Paolo Collini, Paola Venuti e Paolo Macchi. Foto archivio Università di Trento

Vita universitaria

NEURODIVERSITÀ ALL’UNIVERSITÀ DI TRENTO

Il nuovo servizio per il supporto alla vita universitaria, relazionale e sociale delle persone con neurodiversità

3 maggio 2018
Versione stampabile
di Carolina Coco ed Ezio Elasdi
Psicologi e psicoterapeuti presso ODFLab, Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione e assistenti alla ricerca del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento.

Da qualche anno presso l’Università di Trento si è registrato un aumento di studenti con neurodiversità, una condizione di quanti sperimentano un modo differente di elaborare stimoli e informazioni, strategie diverse di apprendimento e un modo peculiare di vivere emozioni, affetti e relazioni. La presenza di questi studenti - che richiedono conoscenze e modalità di approccio specifiche - rende necessario attivare delle misure che facilitino il processo di inclusione nel contesto universitario: conoscenza delle varie forme della neurodiversità e della difficoltà che comporta nelle relazioni e nello studio, conoscenza delle strategie che si possono utilizzare; sensibilizzazione nei confronti di tematiche, che per la loro complessità, devono essere affrontate con modalità e strumenti adeguati.

Nato dalle esperienze e dalle idee del gruppo di consulenza psicologica universitaria di Trento e dell’ODFlab diretto da Paola Venuti, il progetto NEURODIVERSITÀ@università ribadisce la convinzione che l’inclusione riguardi la scuola a tutti i livelli, università compresa e si propone di favorire l’inclusione di quegli studenti che, per una forma di intelligenza atipica, rischiano più di altri di abbandonare il proprio percorso di studi. Il progetto è rivolto specificamente a studenti con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, ragazzi e ragazze, etichettati dagli altri spesso come “intelligenti ma strani”, che si integrano con difficoltà nella vita dei gruppi, rischiando l’isolamento, con ricadute importanti sul tono dell’umore e la motivazione a continuare a studiare.

Da quando il disturbo dello spettro autistico è stato chiarito nella sua eziologia, è stata identificata una forma “ad alto funzionamento”: questi soggetti hanno spesso capacità cognitive molto buone, anche al di sopra della media, ma con un profilo cognitivo non omogeneo per cui si possono avere buone competenze logico matematiche e molto scarse competenze comunicative e sociali; o ancora, questi soggetti possono avere una forma di intelligenza che permette loro di lavorare molto bene con ciò che proviene dall’ambito verbale, dal vocabolario, dal modo di parlare, dalla comprensione linguistica del testo, ma poi tante difficoltà nel ragionamento logico matematico.

Gli aspetti percettivi e una sensorialità atipica possono rendere difficile l’adattamento al contesto ambientale, ad esempio ad un’aula piena e rumorosa; le difficoltà nella gestione e nella regolazione delle emozioni rende arduo contenere l’ansia nelle occasioni d’esame o nel tentativo di approcciarsi ai compagni di corso; un modo peculiare di esprimersi e comunicare, accompagnato da un’espressività ridotta, complica molto la vita relazionale. Queste sono alcune delle specificità che rendono gli studenti con neurodiversità più vulnerabili e più esposti a momenti di crisi e di frustrazione che espongono al rischio di un abbandono dell’università, ad una condizione di ritiro dai contesti sociali con conseguenti stati depressivi.

L’idea del progetto NEURODIVERSITÀ@università, e del nuovo servizio che sarà da oggi attivo, fortemente sostenuto dal delegato per il supporto all’inclusione e disabilità, professor Paolo Macchi, è quella di riuscire a coinvolgere questi studenti in attività che aiutino a rinforzare i propri punti deboli e a gestire con supporto esperto il loro percorso di studio. Le attività che verranno proposte sono infatti volte a potenziare il metodo e la capacità di organizzarsi nelle attività di studio, a sviluppare – attraverso specifico percorso – le competenze comunicative e relazionali così come ad apprendere tecniche per la gestione dell’ansia. Pertanto, verranno organizzate attività modulari che si svolgeranno in piccoli gruppi guidati da persone esperte nell’ambito delle tecniche espressive e comunicative, delle strategie di studio e apprendimento, e della gestione dell’ansia.

Il nuovo servizio svolgerà un’attività di informazione e sensibilizzazione dei docenti e potrà essere uno spazio di riferimento anche per i genitori, spesso in difficoltà nel comprendere i comportamenti dei figli, e quindi lavorare con loro per trovare il modo più adatto per aiutarli nel percorso di crescita, verso una maggior capacità di vita autonoma. Lavorando in una prospettiva di inclusione sempre più attenta, la convinzione di fondo è che la disabilità sia una relazione tra un soggetto e un ambiente, e che rendendo l’università un luogo più flessibile e accogliente riusciremo a comprendere tra i futuri laureati altre intelligenze originali e preziose, capaci di dare alla società un contributo significativo proprio per il valore aggiunto della neurodiversità. 

L’11 aprile 2018 si è tenuta presso l’Università di Trento la presentazione del progetto “Neurodiversità università”. Hanno introdotto i lavori Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento e Paolo Macchi, delegato di Ateneo per il supporto alla disabilità. Il progetto è stato presentato dalla dottoressa Carolina Coco e dal dottor Ezio Elasdi. La tavola rotonda è stata presieduta dalla professoressa Paola Venuti, direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento e responsabile di ODFLab. Sono intervenuti Nicola Chiodi e Giuseppe Cacace, presidente dell’Associazione Not Equal che coordina l’Asperger Film Festival.