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Internazionale

STUDIARE FUMETTI

Una ricerca di dottorato su traduzione, censura e rotte sotterranee degli underground comix

30 gennaio 2018
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di Chiara Polli
Frequenta la scuola di dottorato Le Forme del Testo presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

All’indomani del 7 gennaio 2015, data della strage nella redazione di Charlie Hebdo, è balzato agli occhi di tutti come una vignetta abbia il potere di scatenare le reazioni d’odio più estreme. Non è affatto casuale che la scintilla di ciò che rischia di caratterizzarsi come scontro fra culture, l’abbia fornita un fumetto, ossia un medium solo apparentemente innocuo che, oltre alla parola, ha dalla sua l’incisività comunicativa delle immagini.

E non è certo un caso nemmeno che all’indomani della carneficina di Charlie Hebdo, a ergersi immediatamente tra le voci più autorevoli a favore della libertà di espressione incarnata dalla rivista satirica francese sia stato Robert Crumb, fumettista statunitense e principale esponente degli underground comix, movimento che dello spirito iconoclasta e anarchico riconosciuto in Charlie Hebdo è ispiratore e sostenitore. 

Gli underground comix nascono negli Stati Uniti nell’ambito della Controcultura degli anni Sessanta e Settanta, un periodo di grande rinnovamento culturale, lotte contro qualsiasi forma di autorità, movimenti per la libertà di parola e per i diritti civili. Quella che può dirsi a tutti gli effetti una “rivoluzione” nel mondo del fumetto accompagnò e rese possibili i grandi cambiamenti sociali legati a temi considerati tabù come il sesso, la droga, la satira politica e religiosa. A questi artisti va dunque il merito di aver riscoperto il respiro antagonista e il potere comunicativo del fumetto, liberandolo da compromessi verbali e visuali visivi, e interrogandone coraggiosamente le possibilità espressive. 

Nel rappresentare la realtà senza filtri e senza mai scendere a patti con i codici sociali e le auto-inibizioni che questi inducono, gli underground comix si trovarono a fare i conti con il linciaggio mediatico e con diverse forme di censura, tanto preventiva quanto punitiva. Questo non fermò i fumettisti underground, anzi, semmai li spronò ad andare oltre. Ed è proprio questa irriverenza satirica ad essere ripresa da Charlie Hebdo.

L’obiettivo del mio progetto è analizzare come la produzione artistica degli underground comix sia arrivata a noi, prima attraverso la circolazione sotterranea delle pubblicazioni alternative e poi consacrata nelle edizioni “mainstream” curate dalle maggiori case editrici. Il mio interesse di ricerca principale è la traduzione e prevede la raccolta, la disamina e il confronto delle pubblicazioni in lingua italiana di queste opere, prestando particolare attenzione alla resa degli elementi di critica sociale e di avanguardismo che ne caratterizzano lo stile. Presupposto del mio studio è che vi siano politiche editoriali, fattori sociali e ideologici che motivano la scelta di modificare, mitigare o omettere alcuni contenuti ‒ dialoghi, pensieri e immagini ‒ nel passaggio ad un’altra lingua e dunque ad un altro contesto socioculturale, nella consapevolezza che la traduzione non è mai innocente o neutrale.

Proprio a partire da questa considerazione, risulta interessante approfondire dal punto di vista linguistico-culturale e retorico-narrativo il tema trasversale della censura e di come essa influenzi la diffusione e la fruizione di un prodotto culturale controcorrente che, come il fumetto satirico, è capace di mettere in crisi i cliché e sfidare direttamente le ideologie dominanti. Coinvolgendo direttamente fumettisti, editori e traduttori, il mio percorso di ricerca mira a produrre uno studio che indaghi e valorizzi il ruolo chiave e il potenziale sovversivo del fumetto come piattaforma mediale meritevole, oggi più che mai, di un’indagine approfondita e di un pieno riconoscimento a livello accademico.