Enzo Rutigliano. Foto di Roberto Bernardinatti, archivio Università di Trento.

Storie

IN RICORDO DI ENZO RUTIGLIANO

Il sociologo, l'intellettuale, l'insegnante amato da generazioni di studenti

7 settembre 2018
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di Domenico Tosini
Professore presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento.

Con la scomparsa di Enzo Rutigliano (1944-2018) lo scorso 28 giugno, ci lascia uno dei docenti che hanno maggiormente legato la propria storia personale e intellettuale alla Facoltà di Sociologia di Trento, oggi Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale. Rutigliano ha partecipato attivamente allo sviluppo del Dipartimento sin dal suo arrivo a Trento nel 1968, prima come studente nel movimento di allora e successivamente lungo le varie fasi della sua carriera accademica. Dopo il conseguimento della Laurea in Sociologia nel 1972 – con una tesi su Hegel: totalità e separazione (relatore: professor Gian Enrico Rusconi) – intraprende, a partire dall’anno successivo, una serie di collaborazioni con la “Cattedra di dottrine sociali” (titolare lo stesso Rusconi), che sfoceranno, nel 1979, nel conferimento dell’incarico d’insegnamento del corso di “Storia del pensiero sociologico”, mantenuto da Rutigliano fino al 2014.

Generazioni di studenti hanno potuto apprezzare la dedizione e il rigore profusi da Rutigliano nelle sue lezioni sui classici della disciplina, così come vengono presentati in un apposito manuale (Teorie sociologiche classiche, Bollati Boringhieri 2001), ampiamente adottato in analoghi corsi presso altre università italiane. In aggiunta a vari studi e curatele riguardanti la sociologia classica (ne sono esempi: Sociologi, F. Angeli 1990; La ragione e i sentimenti: Vilfredo Pareto e la sociologia, F. Angeli 1994; Ventura e sventura della modernità [antologia di scritti sociologici di Georg Simmel], Bollati Boringhieri 2003), Rutigliano può essere ricordato per i suoi lavori sul pensiero di alcuni protagonisti della Scuola di Francoforte – Theodor W. Adorno (Teoria o critica, Dedalo 1979) e Walter Benjamin (Lo sguardo dell’angelo, Dedalo 1981) e sul contributo di Elias Canetti (Il linguaggio della masse, Dedalo 2007), l’autore di Massa e potere (originariamente pubblicato nel 1960), al quale Rutigliano prestò particolare attenzione tanto nella sua attività di ricerca, quanto nei suoi corsi universitari sin dagli anni ’80 (avvalendosi per questo di una corrispondenza con lo stesso Canetti), nel tentativo di recuperare alla sociologia uno studio sull’azione collettiva e sul potere di sicura rilevanza teorica, a lungo escluso dal novero della disciplina. Negli ultimi anni, gli stimoli intellettuali rivolti ai suoi studenti si erano arricchiti di un nuovo corso (denominato “Sociologia della guerra”), dedicato all’evoluzione della guerra dall’antichità al terrorismo contemporaneo (si veda a tal proposito il volume Guerra e società, Bollati Boringhieri 2011), in cui risaltano non solo lo sguardo storico e il ricorrente interesse per il mondo classico, al quale Rutigliano ha sempre cercato di sensibilizzare gli uditori delle sue lezioni, ma anche l’ipotesi di fondo di un possibile e significativo contributo da parte della sociologia alla comprensione di fenomeni attuali e allarmanti come le nuove guerre e la violenza terroristica dei nostri giorni. 

