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Innovazione

Mindfulness: la consapevolezza del sé

Tecniche per migliorare la concentrazione e la gestione dello stress adottate anche dalle aziende

13 febbraio 2019
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di Nicola De Pisapia
Ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell'Università di Trento

Di recente in ambito aziendale e delle risorse umane si parla molto di pratiche di “mindfulness”. Se ne parla tanto anche in altri ambiti, come quello psicoterapeutico, educativo e del benessere, ma quello aziendale è particolarmente ricettivo. A cosa si fa riferimento con questa pratica, e ci sono seri riscontri scientifici dei suoi effetti?

In psicologia una persona viene definita “mindful” se ha una certa propensione a vivere nel momento presente, senza lasciarsi trascinare troppo rapidamente da preoccupazioni e ansie per il futuro, o  ripensare troppo al passato. L’attitudine ad essere mindful può essere allenata, attraverso il continuo esercizio pratico, e un allenamento dell’attenzione a qualsiasi cosa emerga nel campo della propria esperienza, cercando di mantenere un atteggiamento di pura osservazione senza critica negativa, semplicemente rimanendo consapevole di quello che c’è.

A partire dall’inizio del duemila, la ricerca scientifica sulla mindfulness è esplosa, con un numero di pubblicazioni in progressione esponenziale. La stessa Università di Trento, e in particolare il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive (DipSCo), sta sviluppando una crescente attenzione di ricerca per questo tipo di protocolli. Oltre ad alcuni studi già pubblicati, diversi sono i progetti sperimentali in atto in Trentino in contesti educativi e aziendali, e sul tema quest’anno è stata anche attivata una borsa tematica di dottorato in collaborazione tra il DipSCo e la Fondazione Bruno Kessler (FBK).

La ricerca conferma che, anche con protocolli di sole poche settimane, il praticante di mindfulness può attendersi un miglioramento dell’umore, un aumento della capacità di concentrazione e una riduzione dello stress. Nel lungo termine per i praticanti più esperti, le pratiche mindfulness migliorano la capacità di regolare le emozioni negative, e conducono nel corso degli anni di pratica a un progressivo distacco dall’identificazione dell’individuo con un senso statico e unitario del sé, per aprirsi invece a una personalità più accettante, osservatrice e analitica dei suoi contenuti mentali.

La mindfulness si diffonde particolarmente nel mondo delle imprese, dove l’interesse è motivato dal lato organizzativo principalmente dall’obiettivo di rendere più produttivi chi ci lavora, facendoli stare meglio (a livello dirigenziale e non). Fattori contestuali che promuovono questa diffusione sono le condizioni lavorative globali sempre più incerte e stressanti, viste anche le pressanti richieste di competenze sempre aggiornate, in modalità multitasking, e  l’interazione con tecnologie che spesso non favoriscono la capacità di focalizzazione.

Un aspetto profondamente innovativo di queste pratiche per il benessere nel contesto della modernità occidentale è che esse principalmente riguardano una pratica mentale confinata nello spazio della soggettività, che può fare a meno di ciò che c’è nel mondo esterno. Si tratta dunque di tecniche applicative interne, e rivolte dal sé al sé. Vere e proprie “tecnologie del sé”, per dirla con l’acuto esploratore della storia del pensiero antico e moderno Michel Foucault, che usava questa espressione per riferirsi alle metodologie di filosofia pratica di epoca greco-romana antica, come ad esempio quelle dello Stoicismo.

Certo le opportunità di mercato aperte da questo rinnovato interesse non sono poche. Al di là di libri e riviste specializzate, oppure di circuiti che forniscono certificazioni per istruttori, corsi e ritiri, ebbene lo sviluppo è molto intenso anche in tutto il mondo delle tecnologie nel senso più tradizionale, con applicazioni software, sensori psicofisiologici che misurano livelli di stress, o addirittura occhiali dotati di elettrodi che monitorano l’attività elettrica cerebrale durante la pratica.

Resta ancora aperto un grande interrogativo nella ricerca. Se da un lato, a livello individuale gli effetti positivi dei protocolli sono sempre più evidenti, resta ancora tutto da verificare l’effetto globale sull’organizzazione del lavoro. Le premesse sono certamente positive: se gli individui che praticano stanno meglio, è ragionevole attendersi che anche il lavoro di gruppo ne possa giovare. Ma con le dinamiche sociali non è facile fare previsioni, e il totale spesso non è dato dalla somma delle parti, ma dipende fortemente dal contesto più ampio. Un’azienda che proponga programmi di mindfulness per i suoi impiegati e che poi, al di fuori di questi gruppi, li tartassi con ritmi lavorativi insostenibili e conflittualità, genererebbe non pochi malumori.

