Il nuovo asilo nido aziendale, foto Alessio Coser, archivio Università di Trento

Vita universitaria

UNA NUOVA SEDE PER l'ASILO NIDO AZIENDALE

Ambienti spaziosi e accoglienti ospitano piccoli e grandi per un progetto educativo che valorizza i saperi

27 ottobre 2015
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di Barbara Ongari
Delegata del Rettore per i servizi educativi e di supporto alla genitorialità.

Dal 1° settembre i bambini che frequentano il nido aziendale, i loro genitori e le loro educatrici hanno un nuovo ambiente di vita: bello, armonioso e composto. Una nicchia ecologica che tramette messaggi importanti per la crescita della personalità infantile e per lo sviluppo delle competenze degli adulti che la accompagnano. Sinteticamente, il modello pedagogico si basa su alcuni concetti di fondo incardinati sul riconoscimento che le origini della mente umana sono di natura relazionale. La costruzione di un “cervello sociale” nasce dall’esperienza di interazioni che massimizzano il rimbalzo delle emozioni positive, aumentando la capacità cerebrale di crescere, stabilire connessioni ed integrarsi. Ne deriva che la creazione di servizi per la prima infanzia non possa essere finalizzata soltanto al benessere dei bambini, dal momento che questo è intrinsecamente intrecciato al benessere degli adulti che si prendono cura di loro (genitori ed educatori).

Fin dall’apertura (2006) il nido è stato pensato come “un nido per i genitori”, in cui essi potessero avere un ruolo da protagonisti. È stato previsto uno spazio dedicato, in parte autogestito, per permettere di elaborare in serenità il primo distacco (se pure simbolico) dal proprio bambino, con i vissuti di ansia che spesso lo accompagnano ed avendo l’opportunità di scambiare con altri genitori esperienze, domande, emozioni, sentendosi quindi meno soli. Un luogo tranquillo in cui sostare ed intrecciare con l’educatrice di riferimento uno sguardo che osserva e scopre nel proprio figlio modalità e risorse nuove, che si attivano fuori dall’ambiente di casa. Ma soprattutto uno spazio per sé, per rilassarsi, leggere o pensare, al di fuori dello stress del quotidiano e della pressione derivante dalla conciliazione con le richieste lavorative. I genitori sono stati inclusi da subito nel progetto educativo, che non era rigidamente pre-costituito ed è stato invece in parte frutto di una co-costruzione che ha valorizzato i saperi di cui ciascuno è portatore. Negli anni sono state sperimentate attività co-gestite sulla base di know how specifici, quali l’avvicinamento ad altre lingue madri, alla musica, all’arte-terapia. Inoltre, fin dall’avvio, è stato sperimentato con successo un modello di ambientamento innovativo basato sul presupposto che sia la diade genitore-bambino (con il supporto osservativo da parte dell’educatrice) ad avere un ruolo chiave nella decisione dei tempi e delle modalità più utili per attivare il distacco e favorire nel bambino la capacità di orientare l’interesse, in modo autonomo e personale, sulle nuove persone (grandi e piccole) e sul nuovo ambiente di vita.
Infine, essendo un nido universitario, i genitori hanno attivamente partecipato ad un progetto di ricerca finalizzato alla rilevazione degli outcomes dei bambini, offrendo un contributo fondamentale alla riflessione sulle scelte educative.

Il lavoro delle educatrici non è visto tanto in termini didattici o di proposta di attività pre-costituite omogenee per tutto il gruppo, bensì come supporto alla possibilità per ogni bambino di svilupparsi secondo ritmi, caratteristiche e competenze proprie. Superando il concetto di “figura di riferimento”, ampiamente diffuso ma spesso vago nelle declinazioni concrete, ogni educatrice si propone come “persona-chiave” nella misura in cui custodisce la vicenda evolutiva di ogni bambino e dei suoi genitori in modo individualizzato, stabile e continuativo, ponendosi come base sicura nell’avventura di esplorare il mondo e mantenendone la traccia. L’implementazione del modello educativo basato sulla persona-chiave è reso possibile anche dal fatto che il rapporto numerico adulto-bambini è più basso rispetto alla normativa provinciale. Facilitare nei bambini la motivazione e la competenza all’esplorazione dei diversi spazi e materiali implica l’approfondimento, anche teoretico, del proprio ruolo in quanto professionista che personalizza l’ambiente di lavoro in cui trascorre la giornata con il gruppo dei piccoli che le sono affidati, sulla base delle caratteristiche ed inclinazioni osservate in ognuno. Predispone così uno spazio accattivante, selezionando e rinnovando continuamente con attenzione una gamma molto ampia di oggetti naturali ed informali, che suggeriscono infinite possibilità di essere conosciuti, apprezzati ed assemblati, ispirandosi a criteri di bellezza, varietà e naturalità. La ricerca ha dimostrato in modo inequivocabile che questa modalità, che può essere metaforicamente visualizzata come un “orientare stando alle spalle”, favorisce nei bambini nei primi tre anni tempi di concentrazione più lunghi sull’attività, favorisce la creatività personale, la motivazione al problem solving, il piacere della scoperta e la capacità di scelta.

Lo sviluppo di un modello di lavoro che ritiene centrale il benessere delle persone-educatrici ha previsto inoltre un’attenzione costante ed individualizzata ai loro vissuti, implementandone i bisogni formativi specifici, valorizzandone le competenze professionali e le attitudini personali, anche supportandone i momenti di inevitabile fatica legata alle interazioni complesse attivate da ogni diade genitore-bambino. Un lavoro denso di emozioni che mettono in gioco in profondità ogni persona, il quale merita pertanto riconoscimento e supervisione continua.