È comunque indubbio che gli aspetti più caratteristici degli studi di Rutigliano e del patrimonio intellettuale riservato ai suoi studenti attengano alla sua ricerca sulle trasformazioni del pensiero sociologico e alla sua idea di sociologia, a sua volta ereditata dalla Scuola di Francoforte. Da una parte, va messo in evidenza l’impegno col quale, specialmente nel suo esame dei classici della sociologia, Rutigliano ha cercato di sviluppare uno schema comparativo (ben evidente nella struttura dei vari capitoli del manuale Teorie sociologiche classiche del 2001) diretto a chiarire il metodo dei vari autori e il loro contributo a questioni salienti come la teoria dell’azione, della stratificazione e del mutamento sociale. Relativamente a questo lavoro sull’evoluzione del pensiero sociologico, Rutigliano, come dimostrano anzitutto le sue lezioni universitarie, si è spesso soffermato sul salto epistemologico responsabile, principalmente col positivismo, della nascita della sociologia come sapere che si pretende scientifico in polemica con la speculazione filosofica (su questo si veda Teorie sociologiche classiche, cap. 1 e cap. 2) e, nel contempo, come una nuova conoscenza che di fatto crea specifiche visioni del mondo dotate di una funzione di orientamento nel contesto secolarizzato della società moderna. Un sapere, quello sociologico, destinato tuttavia a scontrarsi con una propria crisi di orientamento, innescata in special modo dalle problematizzazioni epistemologiche di Max Weber e Georg Simmel (così nel saggio "Sulla crisi di orientamento della sociologia", in Quaderni di Sociologia, 2002, vol. 46, n. 2, pp. 91-112). 

Dall’altra parte, una volta chiarito l’intento strettamente storiografico di Rutigliano alla base della sua ricostruzione degli sviluppi della teoria sociologica, bisogna ugualmente ricordare che questo itinerario di studi si è dispiegato sullo sfondo di una costante riflessione riguardante il senso stesso della sociologia; una riflessione che, nel caso di Rutigliano, si è sempre radicata, come dicevamo, nel contributo della Scuola di Francoforte, soprattutto nella sociologia e nella filosofia di Adorno. Questo sfondo emerge con chiarezza dalle lezioni del corso di “Storia del pensiero sociologico” e in vari seminari. Ancora nell’ultima edizione del suo corso, Rutigliano, com’era stato solito fare nelle precedenti edizioni, al primo incontro con gli studenti li ha invitati, citazioni alla mano, alla lettura del volume Lezioni di sociologia – a cura di Max Horkheimer e Theodor W. Adorno (edito in italiano per la prima volta da Einaudi nel 1966) – e precisamente del primo capitolo intitolato “L’idea di sociologia” (lo stesso libro che, se ricordo bene, aveva motivato Rutigliano ad iscriversi, nel 1968, alla Facoltà di Sociologia di Trento). Dopo una breve ricostruzione dei capisaldi epistemologici che informarono l’origine e i primi sviluppi della sociologia, i Francofortesi ne evidenziano i limiti, dovuti al fatto che, dal loro punto di vista, la sociologia ha abbandonato (fatta ovviamente eccezione per Marx) l’impostazione critica nei confronti della realtà sociale, rinunciando pertanto ad un compito decisivo di ogni pensiero sociale: “[L]a sociologia che non vuole riconoscere se non il ‘positivo’ è quella che è più esposta al pericolo di perdere ogni consapevolezza critica. Già tutto ciò che è diverso da quel ‘positivo’ e spinge a porsi delle domande sulla legittimazione di qualche entità sociale invece di costatarla e classificarla soltanto, come dato verificabile, è sospetto. […]. Ma la scienza può essere qualcosa di più che mera duplicazione del reale nel pensiero solo se è pervasa dallo spirito della critica: spiegare la realtà significa sempre anche rompere il cerchio magico della duplicazione. Critica non significa qui soggettivismo, ma messa a confronto della cosa col suo proprio concetto. Ciò che è dato si offre soltanto a una visione che lo consideri dal lato di un interesse vero – di una società libera, di uno stato giusto, dello svolgimento umano. E chi non commisura le cose umane a ciò che esse vogliono significare le vede alla fine in modo non solo superficiale, ma falso” (Lezioni di Sociologia, Einaudi 1966, pp. 23-24). L’idea principale sposata dai Francofortesi è dunque quella di una disciplina che dovrebbe non solo misurarsi con l’analisi dei fenomeni, ma anche mettere costantemente in luce le contraddizioni sociali proprie della società moderna e contemporanea, che si presentano in modo sintomatico nella quotidianità dei singoli individui (come mostrato da Adorno in Minima Moralia, Einaudi 1954). Tramandare prima di tutto ai suoi studenti la consapevolezza di questi problemi relativi al senso della sociologia, insieme alla passione per la ricerca storiografica, è stato probabilmente vissuto da Rutigliano come uno degli scopi più importanti che hanno sistematicamente guidato le sue lezioni e i suoi studi.

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