Nel pieno di questa rivoluzione mindfulness, la ricerca scientifica deve farsi carico di portare avanti il processo di scoperta, al di sopra della volontà diffusa di trovare il metodo di eccellenza per abbattere ansia e stress, testandone in piena libertà l’efficacia con design sperimentali adeguati e mettendo al vaglio l’utilizzo di tecnologie del sé, digitali e non, a supporto della pratica.


Mindfulness: self-awareness
Techniques for improving concentration and managing stress also applied in business organizations

Recently the practice of “mindfulness” has been talked about a lot in a the context of business and human resources. It is in vogue in other environments as well, such as in psychotherapy, education and healthy living, however the business environment is particularly receptive. What does this discipline entail and is there any serious scientific acknowledgement of its effects?

In psychology a person is defined as being “mindful” if they have a certain inclination to live in the present moment, without letting themselves being quickly overwhelmed by worry or anxiety for the future, or dwelling too much on the past. Someone can be trained to have a mindful attitude, through continuous practical exercises, and tuning the mind into their own experiences, by trying to maintain an attitude of pure observation without negative criticism, simply remaining aware of what’s around us.

Since the beginning of the year two thousand, scientific research on mindfulness has escalated, with an exponential increase in the number of articles published.The Department of Psychology and Cognitive Sciences (DipSCo), part of the University of Trento, is expanding its research interests to focus on this practice. In addition to some studies already published, there are various experimental projects underway in Trentino in the field of education and business, and this year a PhD thematic scholarship has been launched in collaboration with DipSCo and the Bruno Kessler Foundation (FBK).

The research confirms that, even after just a few weeks of documented interventions, the practitioner of mindfulness can expect an improvement in mood, in the capacity to concentrate and a reduction in stress-levels. In the long-term, more expert practitioners can see that mindfulness practice will improve their ability to control negative emotions, and after years of practice, will lead to a progressive detachment from the identification of the individual with its static and single sense of self, going on to open up to  more accepting behaviour, more observant and analytic of one’s own mental state.

Mindfulness has become more widespread in the world of business in particular, where the main drive, from the company’s point of view, is the objective of making the workers more productive, by making them feel better about themselves (at a managerial and non-managerial level). Background factors that encourage this popularity are the ever more insecure and stressful global working conditions, considering the vital need to constantly update skills, multitask and interact with technology which often diminish the ability to focus. 

One profoundly innovative aspect of these practices for well-being in the context of western modernity is that it principally regards a mental discipline, a subjective experience, that can do without what the outside world has to offer. These practices are therefore internal applicative techniques, and centred by the self on the self. Real “technologies of the self”, to coin the words of the keen explorer of the history of modern thought Michel Foucault, who used this expression to refer to the philosophical practice of the antique Greek-Roman period, as for example the technologies of stoicism.

Of course, the market opportunities opened by this renewed interest are not limited. Beyond the books and specialist magazines, beyond the establishments that provide certificates for instructors, courses and retreats, development is very intense even throughout the world of technology in the more traditional sense, with software applications, psychophysiological sensors that measure stress levels, or even glasses fitted with electrodes that monitor electrical brain activity while mindfulness is being practiced.

A big question regarding research still remains open. If at an individual level, on one hand, the positive effects of this practice continue to be evident, the global effect  on firms and companies still has to be thoroughly evaluated. The background picture is certainly positive: if the individuals that practice it feel better for it, it is reasonable to expect that a group of workers would feel the benefit too. However, the results are not easy to forecast with the inclusion of  social dynamics, and often the total is not a sum of its parts, but totally  depends on a wider context. A firm who offers mindfulness programmes to its employees and then, outside these groups, gives them unsustainable work rhythms and a conflictual situation, would generate a considerable amount of discontent.  

In the middle of this mindfulness revolution, scientific research must take on the burden of pushing forward the process of discovery, putting it above the popular desire to find the  method “per excellence”to relieve anxiety and stress, not only evaluating its effectiveness in complete freedom with appropriate experimental designs but also assessing  the use of technologies of the self, digital and non-digital, to back up the practice.