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Internazionale

UNA NUOVA PROSPETTIVA NELLA TEORIA DEI CONTRATTI

A UniTrento un incontro sul premio Nobel per l’Economia 2016 assegnato a Oliver Hart e a Bengt Holmström

1 febbraio 2017
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di Eleonora Broccardo
Ricercatrice presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento.

Il premio Nobel 2016 all’Economia è stato assegnato all’anglo-americano Oliver Hart (Harvard) e al finlandese Bengt Hölmstrom (Massachusetts Institute of Technology) per il loro contributo alla teoria dei contratti, filone dell’economia che studia, in estrema sintesi, come definire nel contratto i corretti incentivi alle parti affinché la loro relazione duri proficua nel tempo. Gli studi di Hart e Hölmstrom hanno avuto un profondo impatto in molteplici discipline, oltre all’economia, quali la finanza aziendale, le scienze politiche e il diritto. La maggior parte delle transazioni economiche è regolata dai contratti. Si pensi al contratto di fornitura tra imprese, al contratto di affitto o di assicurazione. Tipicamente gli interessi dei contraenti sono divergenti: un contratto ben scritto è lo strumento con cui tale conflitto può essere mitigato.

Il principale interesse di ricerca di Hölmstrom è la relazione tra datore di lavoro e dipendente, manager o impiegato. Come può l’azionista remunerare il manager e assicurarsi che sia incentivato a fare gli interessi della società? Il tema è diventato attuale, nella recente crisi finanziaria, in relazione ai bonus dei manager, concessi da grandi società che mostravano perdite rilevanti. L’azionista non può osservare le azioni del manager e può solo dedurne lo sforzo misurando il risultato del suo lavoro, approssimato ad esempio dall’utile societario. Tuttavia il manager non gradisce essere pagato in base ai risultati ottenuti, se questi non riflettono solo la sua professionalità ma anche l’andamento del mercato: si pensi agli utili di un’azienda petrolifera, che dipendono fortemente dall’oscillazione del prezzo del petrolio. Hölmstrom risolve il problema definendo il principio d’informatività: il contratto ottimale lega la remunerazione alle sole variabili che segnalano correttamente lo sforzo del manager. Tornando all’esempio, il manager dovrà essere compensato confrontando l’utile della società con quello medio dell’industria petrolifera. Hölmstrom ha evidenziato la complessità della remunerazione di chi svolge più compiti, diversamente misurabili: esiste il rischio, infatti, che il dipendente si focalizzi troppo sul compito di più facile misurazione. 

Oliver Hart rimane affascinato da un altro aspetto dei contratti: la loro natura intrinsecamente incompleta. È esperienza comune riscontrare l’impossibilità di inserire nel contratto tutte le clausole in grado di disciplinare tutti i possibili eventi futuri. Tipicamente l’elemento rispetto al quale i contratti sono incompleti attiene alla definizione di qualità del bene oggetto della transazione. Osservando le imprese, la domanda cui Hart, assieme a Grossman, vuole rispondere è la seguente: perché un’impresa decide di condurre affari con un’altra impresa stipulando contratti, sempre incompleti, anziché comprandosi direttamente l’impresa fornitrice? Hart e Grossman rispondono introducendo la nozione di diritti residuali di controllo: il diritto di decidere in merito a situazioni sulle quali il contratto è silente. Si consideri un contratto di fornitura tra una miniera di carbone e una società elettrica, situata vicino alla miniera. Si immagini che, dopo qualche anno dalla stipula del contratto, la società elettrica abbia bisogno di un diverso tipo di carbone, la cui qualità non è specificata nel contratto. Come si comporteranno le parti? Possono rinegoziare il contratto e la società elettrica dovrà presumibilmente pagare molto per avere il carbone desiderato. Il proprietario della miniera, che ha il diritto residuale di controllo e può decidere come utilizzare il giacimento, potrà infatti assumere comportamenti opportunistici: non estrarre carbone diverso o farsi pagare molto di più per farlo. Se invece, anticipando tale opportunismo, la società elettrica decidesse di acquisire la miniera, prima di stabilirsi vicino, la situazione sarebbe molto diversa: chi gestisce la miniera è ora un manager-dipendente. Se, per qualsiasi ragione, egli non volesse estrarre un carbone diverso avrebbe una posizione debole: potrebbe infatti essere sostituito da un altro manager. Il beneficio della fusione tra imprese consiste quindi nell’eliminazione dei comportamenti opportunistici dell’impresa fornitrice. La nozione di diritti residuali di controllo è stata applicata per studiare diverse questioni, dal capire se un servizio può essere meglio fornito dal pubblico o dal privato, allo spiegare perché il debito è la scelta migliore per finanziare un investimento. Hart e Hölmstrom hanno aperto una nuova prospettiva nella teoria dei contratti: i loro modelli si sono rivelati strumenti talmente potenti da essere oggi utilizzati, quasi universalmente, per risolvere il problema degli incentivi tra le parti implicate in qualsiasi contratto.

All’evento, che si è svolto il 18 gennaio presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, è intervenuto in videoconferenza il premio Nobel Oliver Hart rispondendo alle numerose domande di studenti e docenti tra il pubblico. Eleonora Broccardo, che ha introdotto e moderato l'incontro, nel 2013 è stata invitata dal professor Hart a svolgere un periodo di ricerca e attualmente sta collaborando ad un progetto sui modelli di gestione dei crediti bancari deteriorati.