Joan Anim-Addo. Foto di Roberto Bernardinatti, archivio Università di Trento

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LA CAPACITÀ DI SOPRAVVIVENZA DEL POPOLO AFRO-CARAIBICO

Il ciclo “Letteratura, generi, affetti” ospita Joan Anim-Addo della Goldsmiths-University of London. Prossimo appuntamento 26 aprile

8 aprile 2016
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di Giovanna Covi e Lisa Marchi
Rispettivamente, professoressa aggregata e docente a contratto presso Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

Joan Anim-Addo della Goldsmiths-University of London è stata ospite dell’Ateneo inaugurando un ciclo di incontri mirati a gettare un ponte immaginario tra schiavitù atlantica e tratta mediterranea alla ricerca di strumenti culturali per una sempre maggiore condivisione della cittadinanza e l’espressione estetica dei diritti umani.

Anim-Addo ha illustrato il suo lavoro di ricerca storica e di scrittura creativa per la realizzazione del libretto d’opera musicale Imoinda, una neo-narrazione della schiavitù, mostrando alcuni brevi estratti video delle performance di Imoinda realizzate negli USA a Rochester (SOTA-State University of New York) e al Covent Garden di Londra.

La discussione si è concentrata sulla creolizzazione come espressione culturale impura, relazionale e sincretica, che testimonia della barbarie della schiavitù ma anche di pratiche di resistenza e di rinascita sia individuali che collettive. Non a caso, Imoinda riscrive prototipo del romanzo inglese Oroonoko (1688) di Aphra Behn con lo scopo di liberare la narrazione della storia coloniale dai paradigmi classisti, razzisti e sessisti che l’hanno impregnata e di valorizzare il carattere collettivo della capacità di resistenza e sopravvivenza del popolo afro-caraibico

Imoinda, pubblicata per la prima volta nel 2003 dall’Università di Trento; viene ristampata a Londra (2008) e adattata alla scena; alla prima all’Oval Theatre di Londra ne seguono due negli USA, e quindi la più recente dell’autunno 2014, al Covent Garden con una corale della compositrice cubana Odaline de la Martinez. L’uso dell’opera musicale europea per esprimere la resistenza afro-caraibica alla schiavitù coloniale è certamente una pratica artistica creolizzante, così come sono diasporiche le diverse performance sviluppate negli USA e nel UK. Imoinda esprime commistioni culturali, linguistiche, musicali, razziali con variazioni e trasformazioni capaci di rendere con potenza la complessa ricchezza dei Caraibi, con percussioni che interpellano anche emotivamente il pubblico. Di questa potenzialità dell’opera si discute ampiamente nel numero speciale della rivista online Synthesis dal titolo Perspectives from the Radical Other (2015).

Anim-Addo sottolinea quanto siano importanti i suoni dell’Africa che incontra e si scontra con il Nuovo Mondo e l’Europa in questa narrazione diasporica e creolizzata, scritta dalla propria posizione diasporica, di autrice caraibica a Londra. Dichiara, “scrivere della schiavitù è uno spazio che mi è diventato culturalmente familiare, ma anche un luogo che mi getta nello sconforto e nel dolore.” Sottolinea, “la scrittura di Imoinda nasce dalla mia necessità di esprimere dolore ma anche resilienza, della mia gente e mia personale, tanto che l’affetto al centro di Imoinda è la speranza di nuova vita, persino in schiavitù, persino nell’atto di partorire la figlia dello stupro subito da parte del padrone schiavista.” E mette in risalto, “la riflessione su schiavitù, resistenza, estetica e narrazione dell’indicibile si è intrecciata necessariamente con considerazioni sugli attraversamenti nel Mediterraneo, alla ricerca necessaria di speranza anche per l’oggi.” Il folto pubblico ha bene inteso l’intenzione di ricercare nella letteratura un legame empatico tra storia ed estetica capace di nutrire speranza per un futuro meno violento.

Il ciclo di nove incontri, da febbraio a maggio, Letteratura, generi, affetti: per una cittadinanza condivisa (Percorso formativo - Piano strategico di Ateneo) si è aperto con la lezione su Imoinda di Joan Anim-Addo, direttrice del Centro di Studi Caraibici e Diasporici della Goldsmiths-University of London. I successivi appuntamenti hanno visto: Lisa Marchi (narrazione) e Stefania Neonato (pianoforte) che hanno raccontato della meravigliosa resistenza di Sherazade; Kaha Mohamed Aden, Pina Mandolfo e Paola Zaccaria con i loro documentari hanno narrato la resilienza delle donne che oggi attraversano il Mediterraneo; Clotilde Barbarulli e Fernanda Ferraresso hanno narrato l’una gli incontri con le storie delle migranti, l’altra le emozioni di chi assiste a questa catastrofe. I prossimi cinque appuntamenti, in programma dal 26 aprile al 24 maggio, approfondiranno il tema di come affrontare artisticamente questioni politiche. Il ciclo è stato promosso dal Centro Studi Interdisciplinari di Genere e dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento e organizzato in collaborazione con il gruppo di Trento della Società Italiana delle Letterate. Prossimo appuntamento il 26 aprile con Giorgio Mariani sul tema "Peacefighting in American Literature".