©Foto: Antikensammlung der Staatlichen Museen zu Berlin - Preußischer Kulturbesitz

Formazione

ALLA RICERCA DEI SUONI PERDUTI DELL’ANTICHITÀ

L’Università di Trento ospita la “Second International Moisa Summer School in Ancient Greek Music”

10 luglio 2015
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di Tosca Lynch
Post-doc presso Institute for the Study of Ancient Culture, Austrian Academy of Sciences e membro del laboratorio dipartimentale Dionysos dell’Università di Trento

Fin dalla prima riga del poema fondante della cultura greca, l’Iliade, la musica occupa un ruolo di primissimo piano: ‘L’ira cantami, o dea’, dice Omero. E il potere cruciale della musica sull’anima, non solo umana ma anche divina, è mostrato da molti degli eventi che susseguono nel poema: da un lato è di nuovo grazie al canto che l’ira di Apollo si placa, tramite il piacere dell’ascolto; dall’altro, Achille si dedica alla musica non solo per ‘digerire’ la sua rabbia contro Agamennone ma anche per mantenere il suo spirito ‘teso’ e pronto a riunirsi alla battaglia.

Fin dall’Iliade, quindi, appare chiaro come la musica per i Greci avesse un effetto psicologico decisivo ma multiforme, con risultati potenzialmente opposti: se certamente aiuta ad addolcire gli effetti delle passioni più brucianti, la musica è anche in grado di suscitare emozioni altrettanto estreme, come i culti dionisiaci e rituali orgiastici ci raccontano; questo doppio volto, dunque, apre una forte domanda di senso: come agisce la musica sull’anima e che ruolo svolge nella vita umana?

Questo scenario culturale diventa ancora più complesso e affascinante se aggiungiamo un secondo fondamentale elemento a questa scena: la multimedialità del concetto greco di mousiké. In quanto ‘arte delle Muse’, infatti, la mousiké greca abbraccia un ambito molto ampio di espressioni artistiche, che va al di là della musica in senso stretto e comprende ad un tempo diversi linguaggi artistici; poesia, danza, dramma e musica si incontrano e si mescolano, dando vita a una vasta gamma di espressioni artistiche che permeavano la vita dei Greci, a partire da piccole performances private fino ad arrivare a complesse produzioni multimediali, come le tragedie e commedie. Con il loro intreccio di recitazione, canto corale e solistico, i drammi antichi assomigliavano molto più alle opere moderne, o allo Singspiel, che non al nostro teatro drammatico. E proprio la musica e lo stile del canto giocavano un ruolo cruciale nella percezione e nel giudizio estetico degli spettatori: per esempio uno dei primi tragediografi ateniesi, Frinico, viene ricordato per la dolcezza delle sue melodie, non per la qualità letteraria dei suoi testi, ed Euripide era spesso bersaglio di severe critiche proprio per le sue innovative scelte musicali, oltre che letterarie e filosofiche.

La Second Moisa Summer School in Ancient Greek Music (29 giugno-3 luglio 2015) ha rappresentato un’opportunità eccezionale per avvicinarsi al complesso fenomeno culturale della mousiké greca attraverso le molte discipline coinvolte in questi studi: dalla letteratura all’archeologia, dalla filosofia alla scienza antica, fino alle discipline più tecniche come la scienza armonica, la ritmica e la notazione musicale antica.

La Scuola è stata promossa dalla Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento in collaborazione con Moisa (The International Society for the Study of Greek and Roman Music and its Cultural Heritage) e con la Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento. Rispondendo a un’esigenza che io stessa ho sentito fortemente nell’avvicinarmi a questi studi, i numerosi partecipanti a questa scuola hanno potuto ascoltare delle introduzioni ragionate ai temi e alle metodologie proprie di ciascuna di queste discipline sotto la guida dei maggiori esperti mondiali nel campo, avendo la possibilità di stabilire un dialogo e porre ogni genere di domanda.

Uno degli elementi centrali per il successo di questa iniziativa è proprio l’enfasi data al momento di scambio tra studenti e docenti: anche in questa seconda edizione, siamo rimasti tutti davvero colpiti dalla quantità di domande, dalla preparazione e dall'entusiasmo dei partecipanti, che ci hanno raggiunto non solo da molte nazioni europee ma anche dagli Stati Uniti (con studenti della Columbia University, della Yale University etc.), dalla Turchia e dalla Cina. Il carattere internazionale dell’evento si riflette anche nella composizione del gruppo docente: oltre a docenti di atenei italiani (come Pavia/Cremona, Bologna e Lecce), che sono riconosciuti esperti internazionali nel campo della musica antica, hanno partecipato studiosi provenienti dalle università di Oxford, Yale, Birmingham, Newcastle, Vienna ed Erlangen.

Come è apparso chiaro dai lavori trentini, solo da un confronto continuo tra elementi tecnici, questioni teoriche e riflessioni psicologiche-letterarie possiamo provare a capire meglio come, per esempio, un cittadino ateniese immaginasse il suo mondo culturale oltre a come suonassero i canti che ascoltava ed eseguiva. In altri termini, la riflessione greca sul linguaggio musicale crea un ponte tra l’elemento di astrazione e quello dell’emozione, dando da un lato una forma estetica, immediatamente percepibile ad elementi teorici, dall’altro svelando quanto i nostri movimenti emotivi rivelino aspetti che vanno ben al di là dell’esperienza individuale. Come ci ricorda Aristotele nella Poetica (1451b), ‘La poesia (che per i Greci era anche musica) è più filosofica e più nobile della storia’ proprio perché ci spinge ad indagare, sia emotivamente che razionalmente, aspetti universali della natura umana.

Per questo linguaggi che a noi possono apparire distanti, come quello della filosofia e della letteratura, devono necessariamente prendersi per mano nello studio della mousiké greca e, con l’aiuto delle discipline più tecniche, possono fornirci una guida nel ricostruire i suoni perduti dell’antica Grecia.