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Formazione

LA CREATIVITÀ È INNATA O SI PUÒ ALLENARE?

Le basi neurocognitive del processo creativo e le pratiche per il suo potenziamento

26 marzo 2018
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di Nicola De Pisapia
Ricercatore del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento.

La creatività è una capacità innata o dipende dall’educazione? Conosciamo i meccanismi cerebrali che portano al pensiero creativo? Esistono solo poche persone veramente creative (artisti, scienziati e inventori), oppure siamo tutti creativi? È possibile aumentare il proprio livello di creatività? 

Queste sono alcune delle domande fondamentali che le persone si chiedono sulla creatività, e che chiedono a noi che ci occupiamo di studiare i processi di pensiero osservando le strutture e il funzionamento del cervello umano. E più che mai queste risposte sono necessarie in tanti ambiti sociali in cui la creatività sembra essere in crisi, come l’ambito scolastico. Numerosi studi psicologici mostrano come nelle scuole difficilmente vi sia una ricettività a insegnare le capacità creative. Per contro, altri studi mostrano come l’uso – o meglio l’abuso – che si fa di tecnologie mobili (cellulari, tablet, ecc.) può diminuire le capacità creative.

A livello di superficie il pensiero creativo è quella modalità di funzionamento mentale in cui si generano cose nuove, buone, belle o significative. Qualche decennio fa, la neurologia sosteneva l'ipotesi che la funzione creativa si basasse sull'attività dell'emisfero destro, ma progressivamente questa visione è stata molto criticata e interpretata più come un mito che una valida ipotesi.

La ricerca più recente – una parte svolta anche da noi nei laboratori dell’Università di Trento - comincia a mostrare come il pensiero creativo abbia elementi in comune con due tipi fondamentali di pensiero umano, e cioè quello generativo e quello selettivo. Il primo è il pensiero spontaneo, conosciuto anche come il vagabondare della mente, in cui i pensieri, le emozioni, le immagini e i suoni si combinano velocemente nella mente, in un continuo flusso di elaborazione interna. Questo modo di pensare è simile a ciò che gli psicologi chiamano “pensiero divergente”, che è il libero flusso e mescolarsi di idee in assenza di specifici obiettivi. Questo modo di pensare si rivela necessario per la produzione di idee, ma da solo non basta.

Dall’altra parte, la selezione e valutazione di idee appare invece vicina a ciò che gli psicologi chiamano “pensiero convergente”, in cui ci si focalizza per produrre un'unica soluzione ad un problema specifico in una cornice determinata, in cui vi sono prerequisiti e regole da seguire. Una selezione e valutazione di idee nel processo creativo verifica se le nuove combinazioni possono essere eseguite o meno, a che costo, se risolvono un problema, affrontano la questione o esprimono cos'era inteso.

Questi due processi di pensiero sembrano essere i due pilastri su cui si poggia la creatività. Come fa il cervello ad attuare questi due modi di pensare? I principali attori sembrano essere la rete default mode per la generazione di idee (pensiero divergente), e la rete esecutiva/di attenzione per la selezione delle idee generate (pensiero convergente). Il lavoro combinato di queste due reti cerebrali genererebbe il pensiero creativo, in ambiti e discipline anche molto diverse tra loro. 

Siamo solo agli inizi della comprensione di questa fondamentale capacità umana. Tante le domande ancora aperte, come ad esempio fino a che punto sia possibile allenare le capacità creative. Sappiamo oggi che il cervello è plastico, e si adatta a seconda di ciò che si fa. Molti studi mostrano che frequentare il pensiero creativo ne aumenta l’occorrenza. E vale anche il contrario: se non usiamo le nostre capacità creative, queste col tempo è come se si atrofizzassero, facendoci ripiegare in modalità sempre più routinarie e mosse dall’abitudine. Auguriamoci che lo studio e l’insegnamento della creatività si intensifichi sempre più, aprendo nuove strade e inesplorate possibilità di sviluppo per le persone.

Il 16 e il 23 marzo (ultimo appuntamento il 6 aprile) Nicola De Pisapia ha tenuto il seminario “Creatività. Le basi neuro-cognitive del processo creativo e le pratiche per il suo potenziamento” nell’ambito del ciclo di incontri di aggiornamento per insegnanti “Lo studio della mente e l'arte dell'insegnare”. L’iniziativa è organizzata daI Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, in collaborazione con i Dipartimenti di Economia e Management, di Fisica, di Ingegneria e Scienze dell'Informazione, di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica e di Lettere e Filosofia, e con il coordinamento dell'organismo di raccordo di Ateneo per la formazione degli insegnanti e i rapporti con la scuola (FIRS). I percorsi tenuti da docenti accademici, ricercatori ed esperti del mondo della scuola, trattano argomenti significativi del fare scuola oggi.