Storie

Le nostre storie di ricerca

25 video-interviste e 5 video tematici per raccontarsi e condividere la passione per la ricerca

17 giugno 2020
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Ilaria Ampollini
assegnista di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, Università di Trento; Principal Investigator del progetto CLaSTer.

Che cosa fa chi si dedica alla ricerca? Com’è la sua giornata-tipo? E cosa significa concretamente fare ricerca in chimica dei materiali, fisica teorica o storia della letteratura? Quali strumenti vengono usati? Quali metodologie, percorsi, progetti si nascondono dietro la generica espressione ‘ricerca scientifica’? 
Nell’ambito del progetto CLaSTer. Come Lavora la Scienza. Dialoghi tra Università e Territorio (Bando PAT-STAR) è stata realizzata una serie di video-interviste ai ricercatori e alle ricercatrici del nostro Ateneo. 25 ritratti, 25 storie, 25 racconti per esplorare le tante declinazioni della ricerca scientifica, dalla psicologia all’ingegneria dell’informazione, dalla sociologia alla matematica, e conoscere alcuni volti dei nostri Dipartimenti e Centri. La prima video-intervista è stata appena pubblicata sulla pagina dedicata del portale di Ateneo UniTrento: storie di ricerca.

In linea con i presupposti teorici che guidano il progetto CLaSTer, le interviste vogliono essere l’occasione per ascoltare la voce di chi fa ricerca, con la precisa volontà di non soffermarsi su scoperte di rilievo, pubblicazioni prestigiose, grandi finanziamenti (che certo ci sono) o altri dettagli facilmente notiziabili. Si vuole piuttosto indagare su quello che è il lavoro quotidiano, su quali sono le domande che ci si pone davanti a un testo medievale o un tessuto biologico visto al microscopio, attraverso quali scelte, collaborazioni e itinerari di vita si arriva a occuparsi di immagini falsificate, malattie neurodegenerative ed economia politica. Ma anche, per esempio, approfondire il rapporto tra ricerca e insegnamento, o la tematica dell’integrità della ricerca e, ancora, il tempo speso nelle attività di Terza Missione. 

Perché fare ricerca è un lavoro come un altro. E questo va detto, per fugare ogni rischio di cadere in facili e stucchevoli forme di retorica. Certo è che per nostro privilegio (per alcuni a tempo determinato, per altri più duraturo) possiamo fare delle nostre passioni il nostro lavoro, così il più delle volte ti viene da dire che sei ricercatore, non che lo fai. Dunque è bello ascoltare un giovane ricercatore dire che difficilmente per i corridoi incontra qualcuno che bevendo il caffè si lamenta di trovarsi lì. Anzi: di solito, è tutto il contrario. Tant’è che lo stesso entusiasmo di una ricercatrice che è appena passata da assegnista a RTDa (ricercatrice a tempo determinato) spesso lo si ritrova nel professore associato o ordinario: quella curiosità, quella voglia di sapere, di interrogarsi che ci fa dire “ne vale la pena”.

Poi c’è un altro aspetto: chi fa ricerca si occupa di produzione di conoscenza, e questa produzione si accompagna (o si dovrebbe accompagnare) a una riflessione costante di carattere epistemologico, storico, filosofico. Ecco allora che sono momenti preziosi quelli in cui ci si può confrontare con una ricercatrice sulle sfide per il futuro della sua disciplina, ma anche sulle sfide nel rapporto tra realtà accademica e società o, non certo per ultime, su quelle del sistema di ricerca in Italia. 

Sono stati momenti preziosi per noi (per me e Gianpiero Medini di Origami Videography, che si è occupato delle – bellissime, nonostante gli studi presentino numerosi ostacoli in termini di luci e spazi – riprese e del montaggio), mentre realizzavamo le interviste, e speriamo possano esserlo anche per voi guardandole ora.
Sono un po’ lunghe, sì, è vero. E da assegnista che si occupa proprio di comunicazione scientifica dovrei saperlo che sul web funzionano solo contenuti molto brevi, veloci, immediati. Solo che certe cose hanno bisogno di tempo per essere dette, certi dialoghi devono essere riportati per intero, per non perdere il filo, e certi temi meritano di essere approfonditi, quando se ne presenta la possibilità. E poi, in ogni caso, le musiche di Carlo Nardi aiutano il ritmo e la visione. 

I video usciranno a cadenza settimanale. Ne abbiamo realizzati due per Dipartimento e uno per Centro; inoltre, concluderanno la serie cinque video tematici, in cui saranno raccolte, una dopo l’altra, le risposte dei ricercatori e delle ricercatrici alle domande principali. Risposte che non potrebbero essere più eterogenee e sincere di così. Un esempio? Alla domanda “C’è un oggetto, una persona, un libro che ritieni rappresentativo delle tue ricerche?”, un matematico ci ha risposto l’Ispettore Coliandro, un politologo ha pensato a un aereo, un’ingegnera agli acquerelli, un’economista ha subito indicato una cittadina della Scozia, un biologo ci ha detto Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, e un altro ingegnere…l’Inferno di Dante.