Immagine tratta dal sito del progetto CoPinG

Eventi

Genitori su terreni incerti

In partenza il progetto CoPinG, che vuole fornire nuovi strumenti di sostegno alle famiglie di oggi

19 marzo 2020
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di Daniela Costantini
Lavora presso l’Ufficio Web, social media e produzione video dell’Università di Trento.

Il seminario "Mamme e papà in conflitto. Costruzioni di genitorialità su terreni incerti", presentato il 14 febbraio scorso da Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa - Studio APS analisi psicosociologica, è stato l'evento di apertura del progetto di ricerca interuniversitario CoPinG e ha avuto come obiettivo l’offerta di spunti di riflessione circa le possibili rappresentazioni di genitorialità nei contesti di alta conflittualità

CoPinG (Constructions of Parenting on insecure Grounds) è un progetto di ricerca che intende confrontare la visione dei genitori, le loro idee sulla cura ed educazione e la loro reazione alle ideologie dominanti, con il discorso sulla genitorialità che emerge dalle politiche sulla famiglia e nelle rappresentazioni di assistenti sociali, chiamate a intervenire in questo ambito.

Quali sono i contesti della ricerca: migrazione forzata, alta conflittualità, genitorialità LGBTQ e povertà.

CoPinG vuole dare voce ai soggetti (genitori e operatori), proponendo delle strategie naturali per fronteggiare situazioni critiche e di difficoltà, attivando al contempo percorsi di riflessione. Si tratta di un ambito di ricerca sociale che studia problemi reali della convivenza quotidiana, per cercare di risolverli, anche penetrando negli ambiti sanitari e giuridici, proprio attraverso la conoscenza delle situazioni difficili.

I cambiamenti che sono sempre avvenuti nella società oggi stanno subendo un’accelerazione consistente, sono epocali e scuotono dei modelli di comportamento e di relazione a causa di transizioni repentine e non previste, che vengono perciò malgovernate. Il risultato è che si mettono in atto letture semplificate e non risolutive delle situazioni, rifugiandosi sempre più spesso in ideologie del passato, che appaiono più rassicuranti, ma che sono inefficaci, perché non aderenti alla realtà e rischiano di diventare pericolose.

 “La ‘genitorialità intensiva’, un termine coniato dalla sociologa Sharon Huys, che descrive uno stile genitoriale sempre più centrato sul bambino, affidato agli esperti, emotivamente assorbente, finanziariamente costoso – spiega Silvia Fargion, coordinatrice nazionale del progetto – è fortemente radicata nella cultura delle classi medie.
La ricerca ha però spesso ignorato la prospettiva dei genitori, in particolare in relazione a situazioni di vulnerabilità e/o di sfida. Con il nostro progetto vogliamo aiutare i genitori attraverso gli/le assistenti sociali a superare il senso di inadeguatezza e a trovare soluzioni originali e personali ai propri problemi di conflittualità”.
Mentre si alza l’asticella degli standard educativi non aumentano i supporti per i genitori che lavorano, come i congedi parentali, i sussidi, gli orari flessibili, mentre si riducono anche le reti informali di aiuto. La conseguenza è che i genitori, in particolare le madri, sono stressati, esausti e pieni di sensi di colpa. Tutto questo va a peggiorare esponenzialmente le situazioni famigliari difficili o critiche.

Sembra più che mai attuale il vecchio proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”: oggi è necessario riuscire a trovare nella società figure altre in grado di interagire con nuclei famigliari sempre più nuclearizzati, precari e fluidi, messi alla prova in un contesto sociale instabile, mettendo in atto processi di corresponsabilizzazione e di affiancamento ai genitori.
Grazie a una strategia di ricerca qualitativa e partecipata, il progetto mira a coinvolgere come consulenti soggetti e associazioni rilevanti rispetto al tema. I dati saranno raccolti attraverso interviste narrative a circa 200 genitori e a 50 assistenti sociali coinvolti negli interventi con le famiglie. Le prime rilevazioni sono state già condotte tramite uno studio pilota in Alto Adige e hanno fatto emergere indicazioni interessanti.

Il progetto di ricerca CoPInG, coordinato dall’Università di Trento, ha preso il via venerdì 14 febbraio presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale con il seminario “Mamme e papà in conflitto. Costruzioni di genitorialità su terreni incerti”. Una collaborazione interdisciplinare e interateneo fra UniTrento (per i temi legati all’alta conflittualità) e i gruppi di ricerca delle università di Bolzano (genitorialità LGBTQ), della Calabria (migrazioni forzate) e di Trieste (povertà), con il sostegno del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali e della Fondazione nazionale assistenti sociali. Coordinatrice nazionale del progetto: Silvia Fargion, professoressa ordinaria del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell'Università di Trento.