerge anche dai due team vincitori: FBI (Foot Ball Identity), composto da soli studenti UniTrento, e OGM , composto da due ragazzi dell’area di Ingegneria che hanno lavorato con altri due provenienti dall’Università di Pisa. Possiamo considerarlo un segno di alta preparazione da parte del sistema universitario per affrontare una sfida in breve tempo. 

Per la categoria relativa al rapporto con i tesserati si è imposto il team FBI che in sostituzione della tradizionale “tessera” ha ideato uno speciale sensore NFC (Near Field Communication) che permetta ai tesserati più giovani, il 63% del totale, di essere sempre connessi con i loro genitori e con gli allenatori. 
Per la categoria Match Analysis, invece, si è imposto il team OGM, con il progetto “Action Mining” ovvero un algoritmo che permette di estrarre e di analizzare in pochi istanti i dati di gioco durante una partita e di capire quindi l’indice di pericolosità delle varie azioni. 
I due team vincitori sono stati premiati nel pomeriggio di domenica 15 ottobre dall’assessora all'università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità, cooperazione allo sviluppo Sara Ferrari e dal professor Paolo Bouquet, delegato del rettore per lo sport. 

“Lo sport e l’innovazione sono il motore di sviluppo per il nostro territorio;” ha dichiarato Sara Ferrari “il Trentino ha messo in gioco le sue competenze con l’Università e i suoi centri di ricerca, un territorio vocato allo sport. Il luogo migliore per fare business e innovazione sociale attraverso lo sport”.

“Un’iniziativa importante,” ha sottolineato Paolo Bouquet “anche per le prospettive di collaborazione che apre. È già stato stabilito un primo contatto tra due nostri ricercatori del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (DISI) e l'ex arbitro Rosetti, responsabile del progetto VAR (Video Assistant Referee) in Italia e consulente per la FIFA. La proposta riguarda una collaborazione scientifica per migliorare le attuali prestazioni del VAR mediante l'uso di tecniche di analisi automatica dei video.”

La premiazione è arrivata a conclusione di due giorni in cui rappresentanti del mondo del pallone italiano e internazionale, ex calciatori, rappresentanti degli arbitri e docenti universitari, hanno approfondito i vantaggi che gli investimenti in innovazione tecnologica e informatica possono apportare sia a chi fa del calcio la propria professione, sia, più in generale, all'intero mondo dello sport.

"Questo Hackathon” ha detto al termine della manifestazione Michele Uva, direttore generale della FIGC “rappresenta un ponte verso il futuro. Lo sviluppo tecnologico applicato alle esigenze di un movimento calcistico in costante crescita è un percorso ineludibile. Dobbiamo saper parlare con gli 1,4 milioni di tesserati in Italia così come ai 35 milioni di tifosi delle Nazionali. Per la FIGC, l’Hackathon è un investimento che ha visto l'interesse di federazioni straniere, hackers, tifosi e istituzioni. Un investimento in idee e tecnologia, per la prima volta da parte di una federazione calcistica. Ci sarà sicuramente una seconda edizione e il VAR entrerà fra gli argomenti trattati. La nostra filosofia e le nostre strategie sono sempre più orientate al futuro, al confronto aperto con l'esterno, con quanto avviene al di là del nostro sistema. Siamo consapevoli che senza investimenti economici e di idee non ci sia futuro